'r rr « « « « 1 11 'i 4 1 i '• * •-•**«"i

*.«A*«*»?AVi Vii ali .ii*jiji «i^

'ìk éy Jtf is^.' ii( j^

*^^^y^^^.>

*;ki",ì:,i

^■^■'^ir

3

:»■ i»- *_#

^ l-i

" liùk U^ ÉttÀ ' "

r r I i I I t f r r r r

f ( r r f^

1 I i

! » 1

JV

roMl'OXK) A URICO

ll'otogiafia del nia>rli. 0. ile Montemayor, daffli Kloput del Oiovio, P.asilea, 1577, p. 90).

13A

rv '

pfPKRCOI'O

POMPaXK) GAlJiKO

l MA M?<TA X APOLirr AXO

CON APPENDICE CONTENENTE

NOTIZIE BIOGRAFICHE E BIBLIOGRAFICHE DI I ICA GAIRICO

IN INNO GRECO D! POMPONIO

DOCI'iVENTI INEDITI ECC.

N A IM » I- I l'R Ksso Midi )■ I i; n i; (•

l 8 9 1

r r r r f f r.c e f ij^i «.«.•.«.«^> ••

■•/-'

i'**?.

Wi-xvy.

POMPONIO GIURI

\^\J

Hm fL

T:iirH>

-.Ih

- ' ^ '^r'^CTBfflj' smùmé «se. iK^KagìsE. . . 21t^.

: SspS scraStim maàà mS mpmt Si y^txj P. IkX 1 /-

-'% ERitpiù wirà lùc-irmii. ■mrirrttm imnpimins '

r~ . :i. rc'lrnìfek'u Jlfc. . _ ., . .

MEO» XmiuF, ijfluMrr alBnòss? fl&l i©c XT32, nf-.

G MliS

^Ik.moima i'K[-:miata xkl concorso di Lettere del 181)2. Ivsti-alto (hiL^li Mli (loH'Accadomia di Archeologia, Lettere e Bello .\i-ti.

voli. XVI-XVII.

POMPONIO GÀURICO

UMANISTA NAPOLETANO.

I.

I. Di Pomponio Gàurico, elegiaco latino tra i migliori dei rinasci- mento, autor d'un bell'inno greco e di un classico trattato sulla scul- tura, studiato anch'oggi dagli stranieri, ma poco o affatto noto agl'Ita- liani, nessuno s'è finora occupato di proposito. Dopo i soliti Toj)pi '). Nicodemo ■-) e Ta(uri^), si possono ben citare un elogio, qua e leggiero e fantastico ma contemporaneo, del Giovio (ioiO)-*), e le

') Biblioteca napoletana (Napoli, 1078), pp. 251-55.

-) Addizioni copiose ecc. (Napoli, 1083), p. 213.

3) Istoria degli scrittori nati nel regno di Sap. (Napoli, 1750), III, P. 1, 231-33, P. VI, 102.

^) Elogia veris claroruu\ viroruni imaginibus apposita quac in Mnsaeo Joviano Comi spcctantur. In fine: « Venetiis , apud M. Ti-aniozinum , MDXLVI » : H". M il o-iii?- (ediz. originalo). Dal Giovio deriva l'elogio di P. «Tànrico scritto da Cor- nelio ToLLo , filologo olandese del sec. XMI , neW Appcndi.r ad P. Valrriani de fiterat. infelicitate librurn (Amsterdam, lt)17), p. 21.

>2

biogralìo del Cliioecarelli '), del Moola'-;, del Minieri Riccio^;: rac- colte d' appunti, messi insieme senza critica, e nemmen derivati da un'attenta lettura delle opere, ne da una conoscenza pur super- ficiale della letteratura e della storia dei tempi ^). Neil' introduzio- ne che il professore Enrico Brockhaus mise innanzi alla sua recen- te ristampa del De sculptura, egli si limita ad illustrare solo questo trattato; lasciando da parte e le ricerche biografiche, che ivi si ri- ducono a pochissimi cenni , e lo studio delle altre opere , eh' egli mostra di conoscere soltanto di nome ^).

IL Pomponio Gàurico nei titoli delle sue opere si disse sempre na- poletano ^) ; e napoletano lo chiamaron sempre i contemporanei ;

') Inedita nel cod. XIV. A. 28 ff. 147 r-148u della Nazionale di Nap. : «Ma- noscritto contenente quel che resta da pubblicare dell' opera De lllustribus Scripto- ribus di Bartolomeo Chioccarelli, copiato dall' Originale che conserva 1' 111. Duca della Torre Filomarino ». Appartenne a G. Y. Meola che ne pubblicò il solo I voi. {De ili. scrtjjt. qui in civ. et regno Neapolis, ab orbe condito ad a. usque MDCXXXXVI, fior., Napoli, 1780).

-) Inedita nel ms. XIV. G. 15-16 della Naz. di Nap. : è una miscellanea di carte quasi tutte autografe del Meola.

3) In appendice ùeW Italia reale (1880-83), non compresa nel volumetto: Bio- grafìe degli accademici alfunsini detti 2)oi -pontaniani (s. a. 1.). Le quali cito sempre con Biogr., ma quando mancano al voi. vi aggiungo App. Dello stesso Minieri Riccio una notizia insignificante sul Gàurico a pp. 142 e 399 delle Memo- rie stoì'iche degli scritt. nati nel regno di Xap. (Napoli, 1844).

'') Cfr. anche : Tiraroschi, Storia d. leti. ital. (Milano, Tip. de' Class, ital., 1824), VII, 2036-37, che si riferisce al Giovio ed al Tafuri. Dal Tiraboschi e dal Giovio derivano i cenni sul Gàurico del Nuovo diz. (storico (Napoli, 1793), XII, 143; della Biografia universale (Venezia, 1825), XXIII, 327 ; della Nouoelle Biograjohie gene- rale (Parigi, 1868), XIX, 683 ecc. ecc.

•^) De Sculptara von Pomponius Gauricus mit einleitung und ubersetzung neu lierausgegében von Heinrich Brockhaus (Lipsia, F. A. Brockhaus, 188G). Cito sem- pre da questa.

^) « Pomponii Gaurici Neapolitani » nell' edizione dei Fragmenta dello pseudo Cornelio Gallo (Venezia, 1501), e nel De sculptura (Firenze, 1503); « P. G. neapo-

3

ma veramente egli era salernitano, essendo nato a Oauro, una delle terre o « università » in cui era divisa la contea o stato di Giffbni, nel Principato Citeriore \). Dal villaggio natio derivarono, secondo

lilamini » nella versione deW Ai/ìnwnius (Venezia, 1504). Nel De sciilptura (p. 122) chiama Stazio « conterranei niei poetae ». Quanto par che disdegnasse il « natio borgo » Pomponio, tanto l'amava Luca che si disse quasi sempre « Geophonensis », ed una volta sola: « luphanensis ex regno neapolitano » nell'edizione del Tetra- jjoììùmus del Campano ecc. (Venezia, 1503).

') Vedi: Lorenzo Giustiniani, Dizionaì^in geofjrap co-m gio nato del Regno di Napoli (?sa[ioli, 1802), V, 07 e 47: « Lo stato di Gitoni vedesi situato tra valli e pendio di monti , confinante da oriente collo stato di Monteeorvino , da occidente colla baronìa di Sancipriano , da mezzogiorno colle juanure di S. Maiia a Vico , delle Marche e di Sanpietro, e da settentrione co' particolari e comuni demani che per lungo tratto la circondano; e vi corrono le acque del fiume Vicentino, come da levante quelle del fiume Asa, e da mezzogiorno le altre della Forinola e della Festola ». Verso la fine del secolo XV e la prima metà del XVI, «utile signo- i"e » di quello stato era il marchese di Pescara e poi la principessa di Francavil- la, Costanza d' Avalos. Le altre due terre o « università » che compongono quel- lo stato sono: Giffoni sei casali, e Giffoni vali' e piano. Gaiiro, «la più ragguarde- vole di quelle terre, alle falde pel monte omonimo, piantato ad ulivi, con luoghi macchiosi pel pascolo e sorgenti d'acqua» (Giustiniani), non è da confondersi col celebre monte Gauro, detto Gav.rus o Gauranus Mons da' Romani, catena di mon- tagne vulcaniche, fra Cuma e Napoli, presso Pozzuoli, ove i Sanniti furon vinti dai Romani comandati dal console Valerio Corvo , nel 343 a C. ( Smith , A classical diciionary , Londra, 1850, p. 277 ) , come ha fatto appunto il Brockhaus (p. 2) : « der monte Gauro, an den der Name seiner Familie anklingt, etvras icestlich von Xeapel, bei Pozzuoli ». Pomponio ricorda i « gelidi fontes sub vertice Gaurano » (nell'egloga Thynis et Lycopas) e invoca le Moora». Vo.'jprj/.ig nelT inno greco. Luca nel De Geometria et eius partibus (in Opera, Basilea, 1575, HI, 1721, 172 I), dando la « Tabula longitud. ac latitud. Regionum et Locorum Europae », nomina anche « Geo- \ìhanum » e « Gaurus mons » o « Gaurus » ; nelle Tabulae de primo mobili (Roma, 1557; in Opera, II, 1180) si dice nato a Gifibni : « Ego Lucas Gauricus , natus in urbe lovis antiquissima, quam nunc Geophonum vulgo vocitant » ; e nel De vera nobilitate {Opera, III, 1890) considera Gill'oni come città illustre per aver dato i natali ai Gàurici : « Si homini plurins quam in luce prodiret , daretur libera po- testas eligendi locum in quo nascerefur, neminem adeo excordem , adeo (ut nostri

_ 4 _

un costuine umanistico, egli ed i fratelli quel cognome patrio Veci quale unicamente sono stati conosciuti sinora, probabilmente quan- do si dettero a coltivare gli studii classici; o, più probabilmente, lo

inquiunt) catacem, hoc est fatuum , atque stolidmii existimo , qui non mallet nasci in loco clarissimo, potius quam obscuro, infimo, atque sordido, ut potè in Romulea urbe praeclarissima potius quam Tibure, et Neapoli potius quam Suessae accenna qui malignamente al Nifo ? vel in civitate Geophoni, Gauricorum solo natali, j^o- tius quam in monte Corvino ». Su Giffoni vedi i CommentarJ sull' antico e moderno staio di Gifoni del D.r Vincenzio de Caro (ms. della Società napolet. di Storia patria). Il Toppi, Bill, p. 255, parlando della patria del Gàurico, scrive: « Emen- dasi Paolo Giovio ne gl'Imagini degli Huomini Illustri f. 150 che lo fa nativo di Fano nella Marca d' Ancona come anco Luca suo fratello con gran sbaglio ». Se non che l'errore fu del traduttore degli Elogia {Le iscrittioni di P. Giovio tradot- tz da I. Orio da Ferrara, Firenze, 1552), il quale credette fosse Fano 1' « Argivae lunonis fanum » con cui il Giovio volle rendere il nome latino di Giffoni {Geopha- nmr-.), derivante , secondo alcuni , dall' antico tempio di Giunone Argiva che Stra- BONE {Geog. VI) e Plinio {Nat. Hist. Il, 5) dicon fondato da Giasone, e eh' era dov' ora l'abbadia di S. Maria in Vico.

1) È ovvio ricordare 1' Ambrogini che si disse Politianus da Montepulciano. Il nome Gàurico appartiene alla categoria degli aggettivi patrii (lat. -'k-iw, gr. -v/.óc: Isaurìcus Itali cus ecc.) che danno in italiano uno sdrucciolo. Lo stesso Pomponio adopera rauj/ix'vG nell' inno greco. E cosi sempre Gaivìcus nelle poesie latine dei due fratelli e dei loro amici , e Gàurico in un' ottava di A. Lenio Salentino (Ap- pendice III). E poiché Gàurico grecamente (da ^a-jf-àw 'sono orgoglioso') vale ' superbo ', Pomponio in una elegia, celiando, si vantò di discendere nientemeno da Tarquinio il Superbo! {Libcr elegiarum, Venezia, 152G; xvi, 45-48):

Non potuit reges urbi Porsenna superbos

Quondam Tarquìnios restituisse suos. Jpse tibi illorum tandem stiì-ps ultima Regum

Italiae Regnum restituisse forar.

Cosi avverte il contemporaneo Catosso Trotta nelle Annotationes , di cui piii appresso : « Quia Tarquinius Superbus XIIII. Anno postquam Urbe expulsus fuerat, Cumis moritur ; et Gauricl's graeca interpretatione Superbum significai ; ex ipsa loci, in quo Roinanus Rex exul vixerat, vicinitate, et cognominis sui similitudine.

dòtte loro, beli' e fatto, il padre, Bernardino'), ch'era grammati- co, o, per dirla con un verso di un epigramma contemporaneo di un loro compaesano :

Scriptor, grammaticus, vates, i-hetorque disertus -) ;

e che aveva i)ur dato ai suoi fi<^liuo!i, tranne che al primogenito, dei celebri nomi romani. Però che, secondo una tradizione quasi contem- poranea. Bernardino a|)parteneva alla nobile ed antica famiglia dei

vult videri se ab ipsis Tarquiniis regibiis originem trahere ». Lo stesso scherzo nel primo degli E^Jl/yrammata (in fine del Liber eleg.):

Gaurica quid ridens contemnis nomina, leetor?

Tanquam promittant grandia quaeque tibi, Non ita, nunc nostris discordant nomina factis,

Ipsaque nominibns facta minora meis.

') Al padre dei Gàurici pare che accenni un epigramma di Cosimo Amsio {Poe- mata, Napoli, 1533, f. 25): il suo carattere, in confronto di quello placido di Pom- ponio, è detto rigido, aspro:

Ad Pompomi-m.

Crede mihi, Pomponi, cum patre fìctus eodem

Es limo, at figulus sic variavit opus: Te trullam, illum ollam ut vellet, morosior es tu,

INIulto ille asperior, tu magis, ilio minus.

-') In fino di un libro (Omar, De nativitaiibus et inlerrogationibus etc.) pabbli- cato da Luca in Venezia « idibus novembris 1524 », al f. 00 r si trovano i seguenti versi, importantissimi per la conoscenza della famiglia dei Gàurici, e sfuggiti a tutti •coloro elio s' occuiiarono di essi :

Ad LuCAM GaURICUM VATEM EOREOIUM et rROTIIOXOTARirM APOSTOMCrM

Hermodori salernitani Carmen.

Scriptor, grammaticus, vates, rhctorque dis.'rtus Bcrnardinus crat frenitui", Ccrclia mater

6

Liniiuito, allora o tuttora fiorente in GifFonP\ Oltre che da Luca, il più celebre degli astrologi del cinquecento del quale daremo abbondanti notizie biografiche (? bibliografiche in fin di questo lavd-

Relligiono micans. Al si pia fata dcdissent Afjrippe vitam fratri, quin PUnliis auram Duceret etheream, t'ulgeret Gaurica proles Inter mortales, veliiti Sol culmine eoeli. Pompon/i taceo laudes; nec, Gcmricc, dotes Nunc opus est memorare tuas, nam quisque libellos Edidit egregios, et totum fama per orbem lampridem volitans mox, sese extollet in auras Post cineres maior: rumpatur lividus ergo.

(^he il padre fosse grammatico, lo dice espressamente Pomponio nel De sculptiira (p. 2C0): «Quid vero me grammaticis non delectari, grammatico patre natami»: e fu avvertito anche dal Meola nella Vita del n.

') Lo afferma, nella biografia di Luca, il Ghiogcarelli {Op. cit., f. 32 r): «E Geo- pliono tandem accepimus Lucani hunc nostrum ortum esse in Gauro, qui pagus est Geophoni , unde is ac Pomponius ejus frater cognomen sumpserunt , et revera fait e familia Linrjuito ». Tenendo conto del tempo in cui il Chioccarelli scriveva (nel 1040 quell'opera era compiuta: v. De iliustr. script. I, xxxii) e della nota sua diligenza, la notizia acquista il valore di una testimonianza contemporanea. Lo stesso ripetette il Melzi che l'ebbe fosse da A. Gervasio (v. Rime del Chariteo, vl min cura, I, XVI, n. 4) Opere anoniroe (Milano, 1848), I, 441: « Gaurieo (Luca e Pomponio fratelli)... Il loro casato fu Linguito e presero il cognome di Gaurieo dal villaggio di Gauro presso Giffoni , nel Principato Citeriore dove essi eran nati ». Non si capisce poi come il j\Ieoi,a, editore e possessore delle vite del Chioccarelli, l'igiiorasse, e uscisse a dire nella Vita del nostro (f. Ir): « At gentis suae nomen « aliud ab eo , illudque Stillito fuisse Geofonenses inter adhuc fama valet ; ad quos « Gauricorum bibliotheca delata est, eademque ad memoriam nostrorum in Gauro « olim extavit». Della famiglia Linguito si sa che nel see. XIII quattro di essi furon compagni di Giovanni da Precida (De Renzi , Collcctio salernitana, Napoli 1854; III, 193); nulla nei secoli seguenti, sino al XVI-XYII, quando era nume- rosissima in Giffoni ed in gran parte povera. In un registro dell' Arch. di Stato di Nap. {Niim. dei fuochi, n. 40, voi. 62J) , riguardante « Ginestra delli Schiavoni . Giffone Yair e piano. Grotta Castagnara, Gauro » , trovo, di questa famiglia, come

ro 'j il nostro era stato proceduto da altri due fratelli: Af'Tippa e Plinio, i quali vivevano ancora nel 1502, ma eran già morti nel 1524, quando fu scritto il citato epigramma -). Da questo si rileva pure che, coltivando gli studi, entrambi avevan dato lusingliiere speranze di loro; e Plinio specialmente, di cui Luca ci conservò alcimi versi latini, e fece interlocutore del suo dialogo De vera nobilitate ^). Una sorella lìia-

abitanti del secondo villaggio: Salvatore, Ferrante « povero et sessagenario », Co- stanza « vedova et povera » : tutti sotto la nuni. « nova » del 1643; e sotto la vec- cliia, immediatamente seguente: Marc' Antonio Linguito «del q. Bar.'^, » a. 53;Gio. Jacovo, fratello, a. 50; Gio. Donato, zio, a. CO; Gio. Piero, fratello, a. 57; Caterina, sorella, a. CO; Porzia, sorella, a. 64: tutti morti. Nei Fuoclti aggregati dal Catasto di detta terra [di Gifoni ] dell' a. iG40 e 10 il: « Heredi di Benigno Linguito », cioè « Costanza e Sorella Lingaite », già ricordate. E fra essi financo un « Pompo- nio Linguito , morto in Napoli » (n. 1717) , un omonimo discendente del nostro umanista! Poi « Gio. Batt. Linguito con Barbara d'Errico madre », da « più di venticinque anni che liabita in Napoli, dove s'è accasato ». Nei Fuochi aggregati per spoglio del Catasto di detta Università deW anno 1030 et 31: « Ileredi di Giu- seppe Linguito », « INLirio Linguito fratello de Ferrante numerato n. 219 »: morto; « Heredi di Pompeo Linguito » : « Paciencia Linguita ». Nei Fuochi aggregati jyer spoglio del libro de Conclusioni di detta Terra : « Gio. Loise Linguito » con questa postilla : « Errore del cangelliero {sic) che lo notò mentre non vi è stato tal nome mai in Gifuni, ma solo Goliuw Linguito , posto in numero ». E , finalmente, fino a pochi anni fa, vivevano a Salerno, insognando nel Liceo, Alfonso e Francesco Lin- guiti, egregi poeti e letterati, di Giffoni Valle Piana, dove tuttora vivono i loro pa- renti.— E curioso poi notare la frequenza dei Pomponii e delle Pomponio gilibnesi nella prima metà del secolo decimosettimo. Dai registri ora citati ricavo che v' eran Pomponii nello famiglie Basso, Delle Donne, Occillo, De Bruno, De Garsia, Ferrare, De Roberto ecc.; e delle Pomponio in quelle de' Cesare, Graziano, Gaudino, Gallo.

^) Y. r Appendice L

-) Y. l'epigr. riferito nella n. 2 a p. 5. Nel De sculptura , p. 106, Pomponio ricorda ancor vivi i « germani fratres ».

^) ìsélV Isagoge in Astrologiam praedictivam {Opera, II, '.'l'i), accanto a due disti- ci De Signorum, vi e qucxsta postilla a stamiia: « Plinij, Gaurici fratres {sic) Germani ». In -fine dello sfesso De vera nolnlitate (f. I v ?• : in Opera III, l'.'i'J), fra poesie di Pomponio, questo distico col titolo: « Plinij Gaurici » :

8

ritata che dimorava presso di lui in Padova nel 1502, e da cui s'aspet- tava un nipote, ricordò Ponr|)onl() istesso nel De sculptura ^). Il padre, allora, era già morto da cinque anni (,1498) e sepolto a Barletta, nel- la lontana Puglia. « Extat etiam nunc Baroli, quod oppidum Apuliae « est. ad Cannas, così il figliuolo, con gli occhi pieni di lagrime, « lleraclii colossus: milii ({uidem aeternum tristissimae recordationis « oh acerhissimam patris memoriam. Quintus nunc agitur annus ex « quo ])roxime illeic eum sepulturae demandavimus » -). La madre, che dall'istesso epigramma sappiamo si chiamasse Gerelia, una pia donna visse più lungamente: a lei, ancor viva, diresse I^omponio

Dii quibus ingenii dotes tribuere beatas Illis divitias sors inimica negat.

Dal quale si ricava che i Gàurici, allora, dovevan versare in una non florida con- dizione. Probabilmente è lui , quel fratello, poeta e militare , cui Pomponio dirige la I delle Sylvae.

1) Parlando della simmetria del corpo umano, nelle diverse età (p. 132): « Nani de humana per singulas aetates symmetria, quae in prima, media atque ultima pue- ricia, item adolescencia, iuventute et senectute deprehendatur, certi nihil nunc affer- re possemus. Et iam cogitamus in puero , si qiiis mila nejjos ex sorore nascetur , eam omnem observare, atque observatam litterarum monimentis demandare, ut aut beneficio mihi gratam posteritatem devinciam , aut certe ad aliquid semper quod expediat excogitandum exemplo excitem. Nonne summa stulticia est, hominem

Terrasque tractusque maris coelumque profunduni

dimetiri, et suam mensuram ignorare? ».

-) De sculptura, p. 142. La statica di bronzo , alta quattro metri e 50 cm., del- i'imperator Eraclio (il volgo: Raclione) è ancora in Barletta, nella piazza del Mer- cato, dove fu situata nel 1491, essendo giaciuta mutilata fino al 1481 nel molo di Bari (v. Loffredo, St. della città di Barletta, Tran!, 1893, I, 433 sgg.); (v. BiR- CKHARDT, Der Cicerone^ Lipsia, 1893, P, II, p. 316). Nella I delle Sylvae Pompo- nio ricorda ad uno dei suoi fratelli la recente morte del padre, al quale, già mor- to, è diretta anche la elegia XII. Nessuna lapide sepolcrale nelle chiese di Barletta, ricordante un Linguito o un Gàurico (v. F. Leone, Per Barletta, Barletta, 1889). Dal-

\)

una delle elegie clie .scri.s.se in Xajjoli . coiiu.' vedremo, ti'a il 1-j1:ì i) il '17 ').

III. Poiiii)Oiiio ei-a dovuto na.scere ii(d 1181 o iidl'S:^. se. jier testi- monianza dell'amico (liovan Battista lYaminisio. nd lòol era ancora adolescente-', e .se, intorno a queir istesso tenijio . il (ratedlo Luca, pur chiamandolo adolescente, dice eh' ci non avca ancora dicianno- v' anni '). E ])0ichè diano o Cosimo Anisicj mostrano di conoscere e il padre ilei (làurici, morto nel 1 i97, e Luca che non jiare dimo- rasse mai in Napoli denti'o il sec. XVI ^); è lecito suppoire che, piutto- sto che nel natio villai^gio, Pomi)onio. sotto la cura jiaterna e insie- me ai fratelli, passasse la sua piima adolesccMiza in Xajioli. In ])icna lioritura nmanistica , sotto il iiacilico re^no di Ferdinando 1 d' Ai'a- gona, cli'avea al suo ilanco i due più i^randi poeti del tempo, il Fon- tano ed il Sannazaro, e i più còlti amici hn'o; Xajìoli. per tanta i>ro- tezione delle lettere e delle arti e splendore di vita cortigiana , do- vette attillare a anche il stnero ;L2"rammatico liitibnese : ivi. più

le parole del n. pai'rel)be intendersi che il padre fosse slato sepolto nella (Uiiesa del sepolcro, che è nella detta piazza.

') V. l'epigr. nella n. 2 a p. 5. L'elegia XXIY (w. 11-12: Hcm tiJ>' rijo, Ma(er, siiprenio flore iuventae Post sex vel septeiù lustra jntdemÌKs- ero /) fu scritta da Pom- ponio tra i 30 e i 35 anni, cioè tra il 1512 ed il 17, se egli naccpie nel 1482. Co- mincia così :

Taleni me, Mater, talem me denique, Mater, Aspicis, lieu misero, Mater amata mihi.

Il nome Cerelia potreblie [nir essere un errore tipogralico per Curiitlia {Corèlài). Della famiglia dei Gànrici non sa nulla il Gauotto, Alcuni appiditi ^jcr l<i 'roiwt. (ìt'lla vita (li L. Gaitrico {Ardi. stor. nap., XVII, 280).

-) In fine dei FraijiriCiìta dello pseudo G. Gallo, editi dal no^tio (^'ellezia, 1501) si legge : « Ponìponin Gaurico adolescenti opti/no ».

^) V. cap. II, !:;. I.

') Gli epigrammi dt\uli .Vnisio son riferiti in seguito.

10

})rofKMiaiiiente esercitaiulo la sua professione, poteva dare un'educa- zione tutta classica ai suoi figliuoli.

Se si eccettui che nel 1 497 era a Barletta , attorno alla tondja del padre, di ronijìonio non sappiam nulla di certo sino al loOl , quand'era certamente nel Veneto^). Ma è in codesti anni ei.498-1501) che bisogna rijx^rre. secondo me. un suo viaggio a Costantinopoli -■; al quale mi pare che alluda chiaramente egli stesso in alcuni ver- si dell'elegia XMII . nei quali enumera le diverse morti cui avreb- be voluto soggiacere durante i suoi viag-gi. piuttosto che morir tur- jìemente d'amore, per mano d'una lemmina. in Napoli:

Quam meliiis rnagnam Tlii-acimi appulsurus in urltetn.

Jonii fueram piscibus esca marns ; Quam melius fueram noctui-no caesus ab hoste,

Anthenor, magnum crimen, in urbe tua. Quam melius fueram pilo tranfixus acuto

Hospes et insubri contumulatus humo ■■).

Ora , poiché negli ultimi due distici si accenna a latti reali . al suo soggiorno, cioè, a Padova ed in Lombardia, attestatoci da luo- ghi (\iA I)e scidptura che riferiremo or ora; è ben naturale che an- che nel primo sia ricordato un vero viaggio a Bizanzio. Seguen- do l' esempio di altri illustri umanisti ^) , Pomponio dovette in-

^) Y. il .§. seguente.

2) Avverto una volta per sempre ohe quello che ho detto e dirò della famig-lia e della vita di Pomponio ò rimasto affatto ignoto a tutti coloro che mi precedet- tero : i quali non starò quindi a citare ogni momento.

") A questi segue un altro distico, in cui par che s'alluda ad un'aggressione di cui egli dovett' esser vittima in Napoli, i)oco prima clie scrivesse queir elegia :

Quam melius gladio cecidissem nuper adacto Quum caput appetiit impia dextra meum.

4) YoiGT , Rìsorgitn. dell' ant. class., trad. ital., Firenze, 1888, I, 2G2-05.

tra prenderlo per perlezionarsi in quella ling'ua e letteratura die gli (lovevan esser poi tanto familiari.

Una conferma di codesto viaggio e del Icmitu in cui dovett' (!ss<'r fatto, io la trovo anclie nella presenza dei Gàurici in Barletta nel 1197. Per lar che cosa i^rano in quella i)iccola città di jjrovincia il grammatico e i nostri i)iccoli umanisti , se non per accingersi a salpare l'Adriatico e recarsi a Costantinopoli? Morto il padre, Pomponio dovette compierlo lui solo, fbrs' anche accompagnato dai fratelli Agripjìa e Plinio , ma non già da Luca . il quale vi avreh- he appresa certamente quella lingua di cui nell(> o\)(^vo si mostra così poco pratico.

IV. ('ome ahbiam detto , sul i)rincii)io del secolo X\'l , e proijria- mente nel gennaio 15(,)1 , Pomponio e Luca erano già da qualche tempo a Venezia; e forse quell'anno istesso, ma certo nel seguente, a Padova. In quello Studio famoso, sotto il celebre Pietro Pompo- nazzi , che fin dal 1495 vi leggeva fìlosofla naturale \) , i due (ìà li- rici attesero agli studii filosofici-). Pomi)onio non ricordò mai i! suo maestro; Luca, invece, di « Perectus mantuanus magnus i)lii!<)- soplms » ci lasciò questo ritratto molto intimo: « Erat pusillus cor-

« poro, homuntio quodammodo nanus pulchra facie, capite nia-

« gno, gestabat infulam in oecipiti capitis vergente, facetus, afFabi- « lis , ]thilosophus egregius.... Patavij jirofìtebatui- pliilosophiam or- « dinariam. Duxit ti'eis uxores . uli Lucas Gauricus ei praedixeral . « et ijise saepius dicebat : iam tertia ducitur uxor . et nus([uam lia- « buit nisi unicani filiam, deditque ei in dotem duodeeim millia du- « (^xtorum. Obilt sou'u) confectus [152ol » ^ì. Dairanoiiiiiio e contiMu-

') V. FioREN'i'iNo, Pietro Pomponazzi, Firenze, 1808, pp. l 1-1'.».

-) Pomponio istesso dice olio il dialogo De. aculptura tu tenuto (p. *J8) : « oer- tis qnibiisdam horis, quibiis ille [Hegius] ab negotiis, ego a ])hi7os-ojt/ii<ie s/iufiis- va- care soliti eramus ». Lo stesso dice Luca nel De vera nohUittde {Openi TU, 1884): v. la n. "2 a ]). 15.

•') TractdtH-: as(r()lu(jicufi , f. 57 r {Opera, li, l<VJt;). l<'i! ripubblicato recenti^- mente dal (ìaiìotto, Aìcuiìì apjiK/ìfi eit., p. ■J*.'5.

1-2

jioranoo autore della vita latina del Fracastoro, sappiamo che i Gàuri- ci nello studio padovano si strinsero in amicizia col futuro poeta della sip/n/Iis e con alcuni liiovani patrizi veneti che illustraron poi la pa- tria loro: « Patavium. ad capiendum animi cultum. adliuc adolescens, « l)rofectns si dice ivi, della i^iovinezza del Fracastoro [n. 1483]. « Sed (juum IMiilnsojihiae studiis ])er multos annos ojìeram dedisset. « Petro Pomponatio Mantuano praeceptore usus.... Studiorum socios « et sodales habuit Patavii illustriores quosque ejus aetatis juvenes; « Gasparem Contarenum 1 n. 1 iS3 1. qui ])Ostea Cardinalis l'uit, Andream « Naugerium [n. 1483] et Marcum Antonium Contarenum [n. 148...], « Patricii ordinis W'netos, eosdem postea clarissimis legationibus ac « magistratibus insignes; Joannem Jacobnm Barduionum [n. 148...], « Mantuanum.qui gravissimus philosophus Aiit.Pomponium ac Lucani « Ganricos, fratres, Astronomiae peritissimos. et Joannem Baptistam « Rhamnusium [n. 1485], qui ])ostmoduni X. A'irum Gonsilii Senatus « Venetiarum a 8ecretis fuit , Graecarum litterarum . sed Gosmo- « grapliiae praesertim atque omnis fere Historiae peritissimum » 'i, Eran. dunque, quasi tutti coetanei, nati tra il 1482 e VSb: LncaGàu- rx'o era il \)Ui vecchio. Ma pare che col solo Giovan Battista Ranìnu- sio , il futuro editore della raccolta delle Narigatioin et Viaggi -\ si legasse il nostro in una fraterna amicizia. Fra le poesie giovani- li di Pomponio troviamo due ei)igrammi sulla celebre villa Ranmu- sia ^) intitolati : Ad Io. Bapt. BJtamnusitnn e Pro ìiortis lo. Baptis. Rhamnusii. Anzi, come vedremo, è al Ramnusio clie si deve la pub- blicazione della ])rima opera del Gàurico: le elegie dello pseudo Gor-

') Ilieronijini Fracastorii Vita, incerto auctore in Fracastorii Carmina, Pado- va, 1730, pp. xxii-iii. Ivi anche le opere del conte Niccolò d'Arco e deiramico del Fracastoro, Adamo Fumano, cui s" attribuisce la cit. l'ita. Del Xaiigeriiis sire de Poetica dialogus H. Fracastorii, ad Io. Bap. Rhainnusimn sono interlocutori il Na- vagero, G. G. Bardulone e Giov. Batt. e Raimondo Torre.

2) Sul Ramnusio, Fontanini-Zeno, Biblioteca, II, 303 sgg. ; Tiraboschi , Storia, \l, 393 sgg.

^) Della quale parlano spesso le Lettere di messer A. Navagero gentiluomo ve- neziano a M. G. B. Rannusio (in Andreak Navaoerii Opera omnia, Padova, ITIS.

I

nelio Gallo ; o lìi poi- lo insistenze sue e di Lii<-a elio roniponio s'in- dusse a tradurre e pubblicare il coHiiHentario di Aninutnio: In ipitn- que roces Porphì/i'ìÀ^).

Fra «ili amici suoi , condisr(,']i(ili drllo Sfudin . |*ii nn'dii' (|U''l (xiovan Pi(^tro N'alerio de' Bolzani . clic, nato nd MTT . iH'! I.j<X> era a Padova a studiare sotto il Lconi'-o ed il Sabidlico. per <'<»m- NÌ.£;]io del quale ridusse il suo nome in Pirrins Vaìerianus'-). 11 X'aleriano scrisse un e})igramnia iu lode d(d (Wiuric() jicr la ci- tata versione dell' Auiiuonio ='": ed a lui diresse certauieute Poni-

))[). 300, 300, 307), e quelle del Fracastoro allo stesso Kainiiiisio {C/n-iiiina, \>. 1(>4). Ecco l'epigramma che dedicò ad essa il Gairico [Liòer r/fr/ian.'u). f. F e):

Pro hortis Io. Baptis. Rhammsii.

Ite procnl, fiires: fures, procul ite maligni.

Neve liic sacrilega? contemeiate maniis. Ite procul, non liic curva stat falce Priapus,

Defendunt hortos numina casta suos. 'Iv/jdòì v:^;j.càwv '/ópcz, JvOàòs (Po^lc; Wró/.Àwv.

'EvOdò; TTicpiòi:, i/jdò- xal Xdy.-ic.

1) V. il cap. II, i;. V.

-) Y. S. Ticozzi, Storia dei letterati e defjti artisti (hi (lii>n.rtiini'ììi(> della Pia- ve, Belluno, 1813, I, pp. 85-150. ^) Al f. g4 r ì\q\\ Anmoniaa:

PiERiis Vai.khiams.

Qui sumnia rerum qtiaeritant pi-imordia, Sunt eruditi, ineloquentes plurimi: Quod nulla, ut aiunt, possit esse alliuitas In eruditione et eloquentia. Stulti, parenti ut qui adserant et lìlio Nil convenire, nil inesse coniii'uiini. At si eruditum lectites Ammoiiinm

poiiio i versi giovanili intitolati Ad Valeriuai \).

Del Fracastoro si sa eli' ebbe la laurea nelle arti . a diciannove anni a])pena . nel 1502 -) ; e non è improbabile; che in quell' anno istesso il Condiscepolo Pomponio l'osse ])roclamato dottore^).

Y)a\ De sciilptcra illeviamo cli'ei lìi anche in relazioni intime con

^Nitore culti Gaurici cultissimnm, Esse alteri US alteruin sic indigum Censebis, ut, ni insanias, diiudices Dari eloquentoni ineruditum uemineni, Dai'i eruditum iueloquentem nemineni.

Questo epigramma manca alle raccolte delle poesie del Valeriano. Negli Ilexamc- tn', Odae et epig-rammata (Venezia, Giolito, 1550, f. 120 v), in alcuni versi Ad su- dales Pntavii philosopJiantes ricorda P. Canale, Navagero, Trifon Gabrielli, G. Alean- dro (Molcììsis), A. Marone, G. Borgia, un Nardinus, e B. Lampridio, ma non il Gàu- rico. Di un intimo di costui si dice amicissimo : « Rliamnusii, socinm meorum ocel- le.... » {Ad Io. Bapt. Rhammimim, f. lo3 v). . ') Elrgiarwii: liber, f. Evi u :

Ad V^m.eritm. - .

Festinant, Valeri, dies,

Orde en vertitur annuus.

Nil velocius heu tempore labitur.

Non Ister citius defluit, aut Siler,

Quam Mortis pi'operat dies

E co>i continua per una trentina di versi, pel contenuto tra anacreontici e oraziani: ristampati in parte, per ben due volte, da LrcA nel Liber de lUiist. Poet. auctoritati- hus in fine del De ocio liberali Roma, 1557, pp. 137, 169 {Opera, III, 1872, 1880).

-) Facciolati, Fa-iti yyynnasii patamai (Padova, 1757), P. II, ji. 115.

■'') Neil' estate del 1502 attendeva ancora agli studii di filosofia (v. la a. 2 a p. 11. Pomponio non assunse mai il titolo di dottore; Luca una volta sola: nella cit. edi- zione dell' Omar, De natie itatibiis: « nuper castigatus et in ordinem redactus per d. Lucarii Gauricwn Artiimi d( ctoreni rr/rrt/ittm ».

i:»

alcuni dei celebri professori dello Studio. Di Giovanni GalAirnio . bergamasco, dottissimo editore e commentatore di ];oeti latini, e lettore di rettorica a Padova dal 118(3 al 1503, quando mori, jìaraliti- co, a sessant'anni '); il Gàurico ricorda la cara intimità di più anni, i suoi inseo-namenti. ed un busUj in marmo ch'e<^li. anche dilettante di scultura, come vedremo. -!i aveva fiitto'-). Raffaele Regio e Nic-

') Su di lui largamente e per il primo il cardinale A. M. Qt-erini : Specimen cariae literaturae qnne in urbe Briciae ejusque ditinne puulo post typographiae in- cunahida fìorebat scilicet veì-genle od fìnem Saeculo XV usque ad medietatem Sac- culi A'T7 ctc. etc. (in sèguito la cito: De bririann literat.), Brescia, 1730; pp. 50 sgg., 59 sgg., 164, 288 sgg. ecc. Il Calliunio U\ anche poeta: come dal Qif.rim, Op. cit. pp. 288 sgg., che riferisce molti versi di un suo Cam cn ad loannem Inderbachiiim jìontif. trident. de ìaudibur, eius et de interitv. Beati Simoni-; infantis a ludaeis rnactati , pubblicato in fine della sua ediz. di Catullo, Tibullo, Properzio e Stazio (_Venezia, 1181). Quando il Calfurnio fu colpito dal male die lo condusse alla tom- ba, il Vai.eriano {Ilcvametri, f. V»0 ;•) scrisse i bellissimi endecasillabi Adcrudito^: de parai ijsi Calplii'.ynii :

.... Sciebat ille quicquid est sciri dal uni

In expolitis undeeumque litteris,

Seu graeca velles, seu latina posceres.

L'elogio funebre fu fatto dal suo scolare Marino Becichemo, dalmata, professore a Venezia e a Brescia ( Zf.no, Diìsertaz. Vossiane , II, 113). La fama del Calfurnio era giunta sino al mezzogiorno d'Italia; che lo ricordo fra gli ellenisti italiani, in- sieme al Leonico, il Gai.atko nella Parafrasi del Pat. Xoxtcr {Opere, Lecce, 18t)8. Y, 8), scritta a Lecce nel 1501: « PLilel[tho, (Guarino, l'uno et l'altro Valla, Me- l'ula , Aldo, Beroaldo , Lronico . Marsilio Platonico, Alexandre Veronese, medico et historico , Roberto [Caracciolo], Mariano |tla Cenazzano] , Egidio [da ^'itorbo|. Marso, Cosmico, Pomponio [Leto?), Bonifacio. Sabollico. Calphiirnio » ed altri , spe- cialmente veneziani.

-) De sculpti'.ra, p. 151, della statua del Calftuniu: « Namque vel ex viventium corporibus effigies imitabimur, quod a nobis in Calpuruio factum vidistis v. A p. L^S, una sua sentenza : « Equidem omneis (jui nunc vulgo habcnfur Statuarii, haud mul- tum dissimiles ab illis Scriptoribus existimariui, (pios noster Cal[)urnius dicere so-

Hi

colò Loonico Tomeo, runo rotoro, l'altro lllosofo, furon scelti da luì ]»er iiiterlo(Mit(M'i del dialogo De sculptiira. Il primo, pur esso berga- masco e nemico mortale del Calfurnio, di cui fu predecessore (1482-86) e successore (1503-1508) nella cattedra padovana, viveva a Venezia quando il (làurico scrisse ([ucl trattato (1502), in cui vien detto sola- uKMite « graece et Ialini» rludor exercitatissimus » ^); e si vede che

litns esit, ca.su qnodam tesserali verba iacere, nec nisi ipsos rerum snccessus expe- ftare ». In fine (p. '^58;: « Ilare qiiuni a me dieta essent , surreximus omnes , in ambiilacionem Leonicus, Ue;i,"ius in quietem, ego vero ad Calpundiitn », ('ioè : « ed io |(iàurico| mi recai presso il mio amico Giovanni Calfurnio », allora, nel 1502, penultimo anno della sua vita, già forse paralitico. Queste parole furono invece riferite dallo ScHERiLi.o {Intìod. tàV Arcadia del Sannazaro, Torino, 1888, pp. xciv-v) quasi come testimonianza dell' imitazione che il Gàurieo avrebbe fatto , in due delle sue egloghe, del BucoUcoa di Tito Calpurnio siculo, il bucolico latino del III secolo!!! Nel De vera nohiUtate {Opera, III, 1884), Luca fa che ristesse Pomponio ricor- di questa amicizia al Calfurnio, interlocutore anche di cotesto dialogo: «Amice mi dulcissime, si nuper in memoria l'cvocai-e velini, nostrani illam vrterem atuicitlar.- ' honestissimis quidem facultatibus atque felici sidere iniciatam, dum adolescentes in Patavina Academia semper florentissima, sub celeberrimis doctoribus Ph!loso[diiae, studi is pariter invigilaremus, te praecipuum et vere unicum prae caeteris meis so- dalilnis repperi fuisse, ac l'ore dignum, cui iure optimo prò viribus satisfacere de- beam, ob eximias genii tui dotes, tuamque in me observantiam ». Se non che, come abbiam veduto, nei primi del cinquecento il Calfurnio era tutt' altro che adolescen- te. Luca, scrivendo piìi di un mezzo secolo dopo , dovette certamente ingannarsi.

') Facciolati, Fasti, p. liv. Erasmo lo conobbe e ne parlò con molta stima (De XoLHAC, Éra-rme en Italie, Parigi, 1888, p. 55). Morì d' ottantaquattr' anni circa, nel 1520, a Venezia, dov' era professor d'eloquenza. Su di lui: Querim, De brixiana literatura, pp. 01 sgg. e V Epidola c\i. al Sasso, coli. 20; Agostini, Scritt. vcm- ziani , I, p. 525; Faurigio , Bibl. nied. et iaf. latinitatis, VI, 51; Zeno, Dessert. Vossiane, II, 413; Tirahoschi, Storia, VI, 1573 sgg. ecc. ecc. Nella Casanatense c'è questa sua opera, con la «lata, in fine: « Die xxv sep'embris Mcccclxxxxii »: Raphaelis RepiII Dueenta itrohlemata in totidem Institationis oratoriae Quintiliani dppraoationes; Eiusdem Quaestio ut rum ars rhetorica ad Hereniura falso Ciceroni inscribatur; Eiusdem D2 laadibwi eloquentiae paìiegyricus. » Al f. ai v, la dedicato- l'ia : « Ra])liael Regius clarissimo Corigiae Principi Nicolao et lacobo Troto ducis

1/

<l(jvcva |)u.si)()i'l<» 'li molto al CaH'iu'iiio. .Maiii^ior conto la del Lt'(>iiic(). (lotto discepolo del C-alcondila cil allora i ns(',i^ii ante, j ter il in-inio sui lesti iiTOc'i. la lilosolja ai-istot(dica n'.>7-l.'')<)ii ',: «virimi siiic contro- versia doctissiniiini.... ix'i'ijiateticae is s(diolac iiia.Liislei' . ik'c taineii al) Acadeniia noslra dissciitiens . ^iiracce |iliiloso]ihiain cani (jiie esl de rei-niii natiiia eiloceliat . tanla oiniiiimi iiioi-laliiini e.xistiniatione ut cimi (|iioliliel liraecoruiii iiliiloM)|ilioriiiii conijiaraiidiis merito vi- deretiir » -I.

I-'on-ariae ad dueein Mediolaiii l'acuiido oratori l'elicitateiii », scritta a « I*adiia<^ idi- Imis Alleasti Meccelxxxxi ». Nel IJ ' scutptu.ro il Gairico gli ta dire ([>. 101): « Age igitiir Statuai'iam milii amabo oiniieni àr/ àr/v;: 7./v. "teXcu; explica, ut quont ]'t'nr(ias postn'dif r<?(li('ro, liabeam que Pvi'gotoli |di questo scultore veneto , piii a[)presso] respondere possini promittius ». Da cui si ricava eh' egli era allora per ([ualclie giorno in Padova.

') Facciolati , Fasti, p. i,v, TiRAnosciii , Storia, A'II, pp. (311-()il. ^'i.sse (pia^i sempre a Padova, dove nioi'i, di settantacinque anni, nel l.'ìiil. Sul suo sepolcro, in San Francesco di (juella citt<à, si legge una lusinghiera iscrizione del I>eni])o [... « nani

it Aristotelieos lihros graeco sermone Patavii primus omnium docuit et Platonis

majestatem nostris hominibus jam prope abditam restituit inultos claros viros eru-

diit »...], che ne fece anche l'elogio in una lettera al (liberti (Oper^, HI, p. ."32). Po pianse morto il Saholeto {Epistolac, I, n. 128), e gli dedicò uno dei suoi Eloyia il 'iiovio; lo lodò grandemente Erasmo (De Xoi.hac, Érasrne en Italie, p. 47). Oltre i libri Be caria Iliatoria, e traduzioni di lilosofi greci, abbiam di lui: Opuscula e Dialogi ìHiper in liirern editi (Venezia, 1521) : v. Gksnero , lìihliotJieca. Alcune sue poesie italiane nel Libro terzo delle Rime di dicersi... autori (Venezia, lòoO). (guanto al .suo valore come filosofo , il Ren.vn , Arerroès et V overroìnrnc (Parigi , 18G1, p. 380) lo dice: « fondateur du péripatétisme helléniste et critique » ; e (die, fondandosi sulla psicologia d'Ibn-Hoschd , tentò pure di conciliare Aristotile e Pla- tone , e stabilire la preesistenza ed inimortalità delle anime. A rpiesto allude il (iàurico, ch'era platonico, come vedremo, con le parole riferite nel testo: « nec famen ab Achademia nostra dissentiens ». CiV. anche Rittkr . desoh. der iieuenì l'hiL, P. I, p. :'.77. Di lui, come protettore e amatore delle belle arti, parliamo in .sèguito.

"-) De sculptura, p. 101.

IN -

Aiirlic Cini M;irc(» Miisiiro. discepolo di (iiovaimi l.ascari e tanto aitpi'c/zato da Krasiiio. il ( làurici) l'ii in i-cla/ioni amichevoli. Dovc^ttc conoscerlo a l'ado\a nel IT)!»;), ((iiaiido il Miisiii'o venne allo Studio |iei' supplire, nella cattedra di ijreco. il (li'(dico che sin dal iryiOera andalo ain])asciatoi'e dei \'eneziani in l'oi'to.i^allo '). Al Miisuro il nostro diresse la seconda d(dle sue (\L;lo,L!he -).

y. Da altri luoiihi del I)r scnlpli'rd si rileva pure (die l'on»i)0- nio . non si sa ({uando. ma certamente j)rima di scrivere ([U(d trat- tato, cioè pi'ima tlel 1502, fosse andato visitando alcune delle pifi ce- h^J)ri regioni italiane. Prol)a])ihnent(\ durante le terie autunnali di que^^di anni ri 500- 1501). aveva percorsa fuj^acemente la Toscana''); V s'era dovuto trattenere ])iii a lunijo n(dla Loujhardia, (die api)ari- sce come sua dimora ancdie ned distici [)iù sopi'a riferiti ^') . recan- dosi in tutte le città ])iii imi)ortauti e su ixY incantevoli la.i^hi. Fu . (lifatti , a A'eroua : di cui ricorda aver veduto il bellissinu) palazzo del Consiglio, e le statue di Catullo. Vitravio , Macro, Celso e Pli- nio che gli fan corona-^); fu sui laghi d'Iseo e di Carda, e ricor

') F. FoFFATvo, Marco Musìiro p7-ofex\'(ire di greco a Pacioni ed a \'cne:i(( (Xiwrn Archicio veneto III, 453 sg-g.). Cfr. De Xoi.hac, Erasme cn Italie, p. 57. -) In fine della quale [Lihcr eleejiarinji, f. Diiii /•) :

Sic ille egreg-JLis Bacchi, Mmure, saeerdo.< Ad ciiius totus plaudehat carmina mundtis.

''•) De scuiptura , }). 230 : « In EtJiri'.ria quoque ex eo gypso toi-eumata mirati swriis, quum ex alabasti'ite viderentui", tantus erat lapidis illius nitor s[ilendorque ».

^) V. a p. 10.

•") De xci'Jjjfura, p. 154 : « Vi si ex Zopyri quis iudicalu Scjcrateni effiugat cal- vuni , simuni , ventrosum , et eiusmodi ([ueniadmodnni a ^'e^0Ilensibus in Catullo . ^'itruvio , Maci 0 , (Àdso , Plinioque , qiios sibi cives vendieant , factitatuni ip-i no< iìvpjer festive spectavinius ». Il !Maffei ( Vei-oììa ilhatrata, V. III, ca[). iv in Opere. Venezia, 1700, Vili, 80) ed altri molti, in luogo di (^elso, mettono Cornelio Nipote. La testimonianza del nostro ha una cei'la importanza, anche pel tempo in cui t'uron poste quelle statue.

con f>iui;i r iiiiiiicnso diletto pi'ovatonc '/ ; fu a Cremona. sul!;> cui torro. () « toii-nz/o ». dice ircsser salito, e nel tci-iitoi-io creiiio- iicso -). Oltre (ante iKdlcxxe naturali, jici- le ijuali il ( onirico, scrittoio d'arte, scuHnrc e poeta, doveva seiilire un inliiiito li-asporto, e.uli era .stato spinto a visitar la Lond»ardia dal desiderio di veden^ al- cuni suoi amici iiraniniatici . (piasi futti bresciani e heruauiaselii. « Asoendinius enini dic'eijli al 1, conico ed al Ileiiio ■■ (Ircnionen- « som et nos turrini *. co ipiuni aceossissein niiiier a^l .uraniniaticfjs « salutandos. Lu;^ai'iuni. cuius cum .unato niilii l;iniiliaritas -'i et (laie- « tanuui vesh'uin. ut narrare solehat. in ^raecis littei-is condiscjpn-

') De .scu/jìfu>y<, [u 'J'.'A) : « Miralìiloiii ca iu)l)is iisnin praestitit iiiiiioi' ad laciiiii Sebiniiin , qucm imnc aeculao ab oiìpido {juoil ah ciiis uti aidìitror portoi'io iioiiioìi acceperat , Gv|).semii uti et ah ardea iJenaenm , etiam corrii[ito vocant, .i' quaiifc me ìioui rolupfftfc a/l'ccerioit i/li /(«■u<, ilio ci/'s procijififir (jti/ti/i (jiiidc^i oppidii- htliiH ]K'r(ii/r(ii-a')n iucunda fc(ii-if((.s ». Poco iiriiiia, a\eva ricordato V « Appeniiiniis I)ononien.si.s » e le « Alpos », ma non la capirò se vi l'osse salito sii.

■) De sciiìjiturd, pp. IVuS e 1^00. Altrove ( p. '2'.V2 ): « Pulvisculiis vero qui opti- niMs sit, din qiierifari a innltis solittim. Is anteni ant nativus est, aut tacticius. Xa- tiviis qui per se nascitnr qualem iius aapcv in (ujro Crernowii'i ifc/irchr/u/iuK"; ».

•') De sctdptura, pp. 1U8-0U.

^) « Il 'l'orraz/,0 de (Cremona.... alto g-ratli IS'.i, e ot^ni grado è alto mezzo [dede; indi è la cima: sopra le finestre prime d(dr altro corridoi seguente dove sono li

nerli, sono le mire che mostrano diverse cittadi e castella » (cosi M. A. MicHEt.i iella Sufizia di opere di disecjiio, pidjbl. e illustr. da D. 1. Morelli , ediz. Frizzoni, J Bologna, J884, !>. 83).

•') Il Lìii/tinuiii è Niccolò Lucaro , celebre retore ed oratore cremonese, di cui molle notizie biograliche <Jiovan (Giacomo (Ihotti), giureconsulto, nella Dejtlora- fio del maestro, morto V 8 gennaio l.")!.") (in Auisi, Crenioiut lid'rafff, Parma, ITU'J, I, oòO-liT). K dedicata a lui V Epidola iumcup. de nuptiis llh'st. iJi'.e's di Stki-'ano Oii.ciNo (.Milano, 1 18",t). l)i una sua Ftini-hris Utudatio su Patt. Plasio, che il Sas<o (I/isf. Ut. ti/p. iiii'd.. p. cccxcvii) credette inedita, una ediz. dcd sec. X^' s. a. ne I. iitdla Marciana; lipuhhlicata nel 1308 a A'enezia, per Mmìfrcduni de Boiio. In ({uest' ultima stampa v* è urdta la sua T)eploratio pei' la morte di Peatrice d' l-'st«\ moglie di Lodovico Slorza , che fu letta a Cremona '< in iVequentissimo I). Mariao tempio pridie noiias l-'ebruarii ll'.Ui », »> idie non ricordano Przio-lii;NiFi{, Ri'la:.. d'I.

-io -

.^ limi 't. Xc({ii(" V('i(^ piifolis lilla ine vv in tota illa provincia dolco- <^ tatnin niai^is (jiiani consiictiKliiK; ([iioriini est loracissinia «^l'aniniatì- <. coruni. (jiiaiu iimitns nri.\ia(\ IUtì^oimì ? Tahcriiim -). Hritannic-nni ^). <v lios])itt'in inpiiinis imMini (llcinciitcìn '). ({ui claras (acit siias vidc- <v ri niiniitiilas ([iiasdaiii ulti Lirauiniaticain (loc-i'atiir Athenas. Oiiid « vero Ilio gi'aniiiiaticis non (UdiM-tari ,i>raininati(*o patre iiatum ^ ».

VI. Fino a tutto il 1002 (»j2ii restò ccrtanionto a l*adova; ma dove f>i tratteiiosso da ([uolT anno sino al 1512 ({iiaiido lo troviamo a Na- poli , non si i)uc) stabilire eon eertezza. Ijiea (ìànrico asserisee elie in Padova Andrea Aleiato. il fntiiro eidebro <^inreeonsnlt() milanese, apprendesse le lettere i>reclie da l'omponio ■^). Ora T Aleiato . ohe

d'Fsfe con Liidoi: e Beatrice, Milono , iSUO, pp. 12.") sgg-. Il fig-lio del Lucaro , con cui il Gàurico dice d' e^sei- in molta familiarità , è certamente quel Girolamo che ]N'icol() ebbe dalla prima moglie , Lueliina di I>azzaro di Pontremoli , e che il Grotto chiama « professorem et medicae artis et philosophiae consummatnm ».

1) È certamente Daniele Gaietano o Gaetano, cremonese, figlio di Alessandro, lettore a Padova od a Milano .sotto Francesco II Sforza. Morì in patria il 24 no- vembre 1528, di peste, non per miseria, « medicabnndo similis », come asserisce il Vai.eriano {De literat. infelicif., Venezia, 1620, p. 05); e gli fu posta una lapide dal figlio Simplicio nel chiostro di San Francesco. V. su di lui : Arisi, Crenona li- berata , I, 388 sgg.: il quale cita le sue oliere e si serve spesso delle sue i»oesie mss. in lode dei contempoi'anei.

■-) È Giovanni Taberio, nato a Rovato in quel di Brescia. Gommentò Lucano. Lo lodarono Battista Mantovano col nome di « Ioannes Rovatentis » e Daniele Ge- RETo , bresciano, nel Panegyricifi de laucldms Bri.riae. V. su di Ini Querini, De hrixiana literat., pp. 124, 832 ecc. e VEpistoIa al Sasso, già cit., coli. 8, 20 ecc.

•") È Giovanni Hi'itannico , figlio di Antonio nato a Palazzuolo nel territcu-io di Brescia; fu scolare nello Studio di Padova nel 1470-71 (Papahopoli , Hist. G>/mu. patai:, II, 185) ; tenne scuola in Brescia; morì dopo il 1518. Gommentò I^ersio, Sta- zio, Giovenale, Orazio: il primo ebbe molto ristampe. Su di lui. largamente il Maz- zrcHELLi , Scrittori, IV, 2106; cfr. anche Querini, De hrir. literat., jip. 80 sgg., 120 sgg., 330 sgg. ; Tiraboschi, Storia, TI, 1501-03.

^) Mi ó del tutto ignoto.

■') Tract. astrolofjicKs, f. 7.'i r (Opera. Il, 1041): « Amlrea Alciatus didioit lite-

-21

nacque noi 11'.)2. e*! ancor (ancinllo ascoltò in Milano le h^zioni (li eloquenza di (iiano Pm-rasio . Icttoiv in (pii'Ilo Studio dal i^yn) ai 1505 ' ; non prima di ({iicst" nlliino anno, cior (juando ne a\<'- va appena tredici, jiotcttc i^'cai-si in l'ado\a presso il (iaurico. I! quale . io creilo . abbandonò delinilivanientc (juc^ta cift'i nel iryftl. <(uando . ])er la Ic^a di (lambrai rivci'>a(asi ([uasi mcz/a l'jiropa . <'on Luii^i XII . 1' imperator Massiuiiliano e (iiidio 11 . sul tci-i*itoi-i<) <lella Repubblica . lo Stadio ])adovano si cjiiiise-i. e stutlcuti e ju-o- lessori ^) si sbandarono per l'Itali.T.

^'1I. Fu alloi-a circLiii dovette i-cM-arsi a I»onia. K certo che. insie- me al rrat(dlo Luca, e per testimonianza di ([uest* ultiuio . lr(M{uen- tasse la l)iblioteca ^'aticana : « Istud et sequons sdicma codeste /// « hibìiot/irra VdttcìuKi fjrraece scriptum reperi in (juodam iibi-o jier- « «•aineneo. Seijuens autem ti^ura coelestis fuit sujìitutata seciindum « l'orpbyrii doLjuiata. Pompouius l'ratei' nieus (iauricus latiuitale

« donavit Tbenui coelicum urbis Cosfantinopolitanae velnti ///

« Bibliothcni Yaticann repcrit f'ratcr nicns Pom])onius (iauricus in « libello p-raeci Astronomi K]tisto_L;ia]»Iio »^. A Ixoma e.iili rivid(^

ins Graecas a Pomponio (iaurico Patavii, et tractatiim de Sigiiificatioae verboiuin et (le Illuvionibus (?) evasitque h^giim doctor e'i-refrius. Ferrariae profitebatur iura villa, sed textiini diimtaxat deeieforum eleganter explanaltat. Obijt Ferrariae anno Ioli) ». Allude al Dr ajii>eltattonibiis e vA De Praesi'rùptionihtts: dell* Alciato [Ope- ra, II, 800. IV, rùo)ì

') Vedi il Mazzichelm, Scriflnri, I. P. I, pp. XA s^ir., die, ricordato il brano di

I-uca , osserva: « il che non sappiamo con qual fondamento si aftermi , mentre

non altro luo^o da tutti gli scrittori da noi veduti, gli si assegna per i suoi stndj clie quello di Milano, di Pavia, e di P>ologua ».

'-) FAf:(:ioi,.\Ti, Fasti, p. i.vi.

^) Per esempio il Pomponazzi (cfr. Fiorentino, Op. cif.. p. P»), ed Erasmo (cfr. De Nolhac, Era-ìlio cii lialic, p. 58, eli' erano a Padova: il Parrasio (i-lV. S. Maitri innanzi al Quaesila per episf. Napoli, ITTI, p. xvi), idi" era a A'ieenza.

■^) Tractatus astrolofjkvs, f... [Opera, II. l.");'.")- Su quella biblitdeea v. Mùmz- I-'ahre, La hibliotìièipio du Vatican ai' XV sirc/e, Parigi. 1887, e .Muntz. La h;i,l. (ì{i Vatiean au XVl" :ièc[e. Parlici. i88ft.

^-)

FrancescM) rncci. |iatri/i(ì (^ canonico fioi'.'iitiiio, (1ìs(h^))o1o (1(^1 INili- ziano. flotto poeta e oi-atorc tanfo stimalo dal l'ontano e dal Sanna- zaro. • ' allora sci; ridarlo d(d canlinal Lodovico d' Ara.uona '). (loì riicci. col ([ualc ora Icitato da vccidiia amirdzia . conuiKdata Ibi'sc a Napoli nolla Jinadullczza . lo vcdiain passcuijiaro no.^li « orti di Meeonato » . siili" Ks(niilino . e discorrci'c dei pO(di latini d(d toniix» d'Alila listo -'). K fu anello a Ilonia (die il (làiirico e 1* amico suo Pietro Tainira . romano . discepolo di INnnponio Leto e carij anche al Lontano 'i. (d)l)ero l'oceusione di scoprire tra le rovino did (Cam- pidoglio un aulico marmo, col calendario di (iiiilio (À'saro o con

1) TI temiìo dell'andata del (iàurico a Roma, potrebb' es.<er determinato soltanto da un esatta biografia del Pucci , eh' è ancora da fare. Da ricerche sommarie in docnm. ancora inedili nu risidta che il Pucci non era a Uoma nel 1400 e nel 1500, quando avrebbe potuto incontrarlo il nostro , recandosi nel Veneto ; e eh" era an- cora a Napoli nel 1504. K in qiiesf anno, io credo, che Lodovico d' Aragona , tor- nando ilalla Spa-na, dov' era stato dal 1400 al 1503 , e recatosi a Napoli, dovette rivederlo e condurselo a Roma, dov' era nel 1510 e dove mori il 24 agosto ìòi'2. Su di lui, lettore allo Studio (1488), maestro di Giano Parrasio, amico, fra gli altri, del Pontano che lo fa interlocutore deW Aefjidin.'i e gli dirige alcuni en- decasillabi del II Bajaruiii (Carniina, Napoli, 1.505, f. M v r-f) , e del Sanna- zaro che lo ricorda nella celebre elegia : In makdieos deiractores (I, xi : in Ope- ffi , ediz. Rrouckhusio-Llamingio , Amsterdam, 1720); vedi per ora il Capialbi , <)puscoli, Napoli, 1840, III, 247 ecc. Ne darò larghe notizie biografiche e lettera- rie nei yuovi dofiinì. m gli scritf.. o ijll artisti dei tempi arag. neir.4re7/. stor. na- poletano.

2) Si rileva ilalla dedica del (iàurico al Pucci della sua parafrasi dell'arte poe- tica oraziana (v. il s^. vi di questo cap.). Ivi pure si ricorda 1' « antica benevolenza » del Pucci verso Pomjionio.

=') Il PoNTANO lo fa interlocutore ÌS.q\X Aeyidias (Napoli, 1507) e lo ricorda nel VI De Sermone (Napoli, 1500, f. v). Amicissimo di lui lo dice anche Pietro Scmmon- TE nella dedicatoria del De inagnammUate (Napoli, 1508) al Colocci. G. B. Pio {^Eleg. VI) lo dice: « Pierii 4'liamiras gloria prima Chori ». Da Pietro Gravina {Epistolae afque Oradone:;, Napoli, 1580, pp. 132-134) si sa che, verso il 1510, era vecchio e molto stimato da'dotti. Una sua egloga .4 (? divum Inlium II Pont. Ma.i ., (s. a. 1.; ma Roma, 1503), in 4', di ce. 4, è nella Nazionale di Napoli e nella

-)-».

i lasti (lei iii'iiiii sci iiioi. « (;;tl('ii(l;iriiiiii .Iiiìii (',;i<'s;ii-i ;ts>i<-iii'ava ^< Luca. j»iilt))!icaii(l(i!<) molti anni (l()|Mt ]'"a>li |)i'iiiii)niin sex indi- « siimi jìcr l'oinjioniiiiii ( iaiiriciiHi d Tliamyi-am sul) (iapitoliiiis I>iii- « nis in anUiino marmnrc rcjcrti. cnins marmoi'is altera pars rc- « rn{ii()s sex Mcnscs sinc Kastis continchal » ').

\'allico]liai,.i ili Ruma (I.ancki. lotti, Poesie i/n/. e laf. di jj. .1. Co/ucci, le^ì, 177:.', |). 80). AlcMiii oiiii^raniini nella Cori/ciana, \). -11»; uno noi Facci iarum rxemp/orum- 'jKC libri 17/ (li L. 1). BiusoMo (Roma, 1518) ecc.

') CalcndariHiìì ccclcsiwilici'.ut^Xewev.và, \."y2. II'. R>() '■ lo") r (O/ti'rn, I, 817-~)7). .So non clic qno^t' istesso (lalemlario era stato [iabl)ru:atit tin dal 150'.' in Roma dallo stampatore Jacoi'O .Ma/.ochi {('(di'iularid et (JpHsci'la) . con 1" identico titolo ma col .solo nome del Tamiia. senza alcuna indicazione del liioyo ove si trovasse. Hnesto ed il vedersi evidenfcniente ricacciato dai lùafi ovidiani lo fece ritenere itagli cpigi-afisti come elaborazione medievale o falsificazione dell' istesso Tamira ( V. FooGiM, Fastor. uthìi rom. a V. Flmvo urdinat. rcliiinidc, Roma. 1770, ]i. Idi; ('. Saxio nella prei'. alle Auiiinid. ìiist. crii, ad Fastus L'o/h. uic. Frai/ni. di .1. van Yaasen, Utrecht, 1785, jip. xxi\-\: Mo.mmskn. Itìs-'-ri/ìf. laliiiac anti<i. in Cor- l>us I, 203). Luca, aggiungendo il nome del fratello. aoIIc sup[tlire ad una dimen- ticanza dello stampatore Mazochi , o cerco solo di rinlVoM-ar la fama di Pom[io- nio appresso 1 contemporanei ed i posteri? l*'n ristampato, non su s,. dall'ediz. ma- zocliiana o da quella d(d 'Jàurico. da Ci. Faiskicio. Roma, ediz. 15S7, pp. 180-07, e citato, dalla seconda stampa, dal Skmikno, Dr Jin-f tinf. et i;r,ìiiiiiii, Londra, Id-in, pp. 370-81.

II.

I. Fu (liiraiitc la sua diuiora iu Padova < 1500-1509?). che il (niuric:> sciùsse tutto le poesie latine liiovanili. e pubblicò i Fragmeiìta dello jiseudo dallo (l.")**! . il cuiunieiitario di Aiuuiodìo /// quiiìfuie coccs Poi-pJnji'ii (1502) (MJ il dialoi!!) De sruìiìtid'a \[7iyZ).

Le poesie lafiiie. jiotdii epiiirauuni. qualcbe eiuleca8Ìllal)o, quattro ei;l(\L;lie e tre si/lrdc. l'unnio serdtti. per testimonianza di Luca, che le jiubblicò quasi tutte })er la prima volta a ^'enezia nel 1520'). iu Padova « ante 10 aetatis suae annum »: lino a ({uell'anno erau rimaste. ])er ben ein({ue lustri, manoscritte presso Gaspare Dondi de«^ii Oroloiii. patrizio padovano.

Di n(\ssun valore artistico, codesti componimenti non banno nep- |iure grande interesse J3Ìografico: jinri esercizi di metrica, com<; si rileva sjiesso <lai soli titoli ( Tcnìpus . De Morte, (h'atiu . Be Dio- fjei(e . Dido . De pictore . De rei-po)-). Altri son diretti Ad Maerl-

1) Dopo V Elecjiaruiii Llhcr , al quale prec'eile \\n Epistola al principe di Saler- no, cui appartengono le parole riferite nel testo, e le seguenti : « Seti antequani cal- cographo exhiberentur , Quirites plerique Veneti adolescentes statuere prorsus eis adijcere cpijgrcunmata quaedam , trela nylvas et (jHatuor Eclogas , iam dia iti te- nchris reconditus , ab D. autera Gaspare Dundo de Horoìogiis patricio Patavino , de Gauricis semper l)eneiùerito^ lastris iarr- (piinque peractis delitiose admodiiìii ser- ratax, in unum liunc redactum libelluni tuo nomine fulgentissimo dicatum promul- gavimus ». Se non che le due prime egloghe eran già stampate dal 1503 e 1501. Y. la lì. i a p. 20.

-) Il primo, il secondo, il quarto di questi epigrammi furon ristampati da LrcA nel Liler de ili. poet. aiictorit. {Opera III, 1800, 1874, 1877): il primo anche in jirincipio del cit. Tractatie< astrologicus {Opera II, 1578) il quarto nel De vera no- hilitatc {Opera, \\\, 1012); il primo, il penultimo e un altro dall' istesso titolo pure dal Brockhats nelTediz. del De sculptura, p. 88. Alcuni di questi ed altri dei Gàu- rici nelle Delitiae CC i/a/(jr. poet., ediz. Gheri (Francotorte, 1008), p[). 121 1-1215 «^ nei Cariìdna ili. poet. Hai. (Firenze, 1720), V, 270-79.

2:»

iii'iih^). Ad FerOiiKtiiihiiii . Ad Aiduut. Ad Liiriam prò Paulo. Ad Ca- roluin (Ac. a persone, iijiiotc ora a noi. ma in relazione col Gàiirieo. durante la sua vita padovana. A questo st<ssso ^rLii)i)o ap])artengono i due epi,i^raninii al llaniniisio e ijli endeeasillal)i al \'a!eriano. ehc ;il)l)ianio ^£>ià ricordai i. .

O'ialeuna finalmente di (jiieste p0(vsle ci m(jsti'a i:ià in ({uale l'a- miliaritji co' poeti iir(.'ci vivesse alloi'a il iiiovanetto, come «ili ende- casillabi Drspectus rrniiii ìicniaìtaruui, in cui parafrasa la nota ana- cre()ntica Ou ijlc: [dlz: -y. r-r^sw: o nel se<iuente epigramma, imbevuto tutto d(dle sentenze pessimiste di Teo.^nide e de",i:nnmici ^reci :

INKKI.ICITAS RKRTM ìiI.MANARr M.

nuis (lueal liuinaiiae tot vitac iiicommotla ferro :"

llumanao vitac quis mala ferre queat ^ * si vitaiu statuas ui-banam, iam tiLi in-aolict

.Mille (loiiìus curas, iurgia mille Ibi-uin. si tu i-ura colas, circiimstaiit mille labores,

Kt pelago tociim mors comitata venit. Nulli gi-atus inops, admota iixore quietem

Ni! spei-es, viduo nec potes esse thoro. orbus eris siiie jìi-ole, graves in prole labores,

Mente laltat iavenis, debilitate senex. Nil quoniam siiperest, (]uod me Aixisse iuvabit

optaiulum, misero sit mibi posse mori-).

li. La indma delle ({uattro eiilojihe è intitolata 'EpwTtxf^ ò:aÀÀr,À(o: . cioè « doiq)iamente erotica ». ])ercbè è il solito certame poetico Ira i due jtastori innamorati, (jui Orfeo e Taniii-a. quest'ultimo è il jioeta teoloiio ereco •'). non uià l' amico romano Pietro Tamira,

') Ristampato da I>tca nel cit. Liber de ili. poot. auct. (Opera, III, 1857), in siome all' epigr. De infoeUcUale ver. hum. che riferiremo or ora.

-) Elefj. Uher, f, ì\\n\ r.

•^) Co.sì lo chiama il GÀiiuco nel Catalogiis dei poeti greci che segue la cit. pa- .lafrasi oraziana.

i

20

che non paro conoscesse ancora: l'uno inneggiante il suo « lor- jnosus Anivntas ». Taltro la sua Filli(l(^: l'redda imitazione delle cglo- iihc 111 e \y di Mr.ijilio. st'iiza neanche ([nel po' d' intfM^essc hiogralieo che hanno le altre tre ').

La seconda, 'EpwxixYj àuXwc, cioè « unicamente erotica >. perchè è il solo Orfeo a dolersi, lino a morirne, del suo disprezzato amore per Licone; dei'iva. ]ier il ritornello:

P'ingite oloriiios mea carmina, (ingite caiitus,

modilicato I oi in

Claudite olorinos mea carmina, claudite cantus.

dall' MII vii'giliana. L'iscrizione che le Muse incidono sulla tond)a di Orfeo, è dettata dal Gàurico. con ])iii storiea verisimigliaif^a. in greco -).

Non prima del 15').'3 fu scritta la terza. A/-h hjri.rpn . perchè in- neggiante a Giulio TI :

Tu. quem Caesarei cum i-egno nominis onuies Haeredom pariter popiili regesque saliitant. Ten-arum c()eli([ue potens, sanctissimo -hiii I '■)

') La I e II egloga furun stampate [ter la pt-iina volta non nel 152(3, come as.seri Luca (v, la n. 1 a p. 24), ma a Firenze il 150:J in fine del De scvJptuni, e l'anno .«seguente nella raccolta giuntina delle Ecìogac, innanzi a quelle di Virgilio, di Calpur- ino, di Neme-siano, del Feti'arca, del Boccaccio e di Battista Mantovano (lì". 2 o-o r). Ristampate negli Awtore-; Btico/ic. XXXÌ'JII quotqiiof a Virgilii aetate ad cm. nsque 15 W nancisci licuit (Basilea, 154(3), p. (309 e nelle Delitiae CC italorum poe- tar., ediz. R. Gheri, pp. 120(3-14.

-) Eleg. libe)\ L I)iiii r :

^') Eletj. liher, f. I) v r

«{^uyàv, xal Y.i^^dfj'/y còpavò: &'j5av'!-/;v.

K un' invettiva contro l'avarizia, lo smodato aiiioro (h'ilc riccliezzf non adoperate a lin di Jicn'»: in soccorrinunito, s'intende, della poe- sia, d(dle .Mnse, dali'iei d'immortalità:

Uegalcs ('[)ulas tastidia saepo secuiitui-, Kgregiaiii \'(^iioi*oin magni 1)1(m-uiiu{uo doloi-os, Divitias sempei- inetns acei-, ot aspei-a caedes, Ast aiitom .^hlsas sofiuitui' gi-atissima vita ').

Senza Omero, (die ne sai'ebbe stato deijli eroi L'rcci e trojan! '

Una onines stai-ent olìscui-a in nocto scpulti ):

['(derno motivo oraziano: Vixere fortes'^).

I ])astori TJn/rsis e Lycopas, da' ({nali s'intil(da la ([iiarla. naseon- dono: il j)rimo nn amìeo toscano del (Ijinrico (il X'wcr'ì l w

Tliyrsis ego Arnensis, non A/-n<) pulchei- Anapus,

il secondo, l' istesso p(jeta:

Non me piniferi tantum juga summa Lycaei Parthonii([ue iuvent saltus ot Thcssala tempe, Quantum Gaurano gelidi sah rcrflce fontes ^).

1/ istesso Lieopa si dice « invenis al) Enboiea re^i^iune ». ci(j('' di

') JùkL, l\ ]) V /.-.

•-) Jhid., f. Dvi r.

•) ()(l(ir. IV, IX. I.a III e F.' (^i;l();j:a l'iiroii ii.-t;tarn[»atc in tino della [larati-asi ora- ziana ili I^)^[l•o^•Io (Roma, IT) II): v. 1:5. vi. Pai-te della III {Proh jiì'dnrdoh'mluni) liappare per ben due volte uid eit. Lib'r (ì'' ili. j)orf. (Ui t. o in line del Dr erra ■iiuh. di Lcc\ (Oyxvvf IH, I8(i/., ll»l-J). ) FAc(j. lilH'r, f. Dvii /•.

*f f r r r r

S',ì\)(>\\. I'"i)'l;t' (alilo Tirsi in Mciiaif'a « al) I (li (la<:li Oì'o'r ('^lo«ra r il \' iKMi so S<' (li* ' dar jiriiiia di >

Voci illlrl'*'

- m --

i.uììAun E«il>oii-i o(lalrii|«>i «tlii.

d lina Mia Aiiutttlii. e Ij<''>|ia a«l un ;novinc

'\aiio: quel Gas|An; I)uii-

' «li qu -',1

u «I.! 'i««ii;i iii'»;i'" \oI<»nti«Ti.

' la imqii'ia iiiiziati\a. ili

, ..i!i. |M»i iiuiiicMttaUiiiriitv l>

I l«-r .FII;l1<- l'ff.-ttn. !»r tJM.i

le SCO no

IMIIII lIlil'Mlll >•

Si» , Kst imi l'M iiiii

'A AlltlUlll. - )

Ili. l.a l'Ili! ( 1 I'.»7i . sccnliti

ria a iiitilar \a allora la

1(1 tih'ilUlKl . '

hiimciilc l 'Ini lo s" era (I it« '

1 iÌo|Mi la itMiii* (le! |«i(lr

I fli<-*p tii V(»I'

r iiiilitain ù, y ò |ir»»l»

l'irontaiiiiiiii qualche |MM>>ia latina . il n*a(<

HjH»n'*i«'niln e le.

') //'/(/., r. tit. iv. a I». *^4 n. 1. E cosi Tirsi:

,,;ìl> r,

'lini CatHjmttìa tota ilarrtur

«• Lifopa :

Non fo floroiiti cupiani (lomiiinrìor ,li

-') //'/(/., 11". l>\ir-\iii r. I.'oi^lo^a fìiiìsc' tu>u

Siti, tt ad \all(Mi). iioii^flUi^^ >ìt Hiiisi non ì sili. silt^^A^^Bi

Qf)

Pomponio ad ammonirlo paternamente di !■ isterc. di riv()l<>ere con- tro Venere e il cieco lanciullo quelle arnìiiiià provate contro ne- mici più fieri ^). a metter da jìarte i versi "amore: si dia. invece. a studi più severi, alla filosofìa naturale. 1" astronomia . alle ma- tematiche:

Interoa libi dum prima laiiiigliie viiu- Sordescunt, mores istos depone gahiii- . Excute mordaces pieno de pectore cuis Ac studiis aetas tirmetuv ceca severis Tolle leves elegos, lascivaque carmina lele, Tolle, pi'ecor, tolle haec irritamenta iih)1'ìs, Sit satis haec mecum lusisse prioribusnmis. Nunc age legitimo complectere carmin voisu Materiamque gravem vel tantis visiburaptani. Nimc age naturae causas obstinisaque eiunì Semina perquii-e et vasti miracula mudi Sollerti scrutare animo, mentemque saaceni Dirige, ut inventis notescant omnia ca^s -).

La seconda selva. ZwYpa-^:a, cioè "pittura", ciriconduce in me/zo alla vita jiadovana di Pomi)r)nio. È diretta al pit)re (dulio (:am])aiino!a.

') Elcfj. liber, f. K i e :

Arma ca[)e, ai-thoos nuper quibus iisus inbostes, Arma cape, et totos irarum coUige motu Non libi cani dura bellandnm pegente, n:- ultra Undique barbaricas temeraria pectora tunas Alpinosque animos, fraudesque dolosque tuebi.s.

atellù aveva probabilmente conibattuto contro gli vizzcri nel 1 !•.''.>, o con Lo- ' VIoro o col La Tremouille, per il ducato di Miuio: « Svizzeri di qua, S\ iz- dice il Balbo {Somm'irio, Firenze, 1850, [ 277).

- -28

Na[i(ili. l'ondata scccjiido la tradizione, dai^li Eiiboici o (lalcidc:-;! '). in- tanto Tirsi inno<2;\iila ad una sua Aniarilli. e Licopa ad un niovinc Mcnalca « ab Euganca l'O.izione ». cior padovano: (juid (lasiiaro Don- di daiili Or-oloiii . uià ricordato^ Allatto caratteristico di tjue.sta e<^'lo^iia è il vezzo cui il (laurico s'ahltandona molto volentieri. non so se dietro ({ualclie eseiniiio o se di sua pi-oiiria iniziativa. di dar prima di alcune jiarole le sillal)e iniziali. ]ioi inimediatanKnite le voci int(M"e: si direbbe un ])albutire. ma per (piale effetto, per ([na- ie SCOJ)(ì ^

Dum mihi sul) scopulo hoc formo formose Menalca.

Nunc prl nunc priumni laico notata mea

Est mihi Mugolìi sub ni sub vallibus altis....

Est mihi Tyhufti si'ìt rn, sub rwpiìjus antruin 2)

111. La jirima delle Si/lrar. scritta })oco dojio la moi'te del [ìadre (1497). secondo dice il titolo: IIpo-ps-xcxòv ad fra freni . è nn' esortato- ria a mutar vita. 11 Iratelhì. clf ei^li dice pner. sul cui volto sorge- va alloi-a la ]U'ima lanugine, i^iii autore di ìcccs eìeijos e di ìasri- t:a cdi'iiiuia. e che aveva pur militato /// Iiostcs ort/ioos è proba- ])i^mente Plinio, di cui ricordammo quakdie ))oesia latina .il trat(d- lo s'era dato ai tacili amori, ad una vita spensierata e le^u'fjdera ; e

1) Iblei, f. cit. Ctr. a p. 24 n. 1. E cosi Tirsi :

Non Amarilli velini (Jampaiiia tota daietui' : e Licopa :

Non ego Horenti ciipiam dominarier Arno.

■-) Jhid., fi". Dvii r-^iii '/'. I/egloga finisce non meno capi'icciosamente

Siti, sitt ad vallem, non audis? sitt Acinaetha Rursus non ? siU, sitt, hodie tilii cornna tVangain.

_ QQ

Foiiiponio ad aininonii-lo pjifcriiaiiicntc di resistere, di rivoljiii-Gi'e c-oii- Ivo Yencve e il cieeu laiiciiillo ((nelle anni .iiià prov.-ifc cnidi-o iic- niiei più fieri'), a inettcr da p;ir[(' i versi d'anion': si di;i . iiixccc. a studi più severi, alla IìIosoIìm uahirnlc. ali" asti-onomia . alle ina- ieiuati(die:

Intei'oa libi dmii i»rim;i laiiuiziiic viiltii< Sordoscmit, iiioi'cs jstos depone «xabiiios, Kxciite inordaces pieno de pectore curas Ac stiidiis aetas lii-niefui- ceca severis. Tolle leves elegos, lascivaque carmina dele, Tolle, precor, tolle liaec ii-ritamenta fuporis, Sit satis liaec niecuni lusisse i»rioi'i])us annis. Niinc age legitinio coniplectere carmina vorsu Materiamque gravem vel tantis visil)iis aplani. Nunc age naturae causas ol)strusa(HH> roniin Semina perquii-e et vasti mii-acula mundi Sollerti scrutare animo, mentom([uo sagacem I>ii'ige, ut inventis notoscant omnia causis -).

La seconda selva. Zwypa-fóa, cioè "piffui-a". ci i'ic(,iiduce in niez/o alla \ita jiadovana di Pomiifinio. K dii'ctta al pitt(n'e (Wnlio (lain]ia,L!ii<»!a.

1) Ek'f/. liher, f. H i r :

Arma capo, artlious nu[)or quibiis usus iti liosU's, Arma cape, et totos iranini eollige mottis. Non libi ciun dura belianduin i»egente, nee ultra Tjulique barbarica^ teiuerar'ia [lectura tiuaiias Aliìinosque aninios, tVainlesqut' (b)I(is(jiio tiaud)is.

Il fratello aveva probabilmente eoinbattiifo contro i;Ii Svizzeri nel 1 r.''.'. o con L<i- ilovico il Moro o eoi La Tremouille, [ler il lineato di .Milano: « Svizzeri di ([iia. Sviz- zeri di » dice il iJ.vi.iio (So»h)ì'ir,'t), Firenze, lS~)Cì, [k "JTT). -) Jhid., f. Kii r.

:M)

ti<i'lin (li (lirolamo. h^ttorato (' ]>itf()r(' anche lui \): (pieiristosso notò il Broc'khaus clic noi 1)/' s/-f'fj///'j-/( il (iàmico disse jiosfer, cioè di Padova, e lodò come imitatore del L;i'an Mantogna: « qnod palladiani illani Mantenii nostri turbam . (laesareosqne trinmphos tam bellissi- me sit imitatns » -") : i eeleht'i Trion/t di Giulio Cesare per la scena d(d teatro di Mantova ai*.)i)Vv:

(^esset Apelleas inirari lama tabellas, CfHlat priscus lioiios pictiivae gloria cedat, Cedant prisca iiovis: tua, -Tuli, gloria maior.... Qiiis tantum similes potuit deducere vultus i Quis potuit tantum veras animare fìguras ? VA pennicillo naturam sic imitari ?.... Si te prisca aetas, si secula prisca tulissont, 'l'antus vestcr honos, tua gloi'ia tanta fuisset, Absens ut tecum v ictus certas^et Apelles, Atque tuae veris pendentes vitihus uvae Fallere aves poterant, i)oterant tua linthea Zeusim Decipere, et solus poteras tu victor haberi ^).

Ad un periodo misero ed inlelicc dcdla sua vita . in cui il povero

1) Sui Campagnola v. N. PETnrcci , Bkujrafta (h>jjli artùdi padocanl , Padova ^ 1858, pp. 02-03; il quale pone la nascita di Gitdio nel lio^, mentre costui nel nov. 1495 era appena « parvuliis » (v. Bkockhaus , nell'ediz. del De sculptura , p. 80: ov' è ristampata tutta questa egloga, pp. 84-85): e ignora aftatto il componimen- to e il ricordo del Gàurico sul Campagnola. Padre e figlio furono verseggiato- ri : il primo anche celebre miniatore; Giulio a tredici anni conosceva le lin- gue classiche e 1' ebraica, ed era pure eccellente musico. Xella Notizia d' opere di disegno, ediz. cit., ])p. 51-52, si dice che « oggidì non avvi piti traccia » delle sue pitture ed esistan solo alcune stampe : mentre dal Pietrucci (Op. cit., p. 08) so:i citati alcuni quadri.

-) De sculptura, p. 138.

:!) MiiNTz, Histoire de V art pendant la Renavisance, Parigi, 1889 : II, 598.

") Elecj. liber, fi". Eiii r, Eiiii r.

poeta non dovette pa.ssai'.s'.'hi molto allegramente, allude V ulfima l'ome la i)riiiia delle iS'^/Z/v/c'. dotta jioi'ció A-jat-j/c'a, cioi'' ' iiilortnnio ". Meglio non e.sser mai nati; iuiioccnli. .siani hoi-sa.i^lio ai coljii di un <'ioco destino. Ini'elieissimo il .Ljcnerc^ u(j.sti'o ; jtiii (Mici ,i:li aiiiiiiall!

Longioi- bis ordo est, aoios lue [uirior. illis Sei-ioi' est ctas, iiiiiata((no vcllci-a vostcs Jlorha ci])us, foiites ac IHgida (lumina sedani. I)emulcent(iue sitini, i)lacidos dat Lilolìa soporcs, Antra donuis, vii-idos constrata cu])ilia frondos. Quid l'Ol'ei'ain ^ sci'iions longos, i»i'oh .luiiiiilcr. annos Jvxuit, et tai-dani ponit cuni [K'IIc scnoclani, Ternaquc vivaccs cognoscuiit secula cervi. Quid voluci-es celi neptuniariue agiiiina naii-enl ^ Mitius in sylvis tandem celoque inai-i(iue ^'ivitul', in sylvis certe lelicius essem Intel" apros. i-aitidostiue lupos, saevos(pie leones, 1^1 nunc humanam cu[>io de[)()nei-e l'oi-mam ').

1\". I quattro libri dello oloiiio di (loi'uolio ( lallo por I.icoride era- no (e sono) ritenuti distrutti, ([uando . sul principio dol soo. W'I. il ,iiiovinetto Gàurico ennlette di averne seoi)erto uno. Lo lece subito l)nbblieare. il li ^^ennaio ir,()l. a ^'onozia. pe' tipi di Jìernardino ve- neto de' Mtali -). 1/aniioo (i. 1>. Ilaumusii» vi aiiijiuusc uu' avvortou- za o un epiiiranuna. in lìn de! libro:

Io. \]\i'. KiiAMM sns i,i:r;T<)i{i :

« Lector (iiiod lias (]oi'. (ialli jioetae relliipdas leyei'is , Pomiionio (raurico . « adolescenti oiitinio. gratias lialxMo ».

1) Jfji(/., f. K V r.

-) In-l"; ce. li. Al f. Ai r: (^ounkmi (Iai.i.i \ Fha<;mkm'a | Chùi (jratia ci pri- cilcrjin; al cui verso: la l'ifa C. Galli. Al f. .seg-. comincia il C. (f. pocfae clarìs- simi Elegiariiiit libcUus. A questo (f. C v r), stiecode il noto Pcrriijiliuh- Vencris con la rubrica: « Sequons lyi'icunì quia a plcrisquo (\. dallo attribuifur, hoc loco subscri-

'\-)

KirsDKM Kl'KiliAMMA.

Si (|uis soiisus illesi, si ([ua osi moiis iiUa sepultis, ]*oinponi, i)i('tas hacc tua yi-ata satis.

Olii sparsos cineres proiu-io componis acervo, Qui titulum proprio restituis tumulo.

Ijise tuo tandem (ìallus iiuiic munere yaudet Se peiiitus (lexti-a non cecidisse sua.

lieiniiun putavi ». Al 1". Cvi r : un Pninjìonii. Gnuricl Neapolllani Elegiacon, sulla ipoi'dita di tanti capolavori dell' antichità, che fu poi inserito dal nostro con al- rune modificazioni nell" EUujuiraiu libi'r al n. xxvir. Seguono l'avvertenza e l'epi- gramma del Rammsio (f. ("vi r), ed in line: «Impressuni Yenetiis i)er Bernardi- num Venetum de A'italibus Anno D"' .M. CCCCC. I. I)ie xii. Tanuarii ». Poniamo sotto gli occhi del lettor'e la Vlla C. Gal/i, iierchè ad essa dovremo si)esso riferirci: « (lornelius Gallus Foroiuliensis , Orator ac Poeta clarissimiis, ex infima fortuna « in Augusti amiciciam suseeptus, Aegypturn [.rovinciani Romanorum primus ohti- « nuit. Mox , quum quaedam in convivio per nienim fassus esset , in sus[)ieionem « coniurationis addnctus. Damnandusque Sonatui tradditus, ob pudorem, propria se « manu interfecit , anno aetatis suae xliii. Hunc P. V. 'Slavo usque adeo sibi ami- « cissimum liabuit, ut Bucolica et Georgica in eius laudibus terminarit. Yerum quia « in Georgicis pleniores de eo laudes contenebantur, iubente Augusto in Aristei fabu- « lam commutavit. Scripsit Cornelius (jallus Elegiarìim Llhrùs ini. de Cytheride « quadam , P. Vohimnii liberta , quam fleto nomine Lycorida appellavit. Inque iis « imitatus est Euphorionem Ghaleidicum Poetam. Lasciviusculus semper fuit. In « compositione tamen caeteris qui Elegiam latine scriptitarunt, durior a Fabio non « temere iudicatus. Eius scriphi pcnilus intcrcidcrnnt, praeter hunc unum libcUum « (|uem pauloante moitem in Aegyi)to vi^us est perscripsisse. Nani quum ibi grae- « cam quai.dam pueljam adaniasset; nce propter ingravescentem iam aetatem cius « libidini satisfacere potuisset, materia satis oportune oblata est, ut senectutis in- <^< commoda describens , iuveniles suos amores reeenseret , seque suis carminibus . « multo melius quam in nnnio si)ectandum effingeret. Nar.- quod fucrit Efruscns , « quod Orator, quod Poeta, quod etiara xinolentu^, quod Lycorida adamaret, quod « Icgatus Aegìjpto praefuerit, itine inanif'cstissiun' cotiigitur. Quae si quis diligenter « anirnadcertat, fatehitur lame liheliur.- Cor/ie/ii G/tìli, non alterius fuissc; ut qui- « darti parurn pitidenfer e.ristimarunt ».

Ma quella del riàurico non era nr una scoperta , una disunui- zione. Codesti voluti Fragmenta Coruelll Galli non eran altro che le elegie diMassiniiauo etrusco, scrittore dclM secolo, noto nel medio evo, e poi divulgato })er la stampa . negli uKluii dccennii d(d secolo X\' e riprodotto financo due anni })rima della [»u])ljlicazi()ne d(il ( ;;i uri- co M. Pomponio poteva ignorar tutto ([uesto ; uì;i . pubblicando ([uelle elegie, egli evidentenuuile non volle dar nulla di nuovo o di sconosciuto. SI bene attirare T attenzione dei dotti sulla sua conget- tura: clie quei versi, jiiuttosto die alT ignoto Massimiano, dovessero meglio attribuirsi al celebre amico di Mrgilio. Mera coug(dtura. iu cui lo s])inse l'identitii del cogn(une dei due poeti anclie Massimia- no è detto Ciallu nei manoscritti e nelle stampe'-) (■ d(d nonu? della donna cantata da essi (Licoride) ; (di' egli (d»be il torto di dare jier cosa già beli' e assodata sin dal rrontes|)i/io del suo li])ro . sal- tando con inconsideratezza giovanile su i du])i)i non leggieri die pur gli s'erano jiarati dinanzi. Cornelio dallo morto giovane e cotesto Massimiano lagnantesi c(jntinuamente della sua veccdiiezza: l'uno, di Forlì, vissuto nid secol d' Augusto. 1' altro. Toscano, adoperante un iiarbaro latino, potevan essere una stessa persona?^) La smania di l'arsi conoscere era ({uesto il ]ii'imo libi'o die v(Uiiva in luce col suo nome la speranza l'orse, di giovare alle non doride condizioni domesticbe, atf'rettaroiio codesta ])ubb!icazione, unica, fra quelle del (ìàurico, di cui non si jiossa dir assolutamente bene.

Ottenne l'intento; il suo nome corse })er le bocche degli studiosi.

^) Y. H.MN, Rcpertor. hihl., II, V. I, WTì che cita una ?;tam\)a s. a. 1. (ma di Utrecht, 1473), sul cui f. 1 /•: 2ilaj'iinianl pldlosopld atquc oratoris clarissiuii cthica ■suavla et periocunda. Nella A'itt. Kmamielc di Roma: Maximianis, Libelh(^ nif;/f(- non, « Pai'isiis, Stoph. loliamiot et Petrus Le Don, 1-199 » (cfr. H.vix, n. llOld).

-) II cod. A'aticauo .'')I7(), por es., è iiititi)lato : « (t.vi.i.i Maximiam, Carlina .•» ; il 1921 (del 1111 0 ' .');{) della Imperiale di Viemia , li". VMS' 117'': « Cornei.its Maximiani's Ttalias Ktrtscis : Eleijiae scu' » (Tiihulac codd. rnss. in hibl. Paint. Viìidobonemi assorv., Vienna, 1801 ; III, l'2'2).

'^) Si vecrgano le parole in corsivo nella ]'ita C. ^rr//// scritta ila! (iXruico, nella il. a p. '.V2.

ó't

Un altro degli antichi capolavori ora stato tolto all'eterno oblio ') ! I pesciolini abboccarono all'amo, e credettero subito e decantarono la bella scoi)erta -^: ma i critici diii-rifinarono i denti, e la di(diiararono apertamente una slaeciata imj)0stura. Primo, Tra i^ii altri, un disce- polo del Poliziano, il fiorentino Pietro Ricci, o. latinamente. Crinito, il quale, nel suo trattato De poetis lafìjiis. scritto e pubblicato ([uat- tr'anni dopo vìw (|uollo elegie col lalso nome andavano già per le ma- ni di tutti. avvcM'tiva severamente '^i : « Leguntur aetate nostra ele- giarum libri sub nomine Cor. Galli . ({ua in re facile est im[)onere imperitis bominibus. Qui autem i»aulo diligentius antiquitatem obser- varunt, nibil minus censebunt quam ut baec referenda sint ad |)oe- tam Galluni ». E ])rima del Crinito . Lilio Gregorio Giraldi nel dia-

^) L' istesso Gaurico nel cit. Eicgidcon , prima di farne la scoperta , ne lamen- tava cosi la perdita :

Eloquar ? Ali faciniis ! Tua nnnc ubi, Galle, Lyeoris?

Ah ubi ubi ingenium. Galle poeta, tnum ? Poenitet ben longi noctesque diesque laboris,

Quum videam tantos deperiisse viros. Nitendum tamen est. Nani quamvis euncta peribunt,

Ingenii nunquam Fama perire potest. Et quamvis tua scripta olim, Divine Poeta,

Ac versus tulei'int saecula longa tuos, Orbe quidem loto vivet tua, Galle, Lyeoris,

Yivet et ingenium. Galle Poeta, taum.

-) Il cod. Yatic. Reg. 2010, ai ff. 1 r il r contiene: Corxelii Galli Elqjia- ruiii Uhcllwi , ma è una copia della stampa del Gàurico , di cui contiene anche la Vita C. G. e il cit. Elegiacon. Il cod. Vili, 41 della bibl. Barberini, antico, membr. dei secc. xiii e xiv contiene adesi)ote Y elegie di Massimiano , ma innanzi ad esso una mano del sec. xvi scrisse: Elegiae Cnei Cornclii Galli. ClV. Poetac kit. minorcs. ediz. Baehrens, voi. Y (Lipsia, 1883), p. 315.

3) Petri CRiNrri , De jioetis latinis libri T' (Firenze, F. Giunta, 1505): lib. ni. cap. XLH : « Gn. Gornelius Gallus ». Vedi su di lui: Roscoe. Vita e pont. di Leone X. trad. ital.. I, 1.5:*> sgg.

."35

lof^'O De autiquis poetìs, scritto noi 15<J:J'), ma pubbiicato più tardi. inveiva così contro il Gàurico. di cui. conio ])Oota, doveva dire piut- tosto ])ene: « Mlratiis suni qiioiMiiiidani inipiidentiani. ne dieani amen- tiani, qui tralaticios ({iiosdain et onentitos versus sub (ialli Poetae nomino ediderunt . cum in iis ncque ])lirasis nec; tempus Gallo con- vcniant . (|ui tcrtio et ({uadragesimo suac aetatis anno, sua sibimet inanu morteni sibi accersiit. in iis autcni se senem descriljit. Scd ncc in pl('ris([ue vcrsil)us purus et sinccrus est seruio latinus , quin et syllabaruni niorae et tenijiora. metri le^es nonnunijuaui excedunt.' Alaximiani vero, nugatoris cujusdam et nebidonis ])otius. eorum ver- sus lìlurimi sunt. Et si boc avetis nosse ex vetustioriJìus adliuc quibu- sdam exemplaribus est viden^ . in ({uiJ)us Maximiani ipsius nomen Icyitur. illius, inquam. Maximiani. cujus et insignis (irannnaticae nu- .liator Alexander nugas irridet: qiiod nouicn in editis et excusis nu- pt'r lijìt'llis Iter iVaudcm est praeternussuui » -).

1) Opera omnia (Lione, lOUO), li, coli. 210-211: li Tihaiìoschi, Storia, VII, 1232, ricortla che sul priiuiiiio del III di quei dialoghi si annunzia la morte del Fontano come allora avvenuta.

-) Sulla prima carta dell'esemplare dei Frayiiienhi C. Galli posseduto dalla Xaz. di rs'ap., di mano di G. Parrasio, di cui anche alcune correzioni marginali alle elegie: « Lege calcem libelli. Maximiani poetae. Ex antiquo codice, quem penes se testatur esse vir eruditiss. et domi sue clarns Georgius Robutus Alexandrenus Me- rulae ex sorore nepos. Obiit hic Ciallus 13 etatis anno, ut EusoImus auctor est idqu»^ non convenit huic auctori qui se decrepitum fatetur et queritur. De hoc Alexandei':

lamque legent pueri prò nugis Maximiani et e.

eo(pie prior Apuleius grammaticus in ()rtogra[)liia citat hoc Maximiani t-armen : Sohift Boi'ti fer.^ miacratus opcrr. Idem Maximiamis Epithaphium scripsit in A'ergi- lium ». Nel vs. ora cil., che appartiene all'eleg. Ili, Massimiano atcennaa Hoezio amico suo. Ora neir ediz. del Gàurico si legge Doheti , e si disse che era stato cosi cor- retto dal nostro per mettere fuori strada i critici. Se non che quella cattiva lezione poteva ben essere nel cod. da cui fu tratta l'ediz. gauriciana. I codd. cit. dal Bak- hrens , Op. cit. , p. 334 , lian tutti Bocti. Anche al n. fu atU ibuita la divisione in sei elegie eh' è invece già nei codd. (iel XI\' e X^' <ecolo {\. Bakurkns, Op. <i(.^

36

Ma intanto, prima che finisse il decennio, quelle elegie col nome; loro imposto dal Gàiirico furono ristampate in Germania'). Poi, man mano, al i^iusto «giudizio (Un critici-') dovettero acquetarsi flotti e studiosi, l'uorchc Luca Gàurico : che continuò sempre, ti- no all'ultimo della sua vita, a ristami)are nelle sue opere, or

**l.p. 329, ,'«2, 337, 340, 348; e la n. 2 a p. 33). Più giusta è l'altra accusa cir egli sopprimesse il nome Ma.r/mianm iieU* eleg. IV. Infatti nell' ediz. del Gcàu- ri co, i vv. 25-26:

Atque aliquis, cui caeca foret bene nota voluptas: Cantans cantantem Maximianus amat,

sono del tutto omessi.

') Il Panzer, Anna/es tijpog rapi ilei (Norimberga, i7V>8), VI, 42, 40, cita due edizioni, fatte insieme alle cose di Gregorio da Tiferno, di Francesco Ottavio e de' Carmina di Sulpicia, dei Coì-nelii Galli poetae tum clarissimi tum vctuntissimi Elì'- (jiaraui fragmcnla col solito Elegiacon Pomponii Gaiirici Neapjolitani. Le due edi- zioni portano 1' istessa indicazione « Argentorati , ex officina Scliureriana mense lulio », ma una del « MIWIII », l'altra del « MDVIIII » : e probabilmente non sa- ranno che una sola.

-) y. il Faiìricio, Bill, latina (Venezia, 1728), I, 207-301, che dopo quelle del Giraldi, riferisce le acri parole del BRorcKusio contro il Gàurico , nell' ediz. delle Elegiae di Properzio (Amsterdam, 1727, p. 243): « Itaque nihil nobis restat de Cornelio Gallo praeter solam memoriam. Nani libellus ille, qui vulgo sub eius nomine circum- fertur, auctorem habet nescio quem Maximianum, scriptorem barbarum, lutulentum ac tantum non stercoreum. Prinius fucum atudiosis hominihus facere ausus est, sub nomine tam bona, Pomponius Gauricus, et successit ei mangonii'.m, quam<iuam cantra sta- rent viri eruditissimi , applaudentibus inflceti vulgi suftragiis ». Della edizione del Gàurico anche il Goldast nella prefazione alle Erotica di Ovidio (Francoforte, 1610), ed altri fino al La Monnove nella Menagiana (Amsterdam, 1716), III. 241-253 ed al Lemaire nei Poetae Latini Minores (Parigi, 1824), II, 180 sgg. F dovrebbero anche parlarne il Vòlker, Commentationis de C. C. (r. foroiul. cita et scriptis, P. I e II (Bonn , 1840 ; Elberfeld , 1844) e A. Nicolas , De la vie et dr^ oicvrages de C. C. G. (Parigi, 1851), che non ho potuto vedere.

<|iie.sta or quella dclP elogio di Massimianr) col lutiiu,' di (>)rnoli() (iallo ').

y. Fu auoho a i'adoNa. sul |irinci|ii() dcirestalc del 1ò')l\<-Iic l'onipo- iiio tradusse dal greco iu latino il coumientario di Aniinonio, lilosdlo alessandrino del ([uinto secolo, e ti-a" niiiiiiori coniinentatdii di Ari- stotile, sul trattato Lt /jffi/tq/fe coccs del neoiilatonieo l'orlirio -): tratta- lo codesto che. col titolo di Inlrodcflio In rdicfjoritis ArisluMis, ave- va senii)re iireceduto nel niediocNo V ( ìrfjnnoii aristotelico •^). Questa l'atica Pomponio se l'assunse ])(!r compiacere al Iralello J>uca. che. jioco pratico de' greci e meu dei (ilosoH. aveva trovalo liii da! prin- cipio una certa difficoltà ad iidendere. nel testo givco. la termino- logia filosofica di Porfirio.

11 23 agosto hi traduzione era linita . e Pomponio. in\iandola al fratello, scriveva: « Ilahes igitiir /// iiiiuii[ti<> rorcs Poi-p/n/fii. fi-ater, « de voce Ammonii commentariolum. llahes (piod a me fihi dehetta- « tur XP^°?' Solutus e([uidem ego nunc sum omni laenore. liheratus « sum hac quam, tua causa, suscepi molestiam. Si vero parum . ut « speraras, eleganter dictatum a me l'uiss(^ iudicahitur. eius rei cul- « pam tibi assignato. ({ui quotidie cum Rhamnusio lestinans, sollici- « tabas , vexabas . (j[ui tantopere de me latinum Ammoninm expete- « J)as, et nos ergo ecce latinum dedimus. (juare si in cuius(|ue manus « forte devenerit, ({ui splendidiusculum desiderarit elocuti(3nis orna- « tum, responsum ci tacito hoc dictum sit. Patii tantum iura grae- « co liomini dare, ip.stitiitnm l^)ml)onio l'uisse. non rrhis. jiatavinum « si posset lacere, non Ilomanum. Vale. Patavii . x. cai. Sejitemhr. « M. CGGCCIl. »

1) Nel cit. Libo- (lo ili. poet. nuct. {Opera, III, 1802, 1871-7(1).

2) Zeller, Die Philosophie der Grieclien, Lii)sia, 1808; III, I*. II. ~ù-2 .<^-t;•. Le cinque « voci » o uiiivci'sali o predicabili sono, com'ó noto, il i;onei-o, la iliUcniiza, la specie, il proprio, raccidcute: \ . FiouKNTtNo, ^fnii. della .v/or. della /'los., Napoli, 1887, p. 157.

=') Zei.ler, Op. riL, HI, P. II, 750 .«.-y.

88

lÀbenitus sìn// /tdc if.diK . ti((( mesa, sksccjìì inoìcsfianì ! 11 «giovino roiiiponio. })ieno il capo di poeti, innamorato dclh^ bolle arti, non aveva grandissima simjiatia por le definizioni e le distinzioni dei commentatori aristotelici. Dei lilosofi «^reci solo Platone, il i)oeta del- la fìlosolia. i^li a])pare lami<2Ìiarc '); ma evidentemente ei preferiva sem})i'e . come vedremo . Omero (^ Mri^ilio. Fu per lo continue insi- stenze di I-uca e del l\amnusio eh' ci ])ernnse si stampasse quella versione. Ai 1*.) decembre (ti queir anno Luca l'aveva già dedicata al cardinal Donuuiico (Jrinumo. studiosissimo della filosofìa -j ; ma VAiuiitoiiio non usci alla luce (die due anni dojio. il 17 giugno lo()i.

') Oltre che dalla rit'ei'ita rjx'.sfoUi, si rileva dal De sriilptara, pp. 90, 152, 101 dove son citati il Cratilo « Platonis no.stri », il Tcetcto, il Thuco ecc. Luca (v. la n. seg.) lo dice di Platone « stiidiosissimus ».

-) Riferisco parte della lettera di Ltca , perdio rischiara il periodo della vita padovana di Pomponio, a noi pochissimo noto (f. ai v dell' ediz. cit. nella n. sg.): L. Ctal"ricus Do'ininico Gritnano Veneto cardinali. « Superiori aestate, qiuim forte « per id tempiis quo a studiis vacatur , familiariter quibusdam , Universales illas « quinque Poi-phyrii voces interpretar! cogeremm*; ipsoque statini principio, quid « sibi Platonica illa vellent, addubitaremus, contuli 'ine illieo ad Pomponiuni fra- « treni, qui ex Platone ipso, ciijus in est studiosissimus, ea viilii cxplicarct, Quum « vero de Parmenide mihi plnra ad eam rem pertinentia recensuisset, ad Porphv- « rii tandem interpraetes se coniecit, ipsumqne Ammoniuin. Ex quo quum quaedam « interpretatus esset , ita ego concitatus , ut rogare obtestarique , causando nanque <i subterfugere videbatur, numquam prius desierim , quam mihi Ammonium latine « ut dictaret, polliceretur. Quod quum perfectum celerrime esset, multique dein me « rogarent, sibi describendi copiam facerem , peneque etiam conviciis efflagitarent « li])rarii, statui mus id ita quidem, atque ut semper, in commune nostra referenda « omnia duximus , consentaneum atque preclarum magis rati [ilurimis prodesse , « quam pluribus, omnibus etiam quam jìlurimis, quom licuerit. » E, rivolgendosi al Grimano : « Spero equideru dices , di(jnu;.-'. interpretcìn sortitiis est Porphyriws « Ammonium, dignum Ammonius interpraetem sortitus est, quamvis adolescentem , « Pomponiurr. Vale. Et quod facis , Gauricos fratres ama. Patavii xiiii. Cai. la- « nuar. M. D. III. » Nel Traci, aitrol. {Optcì-a II , 1594) lo stesso Luca dice che il Grimano « philosophus eminentissimus » , sempre malinconico, lasciò i suoi libri alla biblioteca « divi Antonii, Venetiis » ed una raccolta di medaglie ai nepoti.

;}!.)

dalla tii»ogTalia di (i. B. S(^s^^a'). La l<'ft<'i-iiia di roinpcìiiin rdic <-i Ira.sporta ]iei' un luomonto in mezzo alla cólta scolaresra ])adova- na dol primo cinciuoconto . e ci niosfra 1" adolescente Poinitonio . al- lear tatto dedito ai prediletti suoi studi umanistici : fu aecortann-n- te soppressa nella seconda edizione (die si fece di (|uel commentario anche a Venezia, il 23 agosto 152(3. dai^li eredi di Ottaviano Scoto -): probabilmente ]iei' consiiilio di Luca che viveva alloi-a in qmdla <-itt;i e accudiva per avventura alla ristampa''. Oiiella lettera do- vette dare non poco sui nervi ai cultoii d(dla lilosolia. e non era latta certo ]ier raccomandar molto lo sniei-cif» d(d libro.

In oLini modo i filosofi non dovettcMo i-imaner molto contenti di ({uella versione: se. verso la metà d(d ciuijuecento . l'ii jiossibil*^ (die nella \'enezia stessa se ne pubblicasse un'alti-a^).

W. A Roma, verso il l.j(ÌO. ei dovè scrivere il commento sul- l'arte poetica oraziana, che, a voler cretlere all'accuratissimo (lldoc-

') AmMOMIS in QUINQIE j VOCES PoRPllTRII PER iPoMPONICM GaV- ] RICCM NEA - \

POLITA - 1 NUM. In - 4.", ir. a - g duerni. In fine: « Impressimi hoc opus Venetiis per Io. Baptistam Sessa. Anno M. CCCCGIIII. xv. Cai. Quinti!. ». Seguono al f. g 1 r duo epigrammi: uno del Yaleriano, riferito a [>. 1:3 n. o, l'altro con la rubiica: Dn- natas Zerhus 1. P. Ferretto S. \'i\ exeniplare nella r.asanatense. Il Pan/.er, .1/^ nnles typographki. Vili, 306, 3(38, oltre questa, rHerisce dalla « Bibl. Xie. Rossi, p. 131 » un'ediz. veneta del 1502, ma anche qui, come nella ristampa del <ial!o (v. la lì. 1 a !>. 30), si tratterà di una svista. Il Tafcri, Intorni, III, P. I, \). 231 cita Te- diz. del Sessa come del 1503.

-) Ammonii Jn qta'iìqtie lux-es Porpìiìjrii , rxi» ndilttinnUnc^ Pomponii (tmrici , 'Oli i.entariHui. In line : « Venetiis , ere et cura hereduni d. Octaviani Scoti et so- ciorum, impressa fuerunt Anno salutifere incarnalionis domini nostri lesu Christi , MDXXVI, die xxiii Augusti », In fol., ce. 20 al recto.

-) Come vedremo, G. R. Sessa fu Io stampatore prediletto di Buca.

■*) Ammonii Hermeae In V PorpJiì/n'i rocfx rontmenfnrii , per Ioannem Rapti- stam Rasaiutm Idtinitate donati (Venezia, « a(iuoii Ioan. 'ii'\ [ijiiuni >^. 15r.)). Xelhi dedicatoria non si fa alcun cenno d<MIa ver>^ione del rràuiico.

- ;o

caroUi . !sareJjbe stato invoco stampato sin dal ir)()2 a Bologna \:. So non cIh^ noi abbiamo iiià mostrato elio non })rima dot 150i il Pucci potò recarsi a l\(ìnia. o cIk? ivi. dopo di quell'anno, forse nel [TW , (d)l)0 occasione d'incontrar Pomponio e d' indurlo a scrivere ([uosto suo commentario. Olti'o la ristampa del loil. di cui parleremo, a me non è riuscito trovare di codosP opera altra edizione che una in i°, senza indicazione di anno e; di luogo, e col solo titolo: Pomponu

(tAURICI DK arti-: poetica, ad PrANCISGUM PuGGIUM FLOREXTINUM -). Di

modo che la su])posta stamela ])olognese del i5()2 ■'), ricordata solanienb^ dal Cliioccarelli. o dov'ossero del i5i2, o tutt' una cosa con quella sen- z'anno nò luogo ora citata.

Nella doilicatoria Ad Fraiicisrinn Piiccium fìoreidinuin ^). il Gàu-

^) Ecco le sue parole: « Scripsit commentariolum super Arte poetica Morati i

ad Franciiscum Puccium Florentiuuiii oi-atorem esimium qui excusus est i?o>w/«^^^/

(iiino 1502 ».

-) Di ce. 24, non numerate, col registro A - F, tutti quaderni , di linee 35 per pagina piena , di carattere romano. Ne posseggono un esemplare la Nazionale di Napoli, la Corsiniana, 1" T'niversitaria di Bologna. Non vi è unito il testo d'Orazio, che fu aggiunto nell' ediz. romana del 1511.

•') Il carattere non rassomiglia punto a quello adoperato da Benedetto d' Ettore che nel 1502 era il principale stampatore bolognese (Pa>'zer , Aìiaales , VI , 320 sgg.; L. Frati, Opere della hibliog. bologn. Bologna, 1889, pp. 915 sgg.) ma piuttosto a quello del tipografo ed antiquario romano Jacobo Mazoclii, del principio del XVI secolo. Il ricordo di (rinlio II (v. la n. 2 a p. 42), l'intonazione e[)igrafìca dell'E- pilogo, la dedica al Pucci confermano l'origine romana. In ogni modo, o bolognese o romana, questa stampa fu eseguita dopo il 1509, quando il n. dovette trovarsi a Roma, e ju-ima del 1512, quando, come abbiam visto, il Pucci mori.

^) Eccola tutta (f. A i ;■) : « Saepe quidem mecum ipse cogitaveram, Pucci, qui) « narn modo tiirim in r^e vrteram hcnerolentidr.- ac meam erga te summam obser- « vantiam apertissime testilieari deberem. Sed quum niliil i)lane successisset, fateor « equidem ita me composuisse, ut non nimis sollicitus essem , occasionem autem si « qua interveniret, libenter arriperem. Ecce vero ita sors tulit , ut quum in hcr- « tis Mecenatianis deambulando, de latinis Poetis quos ille aluerit dissereremus et « ad Horatium Flaccum devenissemus, diceres tu in eo libello in quo Poetica prae- « cepta traddantur, videri subobscuriorem, ut quae praecipiantur, piane nee ipse diu

rico ci (licf rorÌLiinc e il niotudo tcniitcj da lui u.'i (•(jiniiioiitar la cclobro el)i^stolcl oraziana. rass(^ggiaiido. ailiiiiquc jm'I' gli orti di M<'- «•(^nato. (\i;li e 1' amico, e discorrendo dei jiotdi latini <-lii.' rillusti-c toscano aveva accolti in casa sua. e iiarticolarnicntc di Orazio, il Pucci conlcssò clic a lui era sembrala al([uant(j oscuretta 1* ei)ist(da ai ri- soni, e ))i-cg(") il (iaui'ico. clic in\ece l'inalzava alle stelle, di mot- terne in mi.ulior vista gì" inseiiiiamenti. K l'oiiiiionio. detto l'atto, si mise air opei'a . ma non .L'ia per .Ripiegarne il senso, come avevan l'atto i ^^rammatici . e lui stesso « in aliis (jinbusdam commentai-io- lis ') ». s"i ìu^uo a darne i concetti uno per uno. in pi-osa. c(jnio se uscissero della bocca di Orazio ist 'sso ammaestrante i Pisoni. Ai cele- bri: l'f pi'fi'rii piicsis: « Itaqne vostra })oesis facito sic ut pictura qne- « madmodiim: eiiim lia<'c spectari cniisuevit. 'àVvà pfoprius, alia ÌOHfjins « alia in obscuro. alia sub aperto, et tane ereditili' ess perCoota quam « umbris liiminibiis(iuesuis interstinctacoijnoscatiir.ac nulliiis unqiiam « iudicis iudiciiim vei-catur. Sic et Illa i]ua"(lam [(i-ol'en'e flebebit a loco « proximiiìre. (piaedam a longiii([uioi-i'. ([iiaedam enuiiciahit ol»scuriiis. « ({iiaodam aiiortiiis. modo i-eiii solis lin(>ainentis designatam.niodo per- « l'ectissinie suis col(»ribus exornatam -) ». Ed a (pu\L:ii alti'i: Ti' nUnJ iitrifd dici's /ariesq/fr Mliìoca: « \'os antem. l'isoiios. ingonio roiai- « gnanto nibil lacere diceroqne debebitis. Si quid vero vobis antea scri-

« percipei'C potiioris, iiec qui percepisse videretiir qtieimpie adiineneris. Rogaresqtie « ine qui centra niliil in ilio mirabilius delauilareni aperleque non lilielhun sed poe- « taiMim unionem illuni esse pi-aedicai-ein, ut! quae praecipiuntui*. si quo modo pos- « seni, ostendere non gravarer. Quod, qiiuni libenter facturuni me i'ec?pissem, ita re- « cepi , ut non (Traniuiatieoruni more, tihi sensus ipsos explicarem , quod in aliis « (luil)usdani coinmentariolis t'ociniiis, sod taiitmnniodo praet-eida ipsa collig-efem . « et quid ille oonunonuerit , enarrareui. Ita(|ue quuin et lioe qua ratione nielius « fieri possit, animo l'evolverem. plai^uit Horatiuni ipsum ita libi loquenteui indueere, « ut resulutis nunieris, et idaeis permutatis Pisones suos edocenteni aiidire videaris. « Scis enim quani ineptissima res sit, si [loetaruni versus in sua verba resolvas. »

') K l'unica ^olta elie li ricordi. Froliabilmento per uso didattico, erau dovuti rimaner manuseritti.

-) Ediz. i-it., 1'. lìii /• - '•.

-- \d

" |ituiii l'xtitoi'it.iii accrrinniiìi iiidii'iimi ^ìoiWJrnìirici. modestanu'U- « te! noj;truni(|uc Or-ji/io (Iojh) il (làuiMco! (Icducatiir. et in jilii- <v ros aniios castiiiatioiii siilìiiciafiir. ii(M[ii(' ([iiod inulti laciunt temei»' « iild'uni aeilatis. nani si ([uid crif <-astiiian(liini. !ic('])it ut deleas. si non « sit einissiiin. Einissa (mini vox. rcvcrii ainpliiis nullo modo jiotest » V». Al eoinmento siil-('(m1(' un AW/rc^^' /cv/cx EpUojii^ . un laciìnico rias- sunto deiili aminaesfrainenti: « Ilaee vei'o sunt. mi l'ueei. ({uae de <f Arte l'oetiea l'ueiMint al) lloralti) })raeceiita Pisoni])us. Tu si <|uid in « hoc o})('re n(»sh'o desideraveris l'ae ut sciam.Permcquidemnon stahit « ([uin til)i euinulatissime salisractum.Scd ut Eiiilo.ùum ctirun liaJ)eas. in « iiac vacua pagina, tamquam in aenea TaJ)ula l'oeticas leges sinc ulla « interpraetation»* nudas tiJ)i projionam » -). E [loiciir da Orazio « monc- « nmr Graeeos poetas tanquam duces sequi oport(n-e: addam so^- « giunpro il Gàurico etiam tiJ)i nunc. nti liberales viri lacere solent, « illorum Cataloguin. sive potiiis Epitaiihios (piei r-emanserunt Titu- « los » •*). Ma più elio un indice, soii brevi e dotte notiziole Jjiograli- clic e letterarie dei ]»oeti greci. Onesti ei divide in cin([ue categorie: e])ici. elegiaci, tragici e satirici e comici. giam])ogra(i e lirici e me- lici, innografi e scrittor-i di epitalamii. monodie. ej)icedii. fmà. epi- taffi, epigrammi •*).

1) 7/y/V/., r. Bii r.

■-) Ibùh.L Biv r. Cui se^'ue codesta: SAXCyriO. | qvisqvis vero secvs ierit ] fe-

CERITVE I HVIVS I.ECIS EROO PERPETVA \ VESAMCA | PITIS POEXA PVMETVR, ITA IVliEN- TIBVS I CAESARE AVOVSTO MAX. IMP. ] ET JVI.IO SECVNDO MAX. PONT. [ HORATIO EI.ACO) [ ET I POMPONIO GAVRICO j COSS.

■■) Jhuì., f. (li )\

■■) Ecco un sa^'g-io nella hiog'rafia di Escliilo ( f. Diii ;• - '• ), in mi si giova d(d- Taiitica Vita: « Aes(_;hylt"s , Atheniensis , E[ilioi'ioni.< filiiis, aiiims natiis V et XX « certare coepit. Eadem ferme tempestate, (jiia primi Ti-ibimi plebis Romae creai i ( 1. « Licinius et L. Albiims, qimm in sacriim inontem plebs a pati-ibns secessiset A. « Yerginio et T. Vetnsio Coss. Primiis aiitem et Personas et Cotluirnos et vestein oli- « longam eaeterosqne scenicos oi'naliis invenit. Sci'ijìsitfjue tragoedias jxx, ({nanim Sa- « t^'ricae Y., Se[)ties et viyeties victor. Eleg'ias etiam cii-citer XX. Fiigiens vero in <•< Siciliani anno aetatis EX, propterea qnod se docente tabulata cum si)ecfatoribus con-

Qua (.' làiiicltc inii.in/i ([iiah'lic sua opiiiiniK'. « Xiinraitc ({uci ii.iin « Elo^'ia serihoiida clar-iioi-int vid.'aiims at({ii(' istalli in [trimis «•raiii- ^< inaticorinii lih'iii ex s(nitentia (lii-iinainiis. Mihi (jiiidem \ idcfiu- Rjc- « .liiaii non (uti vuluus cxtiinnt) al» /tVcr//^ ([Udd (•( iniscrcri; simI ah « Elrfjìm'iii. (jiiod ai'iid iiriscos Ltraccos crat dcsijicrc. di(daiu ruissi.' « niodulationcm v M. EiuniU'rando le conuncflic di Ai-istnlane. ci la sa- jiciv (di'ciili ;iv(>va tradotto il Pìi'lo in latino : « (d ([nani nos ])ai'- « jiai'c vci'tinins IMntos » -).

«^ (idissent, Ilieroiii TM-aiino caolei-i.s(|iie earls.siinus l'uit. Post tris voro qiiam eo « venerai annos, (liiiii ex oraciili senteatia ruinani ile coelu iinminenteni cavcret, te- « .studine, qnam aquila terebat, in cai \ uni senis ea[)nt deniissa, oeci.siis est, ac pnblicis « in nionnnientis se[inltits. Uelictis tiliis dnubns l^tliorione ae Evaeone, quei et i[tsi « quoque Tragici fuerunt. Adeo auteni desidoratus post niorteni Atlioniensibu.s fuit, ut « publico decreto, iis quicunque fabulas ein.s attitarent, certuni auri pendendi pondu.s « promissiim fuerit.Extant quideni nunc eius Trayoediae septeni: Proniaetheus, Ku- « nienides, Eccei>liori, Persae, ac Septein duccs quei venerunt ad Tliebas ». A co- de>to ((italogo, alludeva il (tioaio, nell" elogio del n., scrivendo che il <Tàurico « i,^rae- « ooruni poetai'uni vitas, IVtri ('riniti aeniulatione, qui de Latinis libruni ediderat [i.~)()r)| « latine perscri[)sit ». (K questa »^ un'altra conferma elio il commentario gauriciano rion potette uscire alla luce nel 1502 a Bologna). Col Giovio ne fecero un' opera a ])arte e lo citarono come inedite il Komgio, Bihì. votus et noai , p. 335, il GAnni, De script, non ecclesiasf., p. 215, il IjRockhais, nell'ediz. del Df' &rii/ptura p. 8, ed altri, mostrando cosi di non aver mai aperto il t-ommentario dtd Gàurico.

') Ediz. cit., f. Dii /•.

'-) Aneli" essa ignota. Xell* esemplare del De arte poetica della Nazionale di Na- poli, accanto a queste ^tarole, una nota marginale: « Plutos Aristcqib. a Ganrico La- tine versa ». Sembra dell'antico possessore del libro che In, tome dalla postilla finale: « Antonii Seripandi ex lani Parrliasii testamento ». Il cod. ^'. F. 15 d-MIa Naz. di Nap. (sec. X"\') , aiipai'tonuto al Sei'ipando, dojio la versione latina deUe Kjtistdlae <1.i Falaride (^ di Ih'uto, di L. Aretino e del Rauutio. contiene il Vlnt"^ Aridt,phanis eomedia e (j reco in latini'.rn tradnc'a. L' anonimo ti-adutture dice: « Ego « volens latinis nostris ostendere quid genns illarum comediarum [irinium actnm huius « comediae Aristoi)lianis in latinum contuli ». Ma è forse (piella citata dal Mkhts tra le traduzioni del lìrnni (isyj/.y/o/^^n', Firenze, 1711, I. i.xxx)? Il cod. ha, dopo, alcuni poemi « de partibu-^ Mundi » e alcuni brani del Di'tt. ih-i morti di Luciano trailotti.

1 1

Di ({iK'sto (•(nninciito si i'ccr una ristampa a I\oiiia nel 1511, a >s[>e.s(' (li Luca, seniprc inoniorc del Tralello. luorto all(M'a da jiiii anni : v/ /'/■(//ris sff iin'iiior /fsijtfc s/'i: r a ciira deiraiuico suo bolojiiiosc. Otla- viaiio Cane clic la dedicava al cardinale Alessandro Farnese. ni[K)tc (li Paolo llPi.

') PoMPOMis 1 GAi'Ricrs \ Super arte poetica \IIoratu\ Eiusdein Legis Poeticae\ Ejjilofjus videlicet. In fine: « Impressit Romae Yalei-ius Doricns et Aloysiiis fVatei- Brixiani, mense octobri, anno .salntis M. I). XXXYI. Vertente ». Prima della !<e- gnatura son ristampati l'epigramma De tempore ed il solito brano della elegia XXII. e dopo, in quattro carte a parte , la III e lY egloga di Pomponio, Ario li/ricen e Tityrris et Licopa^i. Nella dedicatoria {lUastrisnimo Principi , Amplissimoquc Pont. Cardin. Alexandro Farnesio S. lì. E. Vicecancellario Dignissi/uo Octaoiams Canis Bononiensis Foci ici fate m) V editore dice che avea fatto ristampare quei commentari i perchè « a[)ud paucos reperirentur » ed aggiunto il carme oraziano, che « Pompo- nins, brevitatìs causa, ommiserat » (v, la n. 2 a [>. 10), per maggior comodità degli studiosi. Prima della dedicatoria due epigrammi, di « D. Io. p]a[)tista Flavius Aqni- lanus Studiosis. » , e di « 1). h'rancisci Sansonii Siculi philosophi Tetrasticon » : prima della sottosqrizione finale un « exasthicon » « Yincentii Campanatii bono- niensis », amico e collega in astrologia di Luca (ìàurico (Appendick I); dal quale si rileva che :

Gauricus aere suo Lucas excudere iussit

Hoc opus, ut i'ratris sit momor usqu(^ sui.

111.

I. 11 De sci'ìpli'i-ii l'ii coiuposlo ;i Padova iic.iili iiKiiiii mesi del 1502 '), e III pubblicalo piT la ]iriiiia volta a l-'ircnzc « viii. (lai. .la- lUiHi'. M. 1). 1111 ». vale a (lii'c ai S^) (ltM'i'iiibr«' del 1.7):5. si-uza iioiiic di tipo.L^'i'afo . ma. come si rileva da' caratfcri . lo staiiipatorc fu V[. lippo (Uuiita. noi'ciitiiK) '-). I^bbe cura (hdP e liziouc M. Aulouio l'ia- cido, al qual(3 il (niurico. la c(.'rca d'un proLcfLorc ypufrunit^) sotto il €ui nome potesse dar ruoi'i il libro, si era diretto ■^). Al Placido il />/'

scKÌptifra sembrò « non iam libellus sed tlif^saurus »; e lo stesso

i^iudizio ne détte il celebre Bernardo llucidlai, il lòudatorc dei ra- mosi Orti e l'autore del Dr arbe ììonKt ^)\ « quod et ipse Ilomanae urbis instaurator IJernardus Oric^dlarius iudicavit ». 11 pi-otettore l'ii \)AW\ trovato nel i>enero del Rucidlai. Mveva allora in Firenze un (de^L'iintissimo (^ coltissimo giovane , Lorenzo Strozzi . ammiratore e protettore delle belle arti, la cui ea-;'!. il bellissimo palazzo Stroz- zi— « quasi octaviim.... in mando luiraculum. (Uvor.itam statuis, dt;- coratam })icturis ». era una dimora principesca. A lui il Placido ol- lìà il lil)i'o •"•). raccomandando di non lasciarlo mai cadere dalle

') Pili' non e.s.seiulocene bisogno, ricorderemo che il Calfuruio, nominato sempre come vivo in quel trattato, mori nel 150;5 (Tiuaiìoschi, Storia, \l, 1581).

-) Il Brockhais, \). o, dice invece «ani 25 Decomber 1504»: ma 1' anno della numerazione romana riguarda il iiK^^e in cui cadono le calcMide, non 1* ottavo giorno ohe le precede, il ({uale ap[tartiene al dictMubrc dell' anno innanzi. II .Mùmz [Hisfoirc de rari, I, 180) segui il Brockhaus. Clic I' ediz. sia di ]■'. (iiimta l'ii già notato dal Baldini, De por. Juntar. typogr., Lucca, 1701, I, l'Jl, II, 15.

■') Così dalla dedicatoria del Placido [De sci'.lpf., p. *.•!): « ^'el■um oniin vero (|iium ilio de me peculiarem sibi [)afronum aliquem exposceret, ciiius tutela in vul- gum illesus predirei ».

■*) TiRAiioscHi, Slurùt, VI, 058 sgg.

•"') De sculpf., p. '.Il: « Patronum ego ei te deJi : seilicet quem maxime is optare

1»)

mani suo nr ila ({iicllo del IVaidlo Filippo. aiicli'cLili aiiiaiiiissiinr) « op- <v (iinarimi litcì-ai'iiiii ».

Ma una dvMUri del lihi-o ra\(»va ,ui;i l'atla lo slcsso auforo. o ad un jùi'i .L'Tan nuM'(Mia((' delle arli e d(d!e Kdtere: al duca di Ferrai-a, Er- coh» 1 d"Kst(>: « (hiuni saep" niecum. diceva il ,iziovano umanista « <id(lii'ì'in Ilci'cnl/'iii h'ci-nii'idc pi-iiìcipciii Pidncops invictissime. ])e- « i-(\L;iH\i:ias laudes hias animo consid(u*areni. atque ad clarissimum r(>- « l'uni luarum splendorem . nominis (|uo([ue rationem aecomodatam « esse intcdliuvrem. et Platonis noslri Cratylum deamavi, et te unum « (^x omnibus (jucni vere nostris temporibus lleroa vocan^ ]>ossimus. « (d in ({uem divinos conleri'e lionoi'(\s una certatim omnes de])oamus ». Paragonato all'Ercole .urecó. o Duca, tu i^ii sei di ;^ran lunga supe- riore: « tantum non ({uinquaginta. ut festive graocus ait. inulierculis « adniisceri.ac postremo (diain in l'iirorem adigi, praestabilius cui(|uam « videii poterit. ([uam civitates cttnstituei'e. url)es amplificare. ])oi»ul()s « rogare, virtutes com])lexari. libidinem. iracundiam, superbiam, ava- « ritiam rr(Uiar(\ ac nullis omnino deniifue viciis obnoxium esse. Hoc « erat ilerculem agere, lioc erat love nasci, et iam tandem coelum « merei'i », ({iiesti er<ino in gi'an parte i soliti elogi delle dediebe. « Nulla minoT'e IdiUorso] dice ilTirabosebi ') fu rim))egno del duca « Ercole I nello stendere e nell'abbellire l^M^-ara. Oltre ciò clie ne banno « gli storici di (|U(''tempi, i ({uali descrivono i magnifici palazzi, i portici.

vi(lcl)atiu" , nti reji'ia domo cacteros in loto terrarum orbe mortales anfecellontein ^ ita et caeteros in liac tlorentis:.siiiia urbe invoae.s et morum t^t in.u'enii nol)ilitate praestantem. Nani quid rogo [lotnit fieri conveniontiu.^, quaiii olegantissinius libellus iuveui dicaretur eleganlissin.o ^ » Lorenzo Smozzi fu appunto 1' autore de Le vite degli Lfom. iìlastrl th-lln casa Slrozzi, Fii'enze, Laudi, 1802 (ediz. P. Stronil)oIi). Il contemporaneo F. Zkffi, nel ragionamento che precede queste ì'itc (pp. viii sgg.)' dice che Lorenzo, nato di Filippo e di Selvaggia Gianfìgliazzi, e sposato dalla ma- dre, vedova, a Lucrezia figliuola di Bernardo Rueellai « per potere con rautorità del suocero mantenere le facoltà » (I5();ì): fu autore di commedie e si dilettò di mu- sica 0 di canto: ma trop[)0 incdinato agli amori, «essemlo ancora dalle madame dei suoi tempi provocato » ! Sul Irati^llo Filippo v. le \'ife istesse. ') Sfor/'a, VI, IriOS - 1700.

'1/

« i U'ini>i. (la lui Ihhlu'icati. il castelli) dii lui liuilo. le laLiuiK- asciii-

« pito. i jiardii lorniafi. e più alti'*- oliere di reuia ni;i;jnilieeiiz;i. ne

» pai'la ancora piii volte Tito N'csjiasiaiKt Strozzi lerr;ires(\ e iu una

« eleijia sin^olarnienle in cui assai ]>eiie riiinisc' tulle le Lirandi cose

« in ({iieslo iìcnere (|;i lui (»[»erate:

PoiHM'o tonipla IX'is, ciiriiuKlai-e inoeiiilius iirliciii,

Ilenia deposito tecta jiovaro silu. Kgrei;-iam magiiis absolvei-o sumptibus aironi.

(Ann eorto immonsuiu lino earorot o[ms : Tot veteri ornanioiita foro praoboro, iiovunKiuo

Adderò, et inmimeras aeditìcare domos, Storiiore nostra vias ad connnoda. cinti'oi*o niui-o

Pascentes intus lata per arva foras, Claiidere victurum spatioso j^urgite piscein.

A])dita siisceptas qua via dncit aquas. A<igeril)us montes jilanum sinndaro [)oi' aoipior,

siccatos iunctis ])obus ai-aro lacus, IMaudonti populo l'ontos aporii-o sahdjros.

Quos operosa vaui vena liquoris agit. Magniim et ditlicile est moliri tanta repente.

Totque animum curis implicuisse simul. llaec et pulcra tamen nostid admiranda jiorogit

(<) reni incr(Mli])ileni) tani cito cura I)ucis. Nunc liortos etiani Alcippi. et poniaria Cyri

l']xuporant una irtla vii-eta dio. » ')

') (liversanionto l'Auiosro, 0/-/. /'ur. HI, IS :

\\ (|uanto pi il aver uliligo si possa A IM'incipo, sua tiM'ia avi'à a costui .\('' porcile lìa (li^ le paludi mossa Tra canii'i i'crlilis^iiiii <Ia lui: poi'ehé la l'ai'à con muro o lussa Meglio capact' a'eittailiiii >ui.

^- i8

11. 11 (i-aHalo De sriilph'i'd (> scritto In l'orma di dialo.i^'o: la ('oi'iiia artistica allora più in vopi ]icr esporre delle teoriclK^ e che ì;1ì unianisti derivarono direttamente dai trattati tilosotici di Cicerone 'ì. 11 diah\i^-o si linii'e avvenut(j a Padova, nello stndio (l(;l (Ikurico. Ira Ini r\\o attendeva ancora a perfezionarsi ne^^li studi di filosofìa. Ral- l'aidc Rcii'io e Xiccolò Leonico Tomeo, ncdl'estato del l.j!)2 -).

Padova, pur avendo avuto presso di se Giotto nel secolo XIV. nel- la i»rima nuda d<d X^' si era mostrata ben poco entusiasta dell' ar- to e Sjtecialmcnte didla s(Mi!tura . ma allora era tutta piena d(d ri- cor-di di Donatidlo, 11 maestro, tra il Wìì e il -73. vi aveva l'usa in l)i'onzo la cel(d>rc statua e([uestre la ])rima nei temjti moderni di Erasmo (lattanndata. condottiero veneziano, una dozzina di statue d'cvan,ii;'elisti, an;u-eli e santi (^ una V(Mitina di bassorilievi sulla vita di Sant'Antonio n(dla basilica del -Santo ■') ; e vi aveva lasciato un suo scolare, Bartol(jmnnM) Ridiano o \'ellano, di Padova, che se non un eccellente s(Miltore e fonditore in Ijronzo il Gàurico lo chiama iiK'ptus (irtlfc.r [\\ certo « uno d(d principali ornatisti e scultori in marmo de'suoi tempi » |). Disci^polo del B:^llano fu Andrea Briosco

K 1' ornerà di templi e di palagi, Di piazze, di teatri e di mille ai^q....

V. A. Venturi, U arte ferrarese nel periodo di Ercole I d' Eitc (in Atti e mera, della li. deput. di st. pai. per le pror. di Ro,: ajjna, W, Ul sgg., 350 sgg., VII, oG8 sgg.) Bologna, 1888-89 ; e ctV. .Miixrz, lUst. de V art perni la Ren., II, 270.

1) Burckhardt, Clolltà del -sec. del rlnase., Irad. ital., I, 323-21.

-) De seuipt., pp. *.>8, ir')2: « . . . qimm snporioribiis àìehwi , proci ma aestate,Vix- tavii csseni.... Posseni ego totiiin lninf aesti\iuu qnantiis est, dieni eonsumere.... ».

'■"') Muntz, iJoaa fello, Parigi, 188r') (nella collez. Les artiste^ célébres), pp. G8 sgg. V. anche la Notizia (V opere di dileguo , pp. i sgg., e Bode , Donatello à Padoice, Parigi, 1883, che non ho potuto vedere. II Mììntz {Hhlolre de l'art, I, .508) dice la scuola di Padova nata « d"une etincelle du genie de Donatello ».

■■) De sciitptara, p. 25(); v. Pietrucci Blofjr. degli art. pad., pp, 21 sgg. ClV. Vasari. 17^', ediz. Milanesi, II, ()U3> sgg.; Ckuxìxara, Storia della scultura, Prato, 1822. IV, 132-35.

iO -

(lotto Riccio 0 latinaniento Crispo, gran .s<'iiltorc ed arcliitcttn. cui (lovcsi r olcf>aiitÌ8siiiia cappella del Santo a Padova (l.j()0) 'i o che l'ii piii'c amico d(>l (iàiirico - . In molto più intinio l'clazioni dVunicdzia era stretto con Tiiliin L'^mhai'do. (ìvIìd di ri<!li'o, celid)re seulforc vene- ziano ='». Dei ([Mali tutti, e (l(d pittor.' (Uiilio (;;im[iagn(jla, di cui ab- liiani L;ià jiarlato. e di Severo Ivavennate. an(dr osso scultore e (fuo- fidiano compaiano di Ponutonio ^). il nostro lece maL>nitici (doi;i jKd suo trattato: un po' ecc(»ssivi veramente })er ({uest'ultimo.

11 (làurico non era s()lament(( uno studioso . un annniratore d(}ll<^ Indie arti e (hdla scidhira in ispe(Me ; era un artista, uno scultore.

') Vasari, ]'ifi\ II, tj08 s^^g.; (!r:ij(;\ah.\, Stofia, IV, '^78 sgu'.: Xafizia d' ojj. ili 'fis\, \)[). 1-."): MiiM/, Ilhioire de l'atf, II, r)38 .s<^g.

'-■) De sci>/j)f., [>[K 2i(>, 250, ove lo dice « familiai'is meiis ».

■') De sculjtf., ])[). 'JoO e ■252: « Petrus Iiisiibres, così traduce il cognome dei '< Lombardi ch'erari veneziani, Tullins atqne Antonius, eiiis fili!. Sed ne ego 'J'nllinni << praeterierim illandatum? IvjuidiMii ni vererer visnin iri amiciciae, non verae laudi « daluni indiciuni de ilio nieum, dieereni profeeto scal[)toruni omnium quos ulta un- « (luam viderit aetas pi'acvstantissimum, neque indignis ornaretur lionoribus. An quid « non prii)ra ingenia, [iriora et miraeula rediere? Gircumferebantur in pompae morem « Tarvisii epistylioi'iim eoronac quas ille iunior variis intercelarat t'oliorum ornamen- « tis. Aderat Crispus partim aemulacione qiiam cum [tatre Tiillii gerebat, partim et « tantae novitatis fama iiermotus. Cunctis igitur admirantibus, qui tanta veritate fieri « potuerit?, nuiKpiam [irius e marmore eoronas factas fassus est quam gladiolo id ita ^< esse deprehendei'it. Qiiod mirius mii'aenlum huie comparar! [toterit:': prudentissimum « artificem Tullii celatiu-a deceptum ». Sui liOmbirdi, vedi il Cicoon.vua, Storia, l\, :>28 sgg. ; la Xotizin d' op. di dis. , p[». !(>, 17, 155, ov' è ricordato lo studio che Tullio faceva delle anticiie statue; VIùntz, IIi:f. de ì' art, II, 351 sgg.

■•) De seulpt., p. 258: <■< Xam Severum Hhavennatem ideo ad extremum distuli, « ut i)lenius laudarem, (jui miror ad mo hodie cur non veneidt. Is mihi ((uidem \\- « detur statuariae numero^ omnois adimiilere scidptor, scal[)tor, celator, desector, pla- « stes, pictorque egregius. Xam si me heic iiunc rog.iretis qualem sculptorem velim, « talem nempe ipsum velim, qualem modo litterae adessent, Severum esse novimus ». Di questo scultore è ricordata solamente (Xofizia d' op. di di<.. p. 17) la statua di San Giovanni in Sant' '.ntonio di Padova (150(1). Il (jcoc.naha. Storia, l\, .152,/?., ritiene esagerate le Ioli d(d Gàurico.

7

50

Questa sua nuova ({ualità co la livola egli stesso in sul principio del suo dialogo : e scu/a di osso 1* avroninio ignorata per sempre . non essendoci })ervenuta nessuna delle suo ()|)ero. « Equidem die' egli, o ci ricorda quasi il gran Goetlie che dalla conii)osizione d'una sce- na del Faust passava ad occu])arsi di mineralogia . di Jjotanica. (lolla teoria dei colori; ^) « sic ego vitam a puero institui meam, « ut nulla, quantum in me erit. eius un({uam pars sit ocio de peri- « tura, atque id tomi)oris quod voi tessellis ludondo, vel urbem to- « tam pervagando, contoritur ab aliis adolescentibus, decrevi ad haec « ego sculpendi numera transferre, quo mihi caeteris aliis artibus « honestiora videntur, et bis nostris (ni fallor) studiis accomnioda- « tiora » ■-). E. da questo lato, era vero figlio del Rinascimento, « in- nanzi tutto e per eccellenza il secolo degli uomini dotati di una grande versatilità », quando i dotti apprendevano « tutte le discipli- ne che rendono bella e lodata la vita », quando vissero quegli uo- mini universali che si chiamarono Leon Battista Alberti e Leonardo da Vinci ^). Il urico aveva allestito nella propria casa uno studio di scultura, che soleva chiamare àyaXiiaxoupY^'ov « id enim domesticae officinae nomen » -^) ove, fra altre sue statue in marmo ed in bron- zo , s'ammirava il busto del vecchio amico Giovanni Galfurnio '").

^) Leaves, Life and Works of Goetlie, Y, vi.

"-) De sculptura, p, 102.

^) Burckhardt, Cioiltà, I, 185.

^) De sculpt., p. 98. Nello studio erano « expressas aere et marmore effigies ».

5) De sculpt. , p. 154 : « Namque vel ex viventiuin corporibas effigies imitabi- « mai', quod a nobis in Calpurnio factum vidistis ». Altrove ricorda di aver imitato in una sua scultura un soldato a cavallo di un quadro di Polignoto Tasio (p. 210): Fertur is militem ita pinxisse, ut diiudicari haud uUo sane pacto potuerit :

conscendere mallet Miles equum, an mallet equo descendere miles;

« quam rem et ipsi nos sculptura nuper imitati sumus ». In sul principio dell' istesso trattato confessa di aver appresa da la scultura (p. 10()): « Quomodo igitur, inquit

51 -

E , conio ({uclhi del incconate. piire la .scf.'lta <!' iiuo dc.iili interlo- cutori (1(^1 dialogo, il Loonico. non era stata latta a cas(j. Il (làurici» Io (lice « statuariac aniantissimns » : 'i infatti culi (ira un grande amatore e protettore delle helh; arti, e s' interessava non poco della loro storia e degli illustri che l'avevan latta o l'acevan progredir*', (lirolaino Clanipagnola, clu; ahbiani già nominato, inlormava in ima lettei-a il Leonico che gliene aveva l'iehiesto. di alcuni vecchi pittori della corte de'Carrara; Marc'Antonio Micheli, un altro studioso del- l'arte italiana del ti'c o ([uattrocento e precursore del A'asari. ci ha conservato 1' elenco di tutte le op(U\^ ai'listichi> che trovavansi « in la contrada de S. Fr-ancesco in casa de M. Leonico Touk.m) iìlosofb », in radeva : eran teste antiche . bassi rilievi in marmo . idoletti di bronzo, medaglie, vasi tli terra cotta, gemmo intagliate . tutto anti- che, e ]»oi un quadro di (liovan di Bruges . un ritratto del Leonico ili (liau lìcllino . ([U(dlo del })a(lre di mano di Jacopo Bellino, e. in (ine, un'opera « costantinopolitana », « dipinta già da o'JO anni », su membrana, rappresentante « la istoria de Israelite e lesu Nave » -). S'intende ora i)erch('' il (iaiiric(j la che il Leonico. entrato nello stu- dio di lui e saputo die si diseoiTeva di scultura, esclami: « Pergit(\ nihil c(|ui(leiu mihi poterit esse iocundius ({uan.i de hac ipsa re vos disserentes audire » ■^).

111. L'ambiente artistico, la presenza di cajìolavori di Donatello, e dei bassorilievi del Bellano, le relazioni col Crispo , col Lombardo , con Severo ravennate, col (Campagnola e col Laonico. ci s})iegano fin

« ilio, il Kej^io, tniitiini in line arte i)rolectum es consecntns, nullo doctoro ? Quod « si tute tibimet -ò'^.zoc, l'ueris, at(iue aù-o5(òax~5; queniadnioduni ? \d sc'ive cupio. Ego « vero tum inquam: Xihil tani arduuni, tamque admirabile in luunanis rebus esse exi- « stimo, quod lioniinuui non possit industria confici ».

') De scuìpt., p. iOl.

■•) Vedi la cit. Xotizia d' op. di dh-., pp. :U-38. La lettera del Campagnola è ci- tata spesso dal Vasari, l'ite, II, 'Jll ecc. ecc.

•') De sci(/p(., pp. lOI-lOG.

.)2

^

troppo r Dceasiono e l'oriLìiiio <\o\ De sci (Iptif /■/(. [•ìUixnìstix o. sciiìloiw il (Tàurico volle diwo al suoi colleglli in (audizione o in arte, ({nello die liii'allora iiianeava: un traltato siili' otlinio scultore, sulle le^iji. sui mozzi, sulla storia (Iella scultura antica c^ moderna; il ((iialc po- tesse insieme servire da manuale sci(mtifien e pratico.

Similmente (Cicerone nei dialo,L;lii De oiuitore aveva ràcercato V i- deale (kd perlett:o oi'atore . (lidia sua educazione . dei mezzi ])er di- ventar eloi[uente; e nel lìri'liis o lk> cìaì'ìs oi-dloriOifs l'atta la storia (Itdr elocpienza in (irecia e in Iloma. L'uno e l'altro e])])e evidente- mente innanzi a,L;li oc(dii il (iàurico nello scrivere il De si-ìiìji)fiti'(i.

11 (|uale si pu() dividere in otto parti distinte.

Fatto il solito elogio (Udla scultura , e dotto delle oriiiini di os- sa'). il Gaurico è sempre lui che ])arla: ij;li altid interrompon solo di tratto in tratto, e il dialo.u'o tinlsc;' i)or essere un ^i;i'an monolo^ùo. propone il suo tipo dell' ottinn» scultore: C()lto , amante della lode e della gloria, liberale, non avaro, jirudente, conoscitore doll'anti(diità, di molta fantasia, compi'ensione e dottrina-).

Egdi si deve servire^ jier l'arte sua del legno, dell'avor-io, dell'argil- la, del gesso, delle pietre, del metallo ecc. ecc.; e quindi potrà chiamarsi con nome ditierente secondo il materiale che adopera. Ma dal modo con cui vien lavorata la materia, la scultura \)\\h dividersi in cinque specie: perchè, dal tagliare, grecamente si chiama to|xixyj quella in legno e in avorio; dal plasmare. TrXa^xty.rj, quella in argilla; e quella in ges- so , « qnod eo typos imitamur ». 7iapao£tY{xaxcy.y] ; quella in ])ietra . per l'uso dello scalpello, xoXaTCxcxrj; quella in metallo, yXucpixyj. •^)

1) Ibid. pp. 102-110.

2) Ihid., pp, 110 sgg.: « (omnibus euin artibiis quantum fieri iH)terit, instriietnin. « ac piane litterosum cupei'em, cpii scilicet (piam pliiriniarum reviun et fabularum et « liistoi'ianini noticiam habeat. Laudis deinde ac gloriae studiosissiimim. Xiliil enini « video qdid lìossit eriiditio sine laudimi cupiditate; laudimi ipsa cupiditas sine enidi- « lione: ita altenim alterius praesidio semper inititur. Liberalem praeterea ac mini- « me soididum.... Prudentem etiam minimeque ineiitiim.... Antiquarium quoque qui « sciat Scilicet quam maxime s'j'^avTaG'icoTo; esse debebit... etc. etc. ».

■) Ibid., pp. 120 sp;g.

Allo sftiltoi'o iiiriifc r pili iiocc'ssai-io che la conoscenza del (lise,i:no; oosi giiKlicò Uoiiatelln, « Sic ciiiiii acc('|iiiiiiis. ut |il('riiiii([ii(' (livcijiiilj.s (licore solitiis lìicril. uno se vci'Jk» sculjitoriain ai'lcni <'is oiuncm tia- (litiiriiMi. ([iioin (liccbat. 'designate ; et 'et prorerld id est (otiiis seiil- ptiirae caput ac rundanr-ntiini' » '). E pei* discLjnai' Itene hisoi^na co- noscer la simmetria e la pi'usjiettiva. Qyi.'ste danno ariioinenfo alla sec()nda e alla ({iiai'ta parte -').

l/iiomi), o,iiL;('tlo principale della sciillui-a. è inaleria e l'oniia. cioè corpo e lineamenti. 11 coi-po è liin,Lio. amjtio e iiroloiido: e v'ha una |)roj»orzi()ne ira le diverse sue jtarti. Le statue jiosson rappresentare l'uomo nella sua grandezza naturale, o ingrandire o diminuir ({uesla: da ciò prendon nomi diversi •^). son leggi per Tingrandimento o rimpiccolimento •*). E come ira le ])aidi del corp:). v'è armonia nelle l'orme, nei lineamenti -^k Che cosa è la « lìsiognomic.i »^ «Est certa « qnaedam observatio qua ex iis ([uae coritori insunt signis, animorum « etiam qualitates denotamus » ''r. per essa veniamo a conoscere, dalli' fattezze del corjto . rind(de. l'animo degli uomiin'i. E ({iii vien in mezzo un ragazzo a leggere un trattatello del (ìàiirico su ({uesto sog- getto. Un uomo dice su ])er liìii [iiiò dillerire da un altro o per la nazionalità, o per il si'sso, o per la sua « personalità ». Gli occhi, per esempio, posson esser di diverse forme e colori; ma non a caso. Ogni ti])o di uomo ha i suoi occdii particolari. « Ocnli quei i[iiom « se claudunt, siirsum attolluntur. lihidinositatis, gulositatis. ac sacri « mori)! certissimum signum; quod si et pallidi fuerint. im}»ios at(j[ue

') Ifjni, p. 128. E in séti'uito (p. 220) : « Sed satis qiiidem ut arbitrui- a iiobis « (liotuni est, de ea paito qiiain maximam [nitavit r>oiiate]Iii.s, dcsig-nacioneni. ac ru- « slicioriljiis veibis, (jiio lanien si pensitentur. de.Kteraque adiiciatiu-, .sane qiiani [ml- « fliori'inuini o[ins (>llici(Mit ».

-) 7///V/., pp. ÌM) S--, 1<I2 .sgg.

■) Jf'if/., pp. llO so-.

^) Ifjid, pp. ne. sg-g.

•') IIjùL, p[.. 1. "SO- 151.

'■) Ibiiì., p. 152.

') Ihid., pp. 1.52, 151.

- 54

« lioinicidas. si subriibescentes. nioTantesvo, iiitoiuperatissimi oris, mu- « lierosos. stolidos. aleatoros demonsti-abunt . centra ({uci feruntiir « tlehorsuni. contraria iis esse omnia » \). E così, di tutto lo altre parti del corjH) si danno niiniitanionto lo caratteristiche principali. Quanto alla prospettiva, egli insogna a costraire la base delle statue, e co- nio s' eseguisca 1' accorciaitìonto delle parti del corpo , secondo la posizione . il movimento o la quiete della statua.

in una ({uinta parto accenna alla 'h'r/j.-Arj, cioè « l'animazione »: parte dell'àYWY'.xY] , elio avea tralasciata. Si ottiene s})ecialmonte coli' imita- zione ; perciò raccomanda caldamente lo studio dalla natura '). E jiassa alla parto, jter cosi dir. ])ratica d(d trattato: il getto del bron- zo: come si propari, quale sia il materiale necessario; la composizio- ne, la modellazione in creta, in gesso , in cera, in « pulviscolo »; la lisciatura, la coloritura i quattrocentisti, è noto, usavano dipin- gere le statue la cesellatura: tutto è esposto minuziosamente, di tutto è data la quantità e la proporzione

3^

IV. Accennato brevemente , nella settima parte , alla tecnica dei rimanenti generi di scultura. la plastica, il modellare in terra e in gesso, lo scolpire in legno ed in pietre vien, nella ottava, a faro una breve storia della scultura classica e della rinascenza, distri- buendo gli scultori in tanti gruppi, secondo la materia ch'avean la-

1) Ibiii, p. 166.

2) Jbid., p. 220. Ivi ricorda che il pittore Eiipompo « quaerenti Lvsippo, quem « potissimum artificem sequeretur, commostrata multitiidine, respondisse fertur, nata- « rain eam imitandam, non artificem. Nos quoque hortamur, admonefacimusque iden- « tidem omnes quei Coryntliii, non thuscanici esse cupiunt, ube corporis circunispec- « tionem fecerint, remqiie ad gestus symmetriamque perduxerint, naturam ipsam di- « ligenter inspiciant, liabeantque et elegantissima et pulclierrima corpora ». Il Muntz {Histoire de l'art, I, 180) ha affatto ignorato codesta prerogativa del Gàurico; gliene fa anzi un appunto: « La pratique de 1' art, voilà malheureusement ce qui manque « à r auteur » !!! Evidentemente egli lesse 1' introduzione del Brockhaus, dove non s'insiste su questo punto, ma non il De sculptura.

■■) Ibid., i)p. 218-20.

Oiì

vorata. 11 (làui'i(xj , nella sua dimora iid Napolclaiiw. nella Toscana, nel Venoto, nella Lombardia. <'oii ([uc! suo Lirand' amoi'e per l'arie e per la scultura , aveva dovuto certamente ;t\\ieiiiai-e imu jioehi ;ir- listi, visitarne ^li studii, discuterci con essi, |)ara»4(niarne e ;^iudicarn(' i lavori. È perciò che mentre ])0(*o o nulla c'interessa ([U(dlo eh' ei dice degli scultori dell'antichità , pei (luali ri[)ete letteralmente ([iiel |)0C0 che Plinio, Pausania ed altri ne avean detto; M ci rieseon pre- ziose le notizie e i giudizii suoi sugli ai-tisli iialiani del ({uattro- cento.

Qiianthj il (làurico scriveva il !)<:' sculptara , Mielielangelo era an- <'or giovine il nostro lo ricorda Ira gli scutlori in marmo: « Mi- (dielangelus Bonarotus » , con l'aggiunta « etiam pìctor » e il ter- l'ihile Donatello dominava col suo genio tutto il secolo, e col secolo il nostro scultore umanista, che viveva e scriv(na in Padova, la cit- tà, do})o Firenze, più prediletta dal maestro. 11 De sculiAiirti jìotreh- he ben intitolarsi « il Donatello »: tanto è })ieno d'ammirazione per l'arte e per gli ammaestramenti di lui. Quamlo il (ìàurico veniva tratteggiando la figura dell'ottimo s(^ultore . era Donatidlo (di' aveva presente. Se ha da dare unestMiijiio di ({iiel che dice dello scultore, che (Ud)ba essere « liberalem ac minime sordiduni », è subito lui che gli vien sulla bocca: « qualem superioribus annis Donatellem llorenti- « num fuisse accei)imus.Fertur enim ab iis qui eum noverunt, pecunio- « lam omnem in cistella semper habuisse, ita exofiicinae signo suspen- « sani, ut quando vellet et quantam quisque vellet accipere, atque uti. « frui suo iure potuisset. Praeclarum lacinus, atque ipso Donatello di- « gnum » -). Se ha da mostrare quanto sia làlsa l'ojiinione di coloro

') Plinio, Nat. Ilist. xxxiii-vi; Patsama , Dcacript. Gmcciar, \\-\, vii ri- cordano sparsamente g:li antielii plastici , i;Ii seuUori in lo^-no , in niarnio. in bron- zo, gl'intagliatori. T'na minuta analisi dello fonti cdassiclio del (ìàurico ó noi Brock- haus, p. 245.

-) De sculpf., p. 110. Questo e gli altri brani del dàurioo, clic abbiam riferito e riferiremo , su Donatello , furono già ristaniiiati da li. Skmpkr , Donatello : scine Zi'it unti Sdiulc (Vienna, 1875), p[). 11, 251 n., 25*J >?., WIO ecc.

:)('»

elio noli ci'lmIou iiocossai'ia allo scultore la conoscenza delle lìdie lettere, o. bastar soltanto 1* « artiliciiini » e riinitazion della natura, ci dice: * Scd non possuni c(|uidein non inirari . cur tanien i|)si sua « rationi^ ne((ueanL ({iiod olini l'Iiidias, Polycletu.s, Lysi})pus, Ciiares. « quod(|ue nuper Donatellus. Xciupe ({uia ({ni])us illi oxcellebant. do- « etrina onnii et eruditione careni, ([uia et Donatelli ahacuni non lia- « ]">ent. Scihini ([uidem est ([uoil l'criur de Donatelli abaco. Is quum « rojiarctur a M. Dallx) nol)i!i viro inspiciundi sui al)aei eopiam faceret. « respondit postri<lie mane doniuni ad se veniret, idque se quani luben- « tissinie lacturiiiu. llle. ubi venit. prandioqiie 8usce]itus est: Practer « liunc ([uem lieic vides. in([uit Donatellus. nullus est niilii. Ball)e, aliiis « abacus. nisi ([uem soli niilii cpntueri licet, qneni nnllis inijiedinien- « tis, nulla sarcina mecuni ipse seniper porto. Si tamen viderequid cu- « pias: Atferte bue. pusion(\s. cimi stylo papyrum. lllicet dejìroniptam « abaco quancunique bistoriam dimirabore, sive palliatos, sive togatos. « sive et nudos spoetare libuerit » ^).

Dei suoi capolavori ammira specialmente il cavallo del Gattame- lata . (die av(^va occasione di contemplare ogni giorno in Padova : « Anuì])o vos. (dii(Ml(^ egli al Leonico ed al Regio nnnquid viva- « cioreni intelligetis ijtsuni Donatelli e(|uum. quo niliil quidem perl'e- « ctius esse volunt?... » "-).

V. (Jltre Donatello, ei ricorda (j_uasi tutti i grandi scultori della prima rinascenza; e specialmente i lombardi o i veneti ; per questi ultimi, anzi, giunge tino ai mediocri.

Fra i plasticatori, primo, il celebre modenese Guido Mazzoni, cbe il Gàurico dìcj tolto a Napoli da Carlo Vili, dov'era a lavorare per gli Arag(jnesi, e condotto in Francia: « quem nuper nobis Gallia cuin plerisque rebus abstulit »; e elio la prima moglie Pellegrina Discalzi e la figliuola l'ossero ancb'esse plasticatrici: « uxor etiain

1) De iculpt., pp. 1-20-22.

-) Ihid., p. 120. Sulla statua del Gattamelata v. Mììntz, Donatello, p. GÌ, Ilistoire de V ari. I, 33.

cius fìiixit et filia » '). E do[)0 due ignoti })a<l()v;iiìi. mi Xanno « mi- niatore » <? un Domizio « vasaio », -) raiiii'-o Amlrca Uriosco. .s(j- jiraiiiiojiiinatu lUccio (^ latinamente Crispo . i lioi-entini Luca (lolla Hohljia e Androa « eiu« ox sorore iiejtos v\ pei ([iiali (,'sclama: « na- (iiram existiines ipsam foci.sso (jiie liiiius manus eJliiixit » •'). Fra ^li scultori in marmo, olti'o un « Ninus. euias ncscio eonCessa il (làu- rico ii;im N('m|ier Ikjc tantum iisus est inseriptioiiis titulo : Nini opus ». e v\\i.' j»ar eertarnente Mino da Fiesole clu' segnava sullo suo statue «Opus Mini » ^); Antonio Ivicoio aneli"os>o. come il Briosco, detto latinamente (^rispo, ma di lui j)iii voecliio e men etdoljre scul- lore 0(1 arohitotto veronoso di nascita, o \xva amico del Leonico (^ d '! HeLiio •■^); IMotro Lombardi co' tigliuoli Antonio e Tullio, il (juale ul- timo trovammo amicissimo del Gàurico; Cristolbro Solari, diitto il Gol), ho; por un gruppo in marmo di Ercole e Caco % un Gaspare, milaneso.

^) Vedi: A. Venturi, Di un iiisigne artista modenese del secoli) AT (Ardi. stor. ilnL, S. IV, XIV, 330 sg;^:.) ; e Scultura emil. nel Rinasc {Arcìi. star, dell'arte, III, 5 sgg.). CAv. TiRAHosciii , Bihl. Moden. \l, 4(j7 sgg. : (Iico^inaka , Storia, l\\ 307; Muntz, La renaiisance en Italie et en France, Parigi, 1885, p. 533; Histoire de l'art, II, 524 ; i miei Xuovi docum. su fjll scritt. ed artisti dei tempi aragonesi (Ardi. stor. napoL, XVIII) ecc. ecc. La figlinola è ricordata solo dal Gàurico.

-) Ignoti anche al PiKTurcci, Blog, degli art. padovani.

•'') Vasari, Vite, II, ITO, il quale dico somplicenionte « Andrtvi, nipote di Luca ». Secondo V Albero dei Di'lla Rohhia, pubblicato ivi, Andrea era figlio di Marco, fra- tello di Luca, e non di una sua sorella, come dice il Gàurico, il cui brano è rima- sto ignoto al Milanesi. Gir. Muntz, IIi:<toire de l'art, II, 548 sgg.

"*) Cosi crede il I^rockuats , pp. 72-73. Cfr. su di lui: CorRA.roD , Un has-rclie/' di' Mino da Fiesole [Muse'e ardniolog., 187(-t) e Muntz., Ili-toiri- de l'art, I, 517 sgg.

') « Qui cum vobis fuit familiaritas » dice il (Jacrico ai suoi uditori. Sul Hiecio, vedi la Notizia d' oj). di dis., 1* odiz. (Lassano, 1800), p|i. '.»2 sgg.; Muntz, Jlistoire de Vart, II, 528.

'"') Vedi: A. Venturi, Fine unhehannte Marmorgruppe con (.'risto/oro Solari (in Mittheil. des Instit. fùr osterr. Gesdiiditsforsdi., V, 294 sgg.), cit. dal Lrockhais, l». 74 n.; e Cicognara, Storia, IV, 380. Lavorò nel Duomo di Milano o nella Cer- tosa di Pavia, dove le sue statue di Lodovico e Leatrice Sforza. Gir. MI'ntz, Histoi- re de l'art, II, 548 sgg.

S

r)8

jicr l'aivliik'ltura e i l>iis(i dei (k'sari (lolla Loiti^ia di l)r(\scia \); l'ir- ^il'otoK'. il V(Mi('ziaii') Ziiaii Zurzi che. se^n-ueiKÌo la moda niuanistiea , aveva juvso il nome del celebre lavoratore di g"ommc ; e di lui ri- eortla una ^'en(•re. cantata anche da Battista (hiarino -). Poi il o-rui)})o toscano: Benedetto da Maiano. morto giovane a .jj annlUi-H) ^). il Buonarroti. Andrea Sansovino iSarfinif.s) e Francesco Rustici^). Fi-a gli scultoin in bronzo il metallo ])iii nobile e jiiii a])))rezzato nel rina- scimento.— « nostro quidem aevo multi »: Lorenzo (Tliil)erti il(iàu- rico gli ]ier cognome il nome jiaterno . Clone jier le sculture sulle porte a sc^ttentrione e ad oriente d(d Battistero di Firenze; un rgolino è Andrea Ugolino di Nino. ]>isano ") jier quelle al mez- zogiorno; Desiderio da Settignano per le porte del Castelnuovo a Xa- jioli '■^); un « l'isanus pictor in se caelando ambiciosissimus »: forse il Pisanello. cele])re scultore e cesellatore di medaglie ") ; e dopo Dona-

1) Vedi: Brockhafs, p. 74, n. o; ISurgkhardt, Cicerone' , II, 140. Xolla Nofi- zia d'op. di dis. , p. 112, é ricordato un « Anzolino Bressano, ovver Milanese, fra- tello de Maestro Gasparo ». T'n accenno anclie nel Muntz, Histoire de l'art, II 55G.

'-) Vedi: Notizia d' op. di dis., 1* ediz., pp. 104 sgg., e S"* ediz., pp. 19 sgg-. Il (tonzati, La basilica di iS. Antonio (Padova, 1852) , scovri il suo vero nome, che il Morelli credeva fosse Lascaris. Cfr. Cicognara, Storia, lY, .'>33 che ricorda anche un Policleto (Andrea Bregni).

^) Vasari, Vite, III, 344.; Muntz, Histoire de l'art, II, 482 sgg.

•*) Vedi : G. Milanesi : Delle statue fatte da A. San%-ovìno e da G. F. Rapitici sopra le pìorte di San Giovanni di Firenze [Giorn. stor. degli ardi. tose. IV, ) ; e A'asari, Vite, IV, 514, VI, 603. Sul primo cfr. Muntz, Histoire de l'art, II, 492 sgg.

•'') Cosi il Brockhats, p. 76.

') Non è ricordato nei docum. jiuhblicati dal Minieri Riccio, Gli artisti ed ar- tefici che lavorarono iu Castelnuovo, Napoli, 1876. Cfr. su lui Vasari, 'l'ite, II, 483, III, 107 sgg., e Muntz, Histoire de l'art, I, 547 sgg.

Così dal Morelli in poi (Notizia, 1* ediz., pp. 178 sgg.) si è creduto da tutti coloro che commentarono questo passo. Sul Pisanello vedi : Bernasconi, Il Pisa- nello, Verona, 1862; Mì'intz, Histoire de l'art, I, 633. AI Capasso {Appunti per la storia delle arti in Napoli, in Arch. stor. nap. VI, 532) invece, pare che qui il n. allu- da ad Enea Pisano « rinomato pittore e scultore del temiio di re Alfonso » (1449).

- :>!)

telila . clic la. >ci,-<)ii(l() una comune credenza. «U^cepolo flcl (ihiberth '); Andrea Dal Verrocchio ('.l/a^/-or/////.^j, « Donatelli scd iani scnis aciiiu- lu.s ». per i suoi lavori in cesello e di piftura -): linalnicnte Leonardo da Mnci. discepolo del Da \'erroccliio. per ([uel cavallo colossale di Fran- cesco Sl'orza circi non potè compiere, a Milano e \ìor la Ce/ia (l-M). , « nec minus et arcliimedaeo ini^enio notissimus »•*): tutti di Firenze: « ea nimiruiM urjìs semjier fliit liarum artium mater! » Ma anche il tuo Bellano. o L(M)nico so;^'giunge il (raurieo disceiiolo di D<jna- tello.« Inter lios ({uoifue nonien lia])ehit. ([uani({iiam ineptus artifex» "*'; come il mio Andrea Crispo. anche jilasticatore. e. « podagrarum be- neficio. ex aurilice sculptor ». Ded cesellatoi-i ricorda solamente due orefici. « ali([uo egregio o])ere insignes »: Ambrogio Foppa, detto Ca- radosso. milanese ((iKirodojcus inedlolanensis), e Francesco Francia n Furnio. bolognese (Fi-aitclsri'.s Ffr/tùfs hoiìonlrnsts): il celebre pittore, che i'u anche scultore ed architetto '').

E le lodi esagerate e inopportune didl'altro amico. Severo Raven- nate, (diiiidono Telenco e il dialogo, (die. per ({uesta parte, noi avi'om- iiio desiderato più lungo e più loi|uace.

11 ({uale. scritto in un elegante e classieo latino ciceroniano, qua e grecizzante ed affettato, ha il solo diletto di non essere veramente un dialogo, di non rappresentare cioè una conversazione viva e vera. <;ome quelli di Fiatone e di Luciano, dello stesso Cicerone e del Fon- tano: ma un lungo e freddo discorso (die . per fortuna . quei pove- retti dtd Regio e (Ud Leonico non st(dttM'o mai ad ascoltare real- mente. Se non al Reuio. al Leonico. tanto intendente ed amatore d(d-

') Velli: Semi'KR, iJonriteno, pp. 0, 238 sgg.

-) Il Gat'rico poco prima aveva criticato {Df sculptuni, p. 220), ;><?nza noniiiiar- iie raiitoi'o, il .•aviiili) dt^lla statua equestre del (^.nlleoni, opera del Verroccliio, lusi» ila Alessandro Leo|)ai-do. In li'eneralo accusarono di duro e crudo il tare del Verroccliio, aiiclie il Vasari, IV/c. Ili, 'ATu sgg*. e poi il Muntz, Ilistoire de l'art, II, 497 s^'j;-.

•') V. CloTRAToi) , Lóiiiard de Vinci et la Statue t'uuestve do Francesco Sforza . l'ariiri, 187'J: e cfr. Muntz, Hidoire d,' l'art, II, 792 sgg.

^) Sul valore del Vellano il Muntz, Iliitoire de l'art, II, 530 sgg.

•) Ci(;o(;nara, .s7o>7Vf, IV, -123-25 : Muntz, Ilistoire di' l'art. II, 121, 523, 551 su-.

00 -

le J)olle arti, il (iinirico avreljbc ])otut() lar i)r('n(lcro una i)arte ])iii attiva.

Di ({ucsta nioiioloiiia rotta appena ({ua v dalla cita/ione tli versi (li Omero e di \'irL;ilio, in caii sian fissati atteg^'iamenti e ]H)se scultorie, s'era ])en aeeorto l'autore: perchè, dopo aver dissertato lungamente su. la simmetria delle parti del coi*po umano, degli or- dini delle statue e del loro ingrandimento o iiupiccolimento. esce a dire ai suoi pazienti uditori: « Estis interduui ad minus amariores epulas revocandi » ').

VI. Il Gàurico nella dedica ad Ercole I si vanto d'esser stato il primo a scrivere un ti'attato di scultura: « nulli ante hoc tiunjius in- venti sunt, quei de (ni l'c perscril)ere potuerint » -). Diceva il vero? Pur trop])o: ch(', se prima di lui. come vedremo, trattatisti d'arte m ge- nerale, e delUi jiittura (mI architettura in i)articolare, all' Italia non ne eran mancati; solo Leon Battista Alherti avea scritto un tratta- tello su la scuUui'a. Ma il /> statua, che fu l'ultimo dei lavori del- l'Alberti (1ì(3j), consta di mi unico libro di poche pagine e tratta dei seguenti argomenti: (die dalla natura derivi ogni arte di effigiare i cor])i : chi debba dirsi scultore; paragone ira scultore o pittore; della misura e dei termini della statuaria; deiristrumento come compasso statuario; della inisura della lunghezza, larghezza e grossezza delle memJira d' una statua; della cognizione d'anatomia '^\ È ben vero che alcuni di questi argomenti furono anche trattati dal Gàurico, ma con quanta i)iù ami)iezza! (ì(nifrontato al De scuìpturu, il De statua S(^inl)ra una raccolta di appunti. A credere al Gàurico. egli non dovette co noscere neanche codesto trattato; e davvero noi , dopo averlo j)er- corso , non jiossiamo affermare ch'ei dicesse il falso.

ij De sculpt., p. 08.

-) V. su di lui: Perkins, Glnbcì'ti et son Ecole, Pai'iyi, 188G; e Muntz, Histoi- re de l'm-t, I, 531 sgg.

3) Opere volgari di L. B. Alberti, ediz. Bonucci (Firenze, 1840), IV, CtV. L. 1>. Alberti 's, Kleinere humteoretische Scìiriften, Vienna, 1877 (ediz. lanitscliek).

Gi- ulia conoscenza iiiii o nicn diretta «letali sci'itfi del s('('oI(j X\' sulla l)ittiira e suirarcliitcUui-a il (làiirici» dovette averla, in molti d'essi eran discussi qu(\uli stessi ar^onienli eireuli trattò nel iJr srìiìpln- /Y/ ''. Con()l)])e il Lìhi'o Ocìr arte di (leiiiiino Oniiini . il eateelijsnio <lella pittura italiana del trecenlcj : nei eiii [\\) eajiitoli . dupo le re- i>'ole j,'"enerali della ])ittura (^ del diseLjno. la natura e la ])rei)arazio- ne dei eoloi'i e dei pennelli.! metodi deirallVeseo e della pittiii-a ad olio e (jiialelie problema d'estetica ecc. eee.. si il canone (Iclj;! liun- ì'a umana , p(d ([uale il viso e divisibile in tre parti : la Ironte . il naso, e lo spazio tra ([uesto ed il mento Ml(niobbe iiii eruditi ti-attati .sull'architettura e sulla ))ittura delTAlberti. elle umanista e ai-tista al ])ar di lui. détte per il ])rinio una baso scientiilca alle .sue ricerche, non disgiunte da considerazioni metafisicdie: e quello pur suirarchitCt- tura di Antonio Averulino, detto Filarete : un lun;^() dialo.ijo in venti- cinque libri, che (Uno la sua riputazione alK^ notizie biof^-ratìchó che contiene? Sarei tentato ad affermare di' ei le.L'-i'esst.' V Hì/pììnrotonia- chia PoUpJiill del domenicano Francesco (lolonna : il prolisso i-o- nianzo d'amore, che è il i)iii celebi'e dei libri d'arte del quattro- cento; jicrcbè il Colonna fu professore <li teolo^i^ia neiruniversit-i di Padova (1173) , è ])robal)ile che alcuni decenni dojio . (juando il rUìurico venne in quella città, il suo nome fosse del tutto dinuniticato. « A travers cos descriptions })rolixesot ces dif^resions s:uis jjn. die,' « il MiJntz ■-) une idée, un principe estliéti(iue, se dé^ii-af^e plus nette- « nient: la recherche de l'eurythmie, de la syniétrie. de rharmoni(\..» : e di queste cose il (làurico si occupò ai)punt() nella 11 e 1\' jiarte d(d suo dialo^iio. Della prospettiva aveva pur trattato matenn\ticauu>nt(^ Piero della Francesca in un suo libro dedicato a (iuidobaldo d'I'rbino.

Nei Coiìiuicntaru del (Uiil)erti si fa la storia della jiittura ntdl'an- tichità, nei tenii)i barl)ari . nel primo rinascimento, quando risorse per Nicola da Pisa e per Giotto. Ma per noi. come Pidtima pai-te

') Degli scrittoi'i d'arte del quattrocento largamente il Miint/. I/isfo'/r de /'nrf, I, 360 sgg., II, 185 sgg-., che ho sempre seguito. -) Histoire do l'art, I, 360.

tiol trattato del (Tàm-ioó. in cui si la la storia della siMiltiira del suo teiiipii. solo l'ultima doi Co/iiuU'i(fnru, dove il (Uiiherti enumera e giu- dica le oj)ere degli artisti (•()ntemporanoi o ({uasi. ha una vera im- portanza. Xel suo Tratfdfo ilclìa pìffiira Leonardo da ^'inei, accanto a formole del tutto })raticlie , gli elementi di un trattato d'este- tica e cerca di definire l'espressione delle passioni, ma, sopra tutto, studia 1(^ iiroi»orzioni del corpo umano e ne le leggi \). In ({uesta via il (iàurico l'u uno dei primi a seguirlo.

\\. Quanto fosse apprezzato dai contemporanei e da'posteri l'aureo liJ)retto del Gàurico , mostrano a ])ieno le dieci e più ristampe fat- tesene tino a'nostri giorni: tutte, meno una, è quasi inutile il dirlo, fuori d'Italia -).

La supi)osta edizione soncinate. di I\.'saro . del l.jOi , deve la sua esistenza due volte secolare ad una delle tante sbadataggini di cui il dottor Niccolò Toppi pojjolò la ììwa Biblioteca Xapoìetana: g\ìIì egli ad una edizione del De sciilptiira con la sottoscrizion'\* « Pisauri, jie- nes Ilieronymi Soncini ». la data del 150 i, e ad una successiva

1) Un eco di questo trattato è nella Diciiia Proporlionc di frate Luca Paciof.i compiuto già nel 1408 perché dedicato a Ludovico il Muro, ma pubblicato a V(>- nezia nel 1509, cioè sei anni dopo quello del (iàurico. V. Muntz., Histoire eh' l'art, II, 157.

-) Degl'Italiani contemporanei, oltre il Placido (v. p. 45), ne parlò ilGiovio nel- VElogio del n.; ma da quel che ne dice, mostra di non aver mai veduto il De scalptu- ra, il quale nelle mani sue si trasforma in tre libri diversi: uno sulla fisiognomia, l'altro sull'architettura, il terzo sui metalli li! « Atque [perscripsitj item geminos de phjsiognomia et de architectura libellos. Extat et eius volumen de metallicis curio- sorum insanae turbae gratissimum. Xeque enim desunt, qui aurum pariter et argen- tum, ex ignobili materia, inanibus recoctionum artificiis procrear! , atque exprimi posse arbitrentur » ? ! Allude evidentemente alla VI parte del De scuìptara , come col libro sulla fisiognomia alla seconda, di cui forse aveva dovutosentirparlare.il Gaddi {De script, non eccles., p. 215) coiiiò letteralmente il Oiovio; il Brochkaus. p. 8, come inedito il De metallicisW

r,:]

i|ii('!!;i (li « Floi'cntiao. l")')^ » '). E puiclir di ima c'ii/ioin' lioi-ciiUua del De sculpli'rii del 15()S non si r avuto mai notizia: (mI mia soiici- nato. eso^ituita a l'csaro md Ioni, non r mai potuta esistcTc , ])eiYdi("' (iirolanio Son(dno si staJ)ili in ([india tdttà solo noi iryiT'-). dove, (•(ju tutta ])ro])al)ilit;i . drttc lìiori V anno sciiiiciitc una sua edizione del trattato del Gàurico : »'■ lecito asserii-e (die il Toppi dovette non inventare ma semplieemcnto scambiale \'v<\ di loro le date di qiKdlc due stampe '^).

Codesta edizione del De scuìplnrn latta a Pesaro da (Girolamo Soncino nel LjUS e rijti'odiieente la fiorentina d(d M)! . dovette ve- <lere il Top})i ; e a codesta J)en credette 1' ultimo illustratore <lel- !a tipografìa dei Soncino. il ([uale i)oco mancò non l'avesse Ira le mani %

Era forse morto da pochi mesi Pomponio. (|uando nid luglio del 1528 usci ad Anversa la seconda ristanijìa . ese^ii'uita direttamente sull'edizione principe: ce lo dicono le due egloiilie che se^'uono . nell'una e nelP altra, il dialoiio:

Pomponio Gaikk;! NeapoliUini , viri undecunrpic //oc/ issi ut i : De Sculptura seu s/n./uai'ia /i/je/fxs .syo/c elegantissiiinis , })ir/nri/)Hs,

') Bibl. napol., \>. 'S)ì. Il Nicodemo, Addizioiti , \). "Jl:», coiTosse la data della starnila fiorentina; ma il Tafuiu (Istoria deg/i scritf. ìuip.. Ili, 1*. I, \>. '■^■ì'A) con- tinuò a citare le due edizioni socopùo il Topiii, clie fu segnito anche dal (j.emem- {lìibliothèque curicuic, IX, HO) e dal Panzer {A,ìna/('.^\ Vili, 2:'.0) e poi da tutti coloro (die s' occuparono delle edizioni soncinati, fuorché da G, Manzoni (v. x. sj^'g;.).

■-) G. Manzoni, Anna/i tiporp-nfìrA dei Soncino, Bologna, 188'), III, p. xvii. G. Soncino esercitò la tipografia a Fano dal 1501 a tutto il ['ìÓì'ì : poi passò a Pe- tsaro : « ondeché tutte le edizioni soncinati credute pesaresi anteriori ad esso, sono false ».

•') È una giusta ipotesi di (i. Manzoni, Op. cit., pp. 107-08.

•^) G. Manzoni, Op. ci/., p. 108 : « Ci fu un tempo che il dott. Anicio Jionui- ci, fanese, altre volte qui ricordato, della stampa soncinate del Gàurico, diedenii , più che speranza, certezza; ma egli passò di questa vita senza che io ne ahbia ve- lluto r efletto, fra le sue carte si é trovato alcun indizio die ne rassicurasse ».

(It -

scHlj)tO/'ibi(s , ,s(ah(((ri(s, (H'cìiUectis eie. uiii^ uli/i.s ci Iccta iiicun- fh<s. Itera Aegloyac leindissiinae, (hxie. Singulofain (mteìuCdlaloguin t'hlere erit pagella sequenti: « Antucrpiae, apud Joannem Graplieiim. Anno M.D. XXVIII. mense .Tulio, (lum privilegio Caesareo, adti-iennium» ).

Una dedica di (]. (iralr(j a (Giovanili (ìaroiidijlcli. arcivescovo di Pa- Ici'iuo. coli la data di Anversa. 15 Iiiliì io 1528, occupa il posto di quella del riacido iiell' edizione .iiiiintina - .

Anche su ({uesf uUiuia fu latta la terza ristampa pu])blicatasi a Norind)eriia, nel 151:^. «ajnid .lohannein Petreium ». Aveva e la de- dica del Placido e un'alti-a di Giacomo Curio Ilolemiano a (liovanni .Tardano «ah Hirtzhaim». cameriere e segretario del principe Al- l)erto. cardinale o, arcivescovo di Magonza, scritta in questa città ai () d'aprile 1512. Lo Hofemiano ci dice che Luca Gàurico aveva man- data a lui un escmi)lai'e di ({ueiropera. |)erchè, se la credeva degna, la Aìcesse ristampai-e in (Germania, come appunt(j egli lece ^).

') Eiii8\di carte otto. I.a cito dal (Ilement, Bibl. air., IX, 88, che ne parla a lungo, ricordandone un esemplare plesso P)unemann; mi altro è nella bibl. Barberini di Roma.

"-) Eccone i brani principali che rilevo dal cit. Ci.ement, Bibl. air., IX, 90-91: « Instituto iam jier fratrem germanum Io. Graphenm novo exeudendorum libro- rum praelo .... quaeritanti mihi quemnam potissimum è tot librorum .... chilia- dibus, tVatri recens imprimendum traderem , opportune occurrit Pomponu Gaurlci

lihcllus de sculpturu seu statuaria, sane doctissiì. ics, elegantissirnusque ah hinc

xxcciiii (sic) ferme annis Florentiae mendosissiìne quideai i/nprcssus, et iam à plaeri- sque politior, castigatiorque plurimum desideratus, rara profecto avis, ac thesaurus non vulgaris, non modo sculptoribus statuariisve, aut pictoribus, quibus vel omnino maxime usui esse potest, verumetiam literatis or. nibus,sive ii siint grammatici, sice historici, sive pìnlosophi, obviis manibus, ulnis, sinu oxcipiendus, gremio fovendus, suspiciendus, admirandus, unditpie liene latinus, undique ipsissimam antiquitatem re- dolens, variis undique variae eruditionis opibus ditissime abundans ».

■*) PoMPONii I Gavrici NEAPoi.i |tam DE ScuLPTURA : « Norlmbergae, apud lohan. Petreium ». In 8'\ ce. 47 al reoAo. È nel!' Universitaria di Nap., con qualche po- stilla e con r epigr. del Gravina al Gàurico ms. in fine. Nella dedicatoria TV/v- nobili et erudito Viro Ioanni lardano ab II. (e. 1 r.) G. C. Hofemiano dice cosi :

or)

Le dediche del Placido <; dcdlo Ilofemiano ricom[tariscono nella ({uarta ristampa lattasene ad Urscl (Nassau), su quella di Ma-^onza, nel 1()<)3. È contenuta nella seguente raccolta di lisi(»!jnoiuia e di astrologia iiiudiziaria. in grazia di ({ii(d trattatello inserito n(d De scuìplura. anzi il vero titolo non aj)|iare affatto sul frontespizio:

JoAxxis AB Indagine: Introduclioncs aimtclesmaticae in Phijaioc/no- nriam, Compleriones hominum, Astrologiam nabiralem, Naturas

Pianeta 1- Ulti quibus oh similem materiam accessit Guglielmi

Grataroli hergomatis Opuscula et Po.Mi'dxn (xArKiei Xenpoll-

tani Tractatus de Symmetriis, Lineamentis et Pìiysiognomia eiusque speciebiis etc. « T'rsollis, 1003 » ').

Sei anni dopo . in un'altra raccolta . insieme ai due libri del De- niontiosio sulla scultura e pittura degli antichi ed al trattato del Gor- leo su le gemme e le pietre incise, fu ristampata per la ({uinta volta ad Anversa, nel 1(3')9. Era la seconda edizione che se ne faceva in ({uella città, in men di un s(.'colo:

PoMPONii Galkici, neapolitani: De sculptui-a liber; Ludovici De- MONTiosii, De ceterum sculptura , coelatura , gemmarum scalptui-a

« Dedit ad ine Lucas CTauricus Pomponii fratris sui Imnc de Symmeti-ia et Statuaria li'orum, omnium sane qiios videre liac de re unquam contigit praestantissimum. Et co ([uidom nomine dedit, ut si probaretur milii,quoiii liactenus nomo Italoriun non ei;"regie probat , novis eum formnlis darom in (ioi-mania oxendondnni ». 1] . dopo d' avorm- detto il eontemito: « Atque omnia me herele venuste haee et li'ravitei', undo rem me l'acturum literatis quibusdam apud nos , non ingratam putavi , si Gaurici obsecutus Consilio, tam impense a multis laudatam disputationem praelo dimandarem ». Kd in fine « Quare merito bune in multa iam denuo propagatnm exemplaria librum , Ioanncs laidane, accipies , non ut munus tamen aliquod a me te putes aceiiiore : l*omponii enim est , non meum. Sed ut tuam , quod dixi , senlentiam de eo foras. Bene vale, ac Pomponium ingenii nidnlitale praecellentem bune Ino pafroeinio apud nostros defende ».

') In 8"; a pp. 317-387 è il iJc xcclptura. 1/ editoi-e non conobbe l'ediz. d" An- versa, 1528, più corretta. L* bo citata dal Ci.kment, Blbl. cur., IX, ^'0. Parte IL 9

- 00

et pici ui a lìh/-l lino: Aiìuahami (Ioklaei, (nìluci'pianì : Dactylyothecn. Omnia accuiritius edita Clini prirUcdìo « Antnei'i)i;io, 1(»<)1)». in '4."').

Lo duo iiuov(' ristanijic .sosta e soltinia eli' io trovo ricordato come Osegiiite da uno stosso tipografo . nel 1()22 0 l(j."l), a wStrasbur- o'o , e di cui solo la prima ho ])otuto vedere , non sono che nuove edizioni deUa raccolta ora citata di Giovanni doirUidagine -).

E menti'o Giovanni di Laet riferiva i luoghi ])iii notevoli (Ud De scuìptura in ai)pendico alla sua bella edizione di Vitruvio. fatta ad Amsterdam nel Ì6i9'^); il Gronovio la inserì tutta quanta nel volu- me IX del suo Thesaurus Gì-aecaruni AntiquUdtinìì '^).

1) In 4." II De sciijptura (da p. 1 a 110) vi ó diviso in sedici ca[)itoletti , con sommario e rubriche marginali. Un esemplare nelle Biblioteche dei Gerolamini e Brancacciana di Napoli. In una dedica di Mattia Martini ad Abrarno Gorlaeo anti- qvario (l'autore del terzo trattato), con la data « Antverpiae Cai. Aprilis CKO.IDCVII», vien detto: « mitto libensque volensque ^/.v-(òto^ov.... tresviros, qui post Plinium ac Philostratum de Scalptura , Caelatura ac Pictura latine disseruerunt : italos duos , Poinponium Gauricum Xeapolitanum, Lueae snmmi Mathematici fratrem , et xVl- dum Maniitinm Pauli F. ; Gallum unum lAidovicuni Demontiosium ex eo libro quem inscripsit Gallus Romae liospes ^ vs^v\.\m nimis repertu ».

-) La prima, citata dal BRocKHArs, p. 8, senz' altra indicazione , nella Brancac- ciana di Napoli, con 1' istesso titolo dell' ediz. originale: « Argentorati , Sumptibus Ilaeredum Lazari Zetzeneri, MDCXXII »; -8° pie, \)\). 317-384. La seconda: De sym- metriis, lineamentis et pìiysiognoniia: «Argentorati, Zetznerus, 1030, in -8"», nella Barberini di Roma. La terza, « Augustae Tribocoruni , Sumpt. Simonis Paulii, 1GG3 , in -8"», nella Comunale di Bologna ecc. ecc. Tutt' e tre riproducono il De sculpttira secondo 1' ediz. del 1542.

•'■) M. YiTRUvn PoLLioNis: De arc.liilectura libri di'ct-ni Accedant Lexicon

Vifruviaauiii B. BaijìI Urbinatis Giiastellae Abbati^ , et ejasdem ScamiUi ioipares Vitniviani; De pir-tura libri tres absolatissinii L. B. de Aluertis; De scuìptura excerpta maxi/ne nniinadoertenda ex dialogo Pompomi Gaurigi Xeapolit. ; L. De- montiosii: Com nenta>'iii<i de scuìptura et pictura; cutn vnriii indicibui copiosissi- mi-. OiYtnia in unum collecta et illustrata a Joanne de Laet Antuerpiano ^ , «Ani- stelodami, apud L. Elzevirium a. CI3 lOG XLIX ». I brani del De scuìptura a pp. 33- IG- ••) Coli. 725-770: P. G. Neapolitani: D^' Scuìptura sire Statuaria liber. Ad

Ii7 -

AVi"i'iii iiosifi. liiialiiK'iitc. il J5i'oclJi;iiis riiirodiissc (in Ir.oiijjo scni- jiolosaiiiciil'.'. l'cflizioiic ])rincij)('. con a Manco una sua traduzione le- (Icsca. ed innanzi una illush'azione couiplcta della parte storica o tec- nica di (iu(d (rallalo ''. A eodesta Ixdla e(lizi(>ne deliliono di necessità ricori'ei'e tutti coloro (die voijiion conoscere pili da vicino lo sci-itto deiriiiiianista napolfdann. appena ventenne.

lli'rciiìcin Fcrruriai' jtriiKtiiCiH. W r l'istaiiipata l'cdiz. di X()iiuiliei'i:'a (IT)!',') con le dc^diclic dello 1 hdciniaiio (> del l*]acido; è divisi), però, come indi" odi/., di Anvei'sa lt>(>7, in x\n ca|titoli, con soiìiinari e poslilN^ niaf^inali.

') Il Brockhaus lia erodiito bone di iii;vnt<Miere la [nuiteirgiahira e T abuso delle inaiui^colo della i;iiintiiia : ma cosi ha i-eso in (pialclic \nm\o diltìeile un testo cosi tacile.

IV.

I. Diconiiiu) i;ià elio il Gàiirico avesse lasciat(j Padova probabil- mente nel 1501.), 0 che anche ])robal)ihnente. dopo ([iielTanno, si recasse a Roma; ma nella seconda meta del ir)12 ora certamente a Napoli, lettore d' « Immanità», o di lettere latine e f^-reche, nello Stu<Uo na- ])oletano, sncceduto a Giovanni Musefìlo, di Gu])l)io. dotto oratore e i^rammatico.

La cattedra d'«humanità» dello Studio di Nat>oli aveva ])elle tra- dizioni. Dalla nìetà del secolo XV sino al })rincipio del XM era stata occupata da illustri umanisti , e jirincipalmente da (liuniano Maio , il noto maestro del Sanazzaro , che, dal 11G() all' 88. vi aveva inse- gnato insieme al milanese Aurelio I^ienato ed al fìoi-entino France- sco Pucci, che al)l)iain ,^ià conosciuto amico del Gàurico ').

Nel 1507 il viceré Giovanni d'Aragona afììdò (piella cattedra a Giovanni Musefìlo. già regio cancelliere di don Federigo, pel quale avea compiuto im[)ortanti missioni ])oliticlie. Privato i»recettoi'e dei figli e dei nepoti di Inico d' Avalos e di Antonella d'Aquino, mar- chesi di Pescara, aveva governato per molti anni la terra natia dei Gàurici, Giffoni , feudo di quella famiglia-). Dal gennaio 1509 al giugno del 1512 , per quattro anni , egli vi lesse la « lectione de

^) Sul Maio V, pei' ora l'introd. alle Rinie del Charitco, a mia cura, 1, ccxviii ; sul Bienato , v. Capialbi , Memorie di R. Zeno e A. Bienato , Naiioli, 1848. Come lettori dello Studio soii ricoi'dati nelle Ced. di tes. {Ardi. stor. nnp. IX, 205, 214, 221, 232, 243, 403).

-) Il docum. della nomina del Musefìlo e di altri lettori, eoa la data del 24 de- cembre 1507, è riferito dal Toppi, Biòi. p. 382, « ex reg'. Litter. Reg. 13, a. 15'.il> ad 1601 adserv. in Magno Reg. Cam. Arcli. ». Ivi è detto: « A Miss. Juan ^NIuso- illo por leer en Poesia a razon por ano de quarenta due. ». CA'v. anche Oriclia , Istoria dello Studio di Nap., Napoli, 1754, II, 3. Sul Musefìlo v. per ora Tintrod. alle Rime del CJiariteo, I, cc^■II.

C!)

poesia », coninientando specialmonto i jxjcti latini '». Ma quando, nd novembre dell'istcsso 1512, s'apri il nuovo anno scolastico, saliva su ([uella cattedra Pomponio Gàurieo. Aveva allora appena trent'anni -).

II. 11 Gàurico lesse « la lezione d' umanità nello studio i\o la città <li Najioli » non più di sette anni . sino alla fine del Ioli) . ([uando lili successe quel caro e dotto amico dd Pontano die l'u Pieti'o Summonte ^i.

E. come il successore, anche <^\ì scolari l'uron dcLini di lui. A Pa- dova aveva avuto a discepolo l'Alciato; a Napoli, fra f.>li altri, ([uel- r Onorato Fascitdli . monaco cassinese e veseovo dell'Isola dei^'ante

^) Tutto ciò si ricava ila alcuni (loeuniciiti delle Cedole di tesar, che pubblico in fine (v. Appendice II). In uno di essi si dice che nel l."309 leggeva le tragedie di Seneca.

-) Si rileva dalle cit. Ced. di tes. voli. CXCIII e sgg. (v. Appemmce II). Da essi si sa che, come tntt'i suoi predecessori e successori, aveva una « provvisione » di quaranta ducati l'anno, pagabili in tre rate trimestrali, di tredici ducati, un tari e tredici grani ognuna: nel gennaio, nel!' aprile, nel giugno. A quanto pare, Tanno scolastico doveva comiuciai-e nell'otiobro. Le lezioni si facevano allora nei conventi di San Pietro a Maiella e di Santa Croce, e in San Domenico maggiore. ClV. Fi- langieri, Documenti per la .y/. delle arti, II, .';78-7'.> e le Ced. di tesor., voli. CX('III. 1'. 203 ecc. ecc.

•) Tutto questo anclie dallo cit. Ced. di tea. ( v. Appendice II). Il Toppi {Bibl. Xap., p. 254) lo dice lettore solo nel I.jI."); il Tapiri (Istoria dee/li scritt. nap., Ili, 1*. I, 231): « Insegnò per molto tenijio ne'pubblici Studj di Napoli le lettere uma- ne ecc. ecc. »; TOriolia, Oj). cit., II, 8: « Quasi all'istesso mentre [l.jiO-il| Pom- ponio Gaurico di Ciluni (sic) in Principato Citra fu posto nella Cattedra delle let- tere umano »; il .Minieri Riccio (lìiogr., n. 42) fa il seguente pasticcio: « Professò lettere latine nella universitcà di Napoli e jtassato a Roma fu ammirato e stimato nella corte del Ponteiice Paolo III [ler la sua vasta dottrina )>. Se non che Pao. Io III sali al lìonfificato nel 1.5:)4 , quando Pom[ionii) era già moi4o da circa sei anni ! Quel papa protesse invece Duca, come vedremo. Il Summonte fu lettore allo Studio dal 1520 al 2(') (v. Appendice II), quando mori, e non al tempo di don Fe- derigo (1407-1501), come fu asserito dal Mimeri Riccio (Biof/r., pp. 418-10). Sulla line del secolo XV insegnava forse privatamente a casa sua (Origlia, Ojk cit., I, 207).

70 -

poeta latina, tanto stimato dal Bembo ^). « Frater Ilonoratus scris- se Luca orator lacuiidus. didicit rudimcnta j^Taecarum litorarum a Pomponio Gaiirico . lial)uil({U(' eiiis liJudlum » -). Il r-lie non ]iotet- to avvenire prima del 1517, (jiiando il Fast-itelli, nato ad Iscrnia nel 1502, era sui quindici anni.

Ed anche suo discepolo fu quel Decio Apranio che Pom})onio stes- so nella elegia XXVllI (diiama « dulcis alumnus »: poeta latino e dei più dotti Ira i «giovani napoletani del i)rimo cinquecento, morto prematuramente nel 1521 •'). L'Apranio , nato negli ultimi anni del secolo X^' 0 nei ])rimi del seguente, dovette entrare in relazione col nostro non appena ({uesti si recò a Napoli , perchè queir amici-

^) A', la profazione <li (}. V. Mkoi.a all' edizione «uà delle Opera del Fascitelli (Napoli, ITTI)), p. IV (ove anelie del (Tàiirico p[i. iv-v, compendiandosi la cit. ìlta). (JlV.. anche Tiraiìoschi, Storia, VII, 2010-12. Sul Fascitelli un recente studio di Ca- millo Passahelli (Isernia, 1808), che non ho potuto vedere.

-) Traci. astroliifjicHs, f. 118 ?■. Ma che cosa voglion dire quelle sihilline parole di Luca: « hahuitqnc! oins lijjelluni » ? A nulla conclude anche il commento che ne la il Meola {Op. rii. , 1. cit.): « lili [al Ganrico] se ifaque Fascitellus ita adjunxit , totumque tradidit, ut sentirei illieo tacitos quidem , at certos validosque animi im- petus ad patefaciendum in cognata , ut ita dieam , elocutionis , elegantiaeque facul- tate ingenium acre item ac ferax. Ac proinde quum in dies emicaret illud , atqui' ad gi'aecam sapientiam effingeretur (cujus penitiore deinceps cognitione idem incla- ruit) eo Gauricum addnxit iiraeceptorem, ut eidem libellum suum, quod raro inter- venit, sistendum es^^^e iudicarif: cujus tamen libelli titulus, vitio longinqui temporis, minus eompertus est ». Io credo che Luca accenni alTinno greco di Pomponio \>ei- Fabi-izio Brancia , che il nostro in segno di stima dovette affidare al Fascitelli , il quale, come vedremo, lo détte poi al card. Seripando.

3) Il n. lo fa interlocutore dell' eleg. XXII (v. cap. A'L J^. ai) e gli dirige la XXVIII in cui finge che l'anima sua gli parli di sotterra, come il Polidoro d" Fu- ripide e di Virgilio. L' Apranio era figlio di Goffredo, come da uno dei brani del- YEpktolae che il Gravina scrisse durante la malattia e dopo la morte (ff. GO, 8(,>. 88 , 89) , avvenuta il 4 giugno 1524 , cosi dal Giornale del card. G. Seripando : (ms. IX , G , 42 della Xaz. di Nap.). l)alla moglie Giulia aveva avuti dei gemelli (Gravina, Poemata, If. he -'òr). Fu ricordato da G. Anisio (Pocmala, ff. 53 e l'T:

71

zia disse il più f-iovaiu' di essi era stata « intimam a teneris an- « nis familiaritatein » ^).

ili. Il Gàiirico (Vi anche precettore dd in-iiicipe di Salerno; ce lo dice lui istesso nell'ele.ii'ia XXIX, diretta al .uiovine Saiisevei-iiio:

Ali tu nulle non me noscis^ vncein([U(' niaj^'istrani Sentis? non noiuin p(M-ci[)is aui-e sonuiii.

E per dodici anni insee-nò al ])rineipe ed alla prinei]iessa. Isalxdla

Satìjrae, f. 89 r); dal Cmw.ose, Eh'fjùi ad Agostino Nifo (innanzi agli Opw^cula del Nife, Venezia, 1535); dal Filocalo , CaruU'n nuptiale per F. Maramaldo (Napoli, 153o); dal Lemo, Orante (Appendice III). Ya-ìx intimo di Afitonio Sei'ipando: un'ele- gia: Apranius in redita A. Seripandi e.r Urbe Xcopoti/Ji nel eod. Vatic. 2830, I'. 201:

Ecce redit magnus patrias Serii>andus ad lioras;

un' e[iistola allo stesso e quattro del Seripandi) a lui nel cod. 5551) dell' Imper. di \'ienna, ff. 22 18-21 (ivi anche un ejyidolium ad Decium de Aprano di Jagop.o (?) Gravina, f. 16: cfr. Tahulae codd. mss. praeter graecos et orient. in Libi. PaJ. l'indob. asserì)., Vienna, 1804, IV, 154). L'elegia a Tiiovanni di Sangro (eod. Vat. cit., f. 257 r e ms. XIII, AA, 62 della Nazion. di Nap.) :

Sangriole, ista libi Decius inunnseula mittit,

(> certamente sua. V. Capiai-pi, Memorie cit., pi». 31-33, ma a Ini sfuggirono molte delle cose dótte da noi. Il Meola nella ]'Ha del Gàurico ( f. Or) ricorda senza arrecarne prova, come discepoli di lui Francesco Peto, di Fondi, e tm Lelio Campa- no. Evidentemente egli tu indotto in errore dal trovar ipuM due ricordati insieme al n., in un'ode di G. xVnisio (v. il i^. vi di qui-sto ca[>.). 1"'. del tidto arlntraria la conget- tura di A. Gallo (Poesie di A. di Costanzo, Palermo, 1813, p. xix) clic il Di Costanzo ahhia avuto a maestro « nell'oratoria e nella p()(^tic:i... Pomiionio Gaurico, die ne occupò onorevolmente la cattedra nella Regia l'uiversità dal 1515 al 1.530 (!!). Pe- locclié quegli colla sua fama richiamava a se tutta la heimaia gioventù na[)oleta- ua, vantando anche tra'suoi discenti (pici l-'crrante Sanseverino ecc. ecc. ecc. ».

7-2

^"illalna^ina . ancor fanciulli o sposi ' . lo lettore latino e greche. « Ipso l'rin('Oi)s ot uxor scrivo Luca'-) sj)atio 1:2 annorom, didi- « corunt litoras latlnas otgraecas a Pomponio Gàui'ico Goophonense ». E ])oicliò dalla dedicatoria del Lther cìcgiarum di Pomponio, pubbli- catosi a A'enczia nel 1520. si rileva che in quell'anno, antipenultimo della sua vita, il nostro mantiuieva ancora quell'ulFicio ^), vuol dire ch'ei dovette assumerlo verso il 1510, quando il Sanseverino non aveva ancora dicud anni.

La copi)ia principesca lece onore al maestro. « Non fu mai prin- « cipe c'iuinrma TAmniirato ^) che tenesse ])iii magnifica corte « di lui. Dilettossi molto della musica, non gli dis[iiacquer le lettere. « fu cortese e di ])olle e gentil maniere sopra modo ». In seguito i'urono a])passionati e cólti filodrammatici. Nel 1540, ricorda un cro- nista contemporaneo , il Principe fece rappresentare i)er la prima volta a Napoli due commedie, il (Mando ed il Beco , « avendo con- « dotti da Siena eccellenti istrioni ». Tutte le opere drammatiche, (die rallegrarono i poveri Napoletani dal 1535 al 47. furono rappre- sentate nel palazzo del principe, dove « stava sempre apparecchiato « il pi'oscenio » ''). Intanto, fin dal 1531, il principe aveva scelto a suo segretario Bernardo Tasso % come, nel secolo precedente, l'avo suo.

^) Ferrante, nato nel 1507 e rimasto orfano del padre (Roberto), lìi allevato e educato da Bernardo V'illamarino (v. le Rime del ChnrUeo, II, p. 231 n.), che nel 1516 a lui, « ancor fanciullo », détte in moglie 1' unica sua figliuola Isabella, an- ch'essa fanciulla. \. Ammirato, Fauiiglle nobili napol. P. I, p. 14.

^) Tractatus aatrologicas^ f. 47 r.

^) « Suscipe scriveva Luca al Sanseverino (Venezia, 28 agosto 1520) igi- tur, .Munificentissime Princeps, munusculuni hoc nostrum, Poìuponii, inquam, G(ui- rici J'raecepforis lui versiculos.... ». (^^fr. anche ^Minturno, De j)oeta (v. il §. v di di questo cap.) e Spera, De nohil. prof, gramm. et human. (Napoli, 1681) p. 401, che ricorda il n. fra i precettori di jirincipi.

■") Op. ciL, p. 15.

■'') (>ASTAi.r.o, Istoria di Najjoli , ediz. Gravier , Napoli, 1709, pp. 45 sgg., 71 (^Ifr. Croce, Teatri di Napoli, Nai)oli, 1891, pp. 43-44.

^') Serassi, Vita di T. Tasso, ediz. Guasti, Firenze, 1850, I, 27.

73

Maluccio salernitano. Tatto lo pei-sonccciltcallofa in Naiioli. poeti latini e vol.i-ari. eruditi, lettorati. dilettanti. (Icoanto vano lasiiania^nificenza ').

IV. Intanto, nello oro ohe <iii lasciava libero 1" insegnamento i)rin- (•ijiosoo. e libero i)ure, do])o il lo^O, dello le/ioni il' « bimianità » allo Studio. IVìniponio si dava tutto alla poesia.

11 (dima e la divina vista delle eolline e d(d mar napoletano avo- van dovuto risve.cliare in lui il izcnio d(dla jtoesia. app<'na appena ma- uilestatosi in Padova. ov'(n'a stalo all'orato da.uli studii lilosofici e dal dilettantismo artistico, a coltivar i ({uali 1' avevano non poco spinto la severa calma e i monumenti di ({uolla silenziosa citta.

Frutto di codesta nuova vita furono: il LIbcr eì<yiariiiii, })ubl)lica- to a Najioli nel {hZ\. contenente ventinove (doiiic» tutte amorose, tranne alcuno ito<die . di cui una dedicata al giovinetto principe-,), e l'inno <^reco pel ianciullo Fabrizio Brancia : Y idtima forse, e la ])iù ispirata dello suo opere.

^) A lui son iiulirizzato i)oe.sie da (i. Amsio (Poonafa , H". UI /•, 105 ; Sati/rae \, i), (la C Amsio (Pocmata , f, 10 r), dal Minturno {Eplijrainmata et EIcgiac , N'enozia, 150-1, f. 2 r), da B. IIota {Poesie, Napoli, 1736, I, 59, 289; sonn.: Quel dì, S/'i/nor; Fu (jniii pietà). Insieme alla moglie, vien lodato da G. B. Pino nel 2'ì'ionf'o (li (Àtrio r (Napoli, 1530) e da Mario de Lko neW Amor prigioniero [Stanze di die. ((attori, ^'enezia, 1581, II, 112). M. A. /i.maka yll dedicò i Tlnyjreutdta (Naiìoli, 1523). Il Nii-'o , molto protetto da lui , pubblicò i Rcujionamenti col priìicipe di Salerno sopra l' Etica di Aristotile (Parma, 1502). V. le nn. di S. Voi.picei.la ai Capitoli del Tansillo (Napoli, 1870, pp. 10 e 51). Il Serassi {Op. cit., p. 27 n.), \to], ricorda « che dei pregi e delle virtù di (juclhi illustre principessa » [tarlarono Laura Ter- racina, Paolo Manuzio e B, Tasso.

-') K 1" ultima. Nella XXII, i cui primi \\'. t'uron spesso riiMibldicati ila l-ut-a

il principe è introdotto interlocutore, come si rileva dalle citate Adnotationes del

Trotta: « Pulcherrimam conti'oversiam de humanae vifao misoriis è il solito

teina caro al Gàurico , ch'egli derivava dalla lettura dei [ìooti greci continot.

Quatuor euim amici (pii ad aegrotum visenduin vonerant, disserentes introducuntur:

Dei'ius Apranins , adoleseeus , (latossus Stoicus , iam scnescens , Lupianus Altilius ,

ltau[>er, l'^crdiuaudiis Sevcriiiius, Salcruitanorum priuccps ».

10

y4

Dnvctto pure iiilliiirc^ .sulla uuovà voca/ioiu' l'aniliiciife Iclterario na- poletano. (k'I tutto classico, in cui risonavano ancora i classici versi del Pontano. del Sannazaro. deirAltilio e de^li amici e (liscei)oli loi'o. Ora, nei i>rinii deccnnii del cinciueccnto. morto il i:ran l'ontano (loO;]). teneva il primato (hdla ])oesia latina il Sannazaro, che allora era at- torno a corre<Jijjjere e limare il De imrtu Vùyi/iis l' le poesie minori. E insieme a lui rifacevano, con più o meno arte, repifjramma, Teleo-ia. l'ode, la satira. rei)ica classica. Francesco Pucci . Pietro Summonte. Pietro Gravina . Girolamo Carbone . Girolamo An<ieriano . Scipione Gapece, Giano Anisio ed altri minori. Tutti guasti, secondo l'usanza jiontaniana. continuavano di tanto in tanto a riunirsi, siiecialmente nella casa del (ìarbone, e sotto la })i'esidenza di ([ucsf ultimo o del Summonte.

Fra essi dovette certamente venire a prender })Osto il Gàmico. Se non che di lui non si la menzione in queirele<2Ìa che si crede comu- nemente scritta dal (ìarhone verso il 1525. in cui. oltre i già ricor- dati, pur si nominano mecenati, dotti e poeti di minor conto e cer- to inferiori al nostro: come Giovanni Caracciolo. i)rincipe di Molli, e Traiano Cavaniglia. duca di Troia, Andrea Matteo Acquaviva. Lucio ^'opisco, rA])ranio, Giovanni Filocalo, Antonio e Girolamo Seripando. Giovanni di Sangro ecc. ecc. E fa meraviglia: anche perchè il nostro, come vedremo , era amicissimo di quasi tutti ({uesti ])ersonaggi e l»erfìno famigliare del Nilo ').

Ma forse quell'elegia dovett'esser scritta nei iirimi anni della dimo- ra del Gàurico in Napoli -); quando egli, non ancora in intime rela-

1) Cosi c];il De Poeta del Minturno ( p. Gt) ) , ove il Gàiirieo istesso chiama il Xifo «hominem nobis ^ane famiiiarem ».

"-) Si trova ms!. in nn e.sem[)lare dei Ctirntina del Pontano (Xa[)oli, 1505) nella ^S'azionale di Napoli; ma che sia copia della stampa del 15:i5 si scorge dal titolo identico in tutfe due. La data che vi si appone: «Elegia in anno 1528» è falsa, e perchè in quell'anno il Carbone mori (v. § vii di questo capitolo), e perché, come notò il Gervasio (yoti:ia un ritratto del Pontano, in .1/// della società pontania- na, 111, Lxxxii sgg.), che vorrel)be scritta l'elegia verso il 1525, il Summonte,

IO

/ioni coi Carbono. facendo parte del circolo letterai-io clic ijli si riuniva in casa, non itoteva essere i-ieordato da lui l'i'a i suoi amici. Forse il (ìinirico e il (barbone . per lai^ioni /die ci slìiu.uono. non si vedevano di buon occhio,

^^ Ma. i»cr {'ortiina. ({uesf istessa società di letterati fu ricordata da un altro conteniporaneo : dal Minturno nel suo trattato De poe- sf<i^'). Ivi. prendendosi occasione da reali riunioni tenute dal Suni- uionte, dal (iarbone . dal (ìravina . dal \'opisco e dal ("ràurico nella villa d(d Sannazaro a >b'i*L:ellina. durante la iiriuiavera del 1526 -); s'immagina (die da codesti dotti ^). sotto la direzione dcd vecchio Sin- <-ero . venpin ])ronunziati tutti quei discorsi sulP arte poetica e sui Lieneri della poesia greca e latina . cIk* son riferiti in quel dialogo. « Itaque anno antequam pestilentia illa Innesta et exitiosa, quae din « per (Jinncun Italiani summa cum }»ernicie debaccata est. Xoapolim

ricoi-ilato i\ i come vivo, nioi-i sul pi'iiiciiiio dell' agosto ir)2'>. C.\\o la coniposizioiie (lell'elegia jut^sa aiirlio risalii'^ a molti anni aiMioh'o, paro a me ({nasi certo: por- 'liè tra j^li aniiri ancor vivi del Carbone (per non parlar dell' Api'anio morto nel i.")2l) v'é anche il Pucci, che mori, come dicemmo, nel 151::?.

') Be poeta : ad Hectorrm PijjnatetlHin , ì't^'oncmium flace./i Uhri sex, Vene- zia, l.V)U. Diretto a (}. Ruscelli con una lettera che ha la data: « Xeapoli, calend. Septemb. .M1>LV'III ».

■-) MiNTUHNo {(>j). clt., p. (j) dice di aver avuto notizia di ([ilei discorsi da due discepoli del Summonte : Lucio Camillo Scorziano e Traiano Tarvisino. I>al primo, « neapolitanae nobilitatis acternnm deciis », « piane cognovi quae de Poetica siim di"turus a viris clarissimis disputata»: e « non semel audivi a Traiano Tarvisino. .. tloi-uisse Xeapoli in studiis bonai-um literarum, et in iuventute ei-udienla Petruin Suniinontiiim cuius e ludo vere dixeris tanquam ex equo troiano imiumeros doetri- nae principes prodiisse ». Il Tai'visino è Traiano Calcia ili Treviri, mia cui lettera al (]olocci presso Laxcki. lotti {Poesie di ui. .1. ('o/o'-ci, p. {)7^). Da essa si sa che dui ante l'assedio de! Lautrech (1528), egli era ancora a Napoli.

•^) Olti'e i citati, il MiNTiRNo {Ojì. cif., pp. r)-7) ricorda anehe Andrtni ("lossa o Francesco Teli, giovani, il secondo dotto giureconsulto. Al primo è dii-etto un epi- gramma di C. Amsio {l'ueinat((, W 72 r).

70

« iiivasiss(^t. COSI il Miiiluriio. alludendo alla tei'ribile poste del « 1527^) ciiiu iaiii ver ])leniiiìi esset, et iani omnia terra, niaiique <^ ae eoelo arridei-cnl. oniniaqiu^ ad voluptateni invitarent. evenisse, ^ ut illuni sediti - il Suniuionle jietierint Mer<:^'i!linani. (Ju(j paueis « ante diehus so contulissct Actius Syneerus, ([ui omnium (;onsensu « inter aetatis ([uidoni suae Pocdas prineipem loeum ol)tiu(d)at. Erat « enim Sunimoulio siimma cum eo familiaritas, ([uae iam erta in illa « disertissima, oruditissimaque Fontani jìorticu et educata, atque in « illa studiorum coniunctione (ìiliciis aucta quotidianis . in dies ita « mapis vipel)at . ut numquam senescere ])0sse videretur. Venisse « eodem Hieronymum (larbonem . et Petrum Gravinam , iam illos « egregiani in Poetica tandem consecutos. et Summontii ac Synceri « aequales. Exiisse autem cum Carbone rJuos minorps nalii vìros^sed « in onini criiditimic pemuignos , Poiiipoiiiinn Gauvicum , qui tuno « Salernitaìioì' l'Ili Principein eximia spe siruriuac virfiftis adoìescen- « fulum optintfii-ì'iii (ii'tium pracccptis iu/hrmahat , et Tjucium Vopi- « scuni, ([ui de Pliilosopliia praeclarum quiddam commentabatur "-) ».

') Nel cit. (riornale il Seripando annota sotto il novembre 1520: « Neap. Pe- .stis invasit »; nell'anno seguente: « In Neap. et Cauipaniani fere omneni Pestis trrassatur »; e poi : « Neap, cessante pestilentia redimns in fine mentis Au^Misti ».

-) A Giovanni Ludovico (ed -Anche Alo i/iim, Elysius, Lucùia) Vo[)isco, figlio di Francesco , dirigono poesie G. Anisio {Pnem. , ft\ 130 u 131 r) e Cosimo {Poem., f. 24 v) : Ad Eh/siuni Vopiscum. L' Arsiij.i {De poef. l'rhanis, dd. 99-102) ricorda im suo poema sulle gesta del viceré Raimondo di Cardona, ora p-rduto. Epigrammi suoi nel De regnandl peritici e De snnctitate del Nifo (^'e^ezia, ir)22, ir)35), nella Coryciana (Roma, 1524 p. 54), nello Specalani iuventiitis di M. Biondi (Napoli, 1534), nel cod. Vat. 2830, f. 255 e e nel Napol. XIII , AA , 02 ecc. ecc. Quattro sue lettere in volgare, da Napoli e da Sessa, alcune del 1517, al Colocci (Lange:,- T.OTTi, Op. cit., p[). 87-89), nelle quali si dice amico del Tebaldeo e dell'Aretino, e chiede di aver trascritto « lo Euslratio ^^veco sopra 1* etici, o tutto s' e in libraria de Medici, o sui ultimi libri, qual sono in la libraria del Papa ». ITna sua Epi- stola de irr.aginibus coelcstihu^ nel cit. coil. Viennese, lì". 24 r - 20 ;•. Tradusse il De non trascendo di Plutarco. Nel cod. .5559 della Imperiale di Vienna una sua Epistola de irragiiìibus coelcstibu^ (fi'. 24 r-20;': e. le cit. Tabulac, IV, 154).

.\! Gàiii'ico nel De lìoetu r i'is(M'l)at(> un bel posto: iiisioiiic ;il \ O- pisco vi ra)i|>i'('S('iila la coltura e V erudizione iii'cca . ed è uno dei pili stimali ('(I ascoltati interlocutori. 1*] conu; ([iicst* ultimo pai-l;i liiniiamcntc e minutainonto (l<dla lra,L;(Mlia tircca <• latina . o il C-ai'- hone (l(dla lirica; cos'i il(iàui-i('o espone un vei-o trattalo sii'la eom- uKMlia antica, toccando (hdla sua ori.uine. d(dle sik' dixisioni. delle sue jiarli. dei caratteri, del ri<li(M)lo. dei cori eec. ecc.').

VI. Per altro, le relazioni di amieizia Ira il nostro ed alcuni di ([lièi dotti l'icordati noH'ele.iiia del (larhone e ird I)r po"/// . ci ven- ,i4(tno attestat(MJa (piesti stessi. Pieti'o (iraxina. palermilano. rari^iito canonico, caro a (lonsalvo di Cordova, di cui aveva canlalo le .i^esta. e uno dei niii^'liori latinisti napoletani, inviava al nostro. cons(datore Torse della morte di Decio Ai)ranio (compianta da lui anche altrove» <'odesto ei)i^M'ainma:

Ad Pomi'onicm (tai iticrM.

Inclyta cui ireminao dobotur laurea liu^uac

(rauricus et pieno cui licci ore lo(jui: Extinto propere iiiveni ae tua sis^na seciulo.

VA tuniuluui et laudes iiir('rias([ii(' dedit -).

Nel ms. IV. A. 10 della Naz. di Napoli , un l)ifi-lictlo antop^rafo al Caiuìoxi'. , c\v nella cit. Elogia lo ricorda cosi :

Vopiscns graia insignis latia((ii(' Miiiorva Assidei et pieno pectoiv i'imdit o\w<,.

J>i lui fa menzione anche il Filocai.o, ('(iriuoi iiHpfifi/c , I". h iiii. Ki-a aiKH»p vivo nel 1548, quando il MiNTrR>:o scriveva il De }u)i-t(i (cIV. ?;. \\\ di (luestii capUoIo). ^'e(]i: GAi'iALr.i, Memoì'ie cit., pp. 35-:^7.

^) De poefft, \>[). 270 sg'g.

-) Poemata, f. 39 r. Cfr. la n. 3 a p. 70.

78

Ivi ;i! iKìstro . non a Toniixìnio Loto, cnuìo l'crMMìtcìiKMito si ju-o- |tòsc M . (il (lin^tta (la (iiano Anisio. che. secondo il (larljono ed il -Mintiirno. |iiii' Taceva jiaide di ({nelle riiiniòni, o, conio vodrcnio. ora .•unico ed ostiniat(»i'o dol (xàiirico. (^iies^a India ode. iidilolata seiii- pliconiento:

Ai» Po.Mi'dXir.M.

Ne te, ne tantuiii ci-ucia, ne iiuiiiina laode,

l'ompoiii, amaris qiiostil)us, (Juid ni me attìictem, si iuoi'Imis viri])us, iiKiiiis,

Xequit repelli, et in dies (iliscit, et ar-denti li([uuntur membra veneno f

Quid ei'go ages? male in deos Pngnatur supertjs, natui'am({iie omnii)otentem.

Haec, nescio an fato, an suo Ai'biti-io pavtus proprios necat, ut nocat ardens

Suos catellos vipera. Ei-go est, arbitrium superet (pd morbus, et illam

Stoae impotens iactantiara? (Juam vitam, heu facinus, mortales \ivimus aegei.

Sed est ferendum: nam semel

') 'J'alt.arkìo, Studio su Giano A/ìisio , Xaiìoli , 1887, [>. !*•>: « E raggiunge il sublime e ti fa mentire qualcosa del Leopardi nella (^^anzone a I*omponio, che non sapi)iamo se sia quel Pomponio Leto della famiglia Sanseverino, che fondò PAcca- deniia Romana .... Dopo talune ben noto odi tli (Jrazio , noi non sappiamo quale altra lirica latina, anche del classicismo, possa paragonarsi a questa dell' Anisio : (piesto sappiamo che ne' Latinisti del Quattrocento, incluso lo stesso Fontano, non abbiamo trovato mdla di simile in questo genere; e noi quei buoni Quattrocentisti li abbiamo lotti ». .Ma non le elegie del (ìàurico; per la pubblicazione delle quali (1523) PAnisio dovette scriver la sua ode, tutta informata de' pensieri e dello sen- tenze che il II., come vedi'cmo , avea desunti dalla poesia dei Greci; e poiché b> stesso fece, più secoli dopo, il Leopardi ; è spiegabilissimo e il ravvicinamento e r entusiasmo del buon Tallaritro.

7!l

Iii^'oiiituin vitiuin, ionico si iiiai-ciiil .-ifvo.

óiiinis saliitis spcs vale. IIcii iiìisoi'os ()i'])is civos: stai \ii-|ii-> in alto

Sic scopliis ao^'oo: ut ]iaiuiii. Aspico, Aìi-iiiidat luctautis a('(iiii)i-ÌN ii-as.

Tiìdis uj cxtulit caimt. liKliic ilcx syh is coiituiii (lui-ala jicr aiuios.

(luius \i(l('t libras (niaron. Non ne lu'ocollis ai'fhia stai, Iciiiultiiuc rm-oicin

Saovuiu iiiiuantis AlVici^ Ne tu ijiitur voxa supoi-os: ipiod pcctoi-c ìu imo

Somcl vitiuin iuhacsit. loi-. et Expecta a])runii)i latalia (Ila sororuni. et

Disco mori in hora millies ' ).

E cliiarailH'lltc Aff P(nìipniiiiii)i {uinrii-nnt si dirÌLic In stesso Aui- •sflo in una satira, in cui « i)oi* insoniniiini iinlNcrsi earpuntur iii-ltis iiioros i)or varias artos et diiinitates » -):

iHnii tu tiraecissas. (•()nl'usa([ue semina linj^uac Docteque et nitide lii-ata in coniiiendia cogis; Admiraliundus dum tu lìeriiendis Homei-um. (;onvineis(iue «iraves autoi'es saope iiusillis In re])us, ridens lachrymare olectra volueres: Rogil)us et nun<iuani non triste arsisse conietas: Dum morum repetis iura. et naturae opus, atque Omnia idem ijisum divinum admiral)ilc(pie uiuim. Mi l'omponi (iaurice: ego ■)

K COSI, neir altra a (ìiovan battista (laral'a clic pare lo avesse ri-

') Pocììiata , li". 17 r- IS ;■.

-) Cosi riassumo l'argomonto C Amsio noi CoinmcnUirioli >>> Safi/rax ./. Ain/sii (in fuie doi suoi Pocrnata, f. 182 r).

•') Sati/rae (Napoli, 1532), fi". 20 r-M r. K l'ottava <l.d I iil.ro.

80 -

(•hii^st(ì (li os.sor suo jii'c'c('K(n*(> in\i:ii stiidii itMi'iici . V Anisio i^li ad- (lilava raiiiico ( iaiirico:

Ouuin tu iussisli Chii-oiuMii me lil)i Jiduiii

l*raebei'oin studiis musariim, te ((uilms omni

Addixti iiisii. (nioiiiain iiiea iioi-ina vetaliat,

(".oiitiinio reiiui. causando inulta morai'i :

Non animi ingenui est, nùld da liane, veniam ))()iuis oro,

(iaurieus luiie oneri melior '). ^

11 (l;Mii-i('(j era aiicdio intimo di (losiiiio Anisio. nit'dico ed uniani- .sta, fratello di Giano. Olire repigramnia i^ià rlTerito idi'i innanzi, lo mostra il seguente, scritto per consolare non sapjiianio (juale dolore della vita del nostro:

Ad GArRiciM.

(iaude, animo ("orti Cortunae tela tulisse.

Haec certe cos est, (Maurice, certa viri. A^atibus hac summis tantum celebratur Ulysse.

Sic anrum, ut virtus, noscitui- igne putum '-).

E neir(jde Ad Laellum Caiìipaiuiin ricorda conipa.iiiii di costui in un via£(g'io (in Grecia?}, il (ìàurico e Francesco Peto:

Krrorem Ulyssis diruto ab Ilio

l'isandid ad um])ras et Pol>'bi, itroco.s

Quos tam molestos aula vidit

Neritia, atque Ithaci penates, Percurris, et dux Gauricus est viae

Docto ore, Pactus se comitem meus

^) Sati/rac, f. 98 v: è la quinta del Y libro. ■'') Pocmata, 1". 02 r. Y. a p. 5.

- 81

Adiunxit. O lolix itor, no]) Ocoamim liic timoas lIomoi-iI ')

l'iiuiliiK'iitc ili un rozzo jiociii;! l'oiiiaiizosco. ora iiici-ilaniciiU' di- iiK'uticato. V<h-<)nf'' (li Antonino Ldiio. salentin*». il (lànrico vion no- minato con il l*ontano. il Pai-rasio. Dccio Api-anio. (iiano Anisio. il Sannazaro. Tl^piciiro. ])('riiar(lino Ilota. Draponctto nonilacio (m1 alti-i minori doiti. podi o mecenati nai)olctani dei primi decenni did ciii- ([ueeenh». tra L:rilliisfi-i aniiei didraiilore:

(iàui'ico, in A orso altilogo et limilo, oi- sembrava Xasono et or omero, Or, che Orfeo non possette, da rinCei-no Euridice tirar col verso etorno. -)

\ 11. Toclii anni dolio, di ([nella compaijnia di hdterati (die .sVra ra- dunala, la priinavei'a d(d Vvà'). india villa dcd Sannazaro, non rima- neva superstite (die il s(d() ^'opisco. Ti'a il :^7 ed il ."lo morii'(jn tntti: di vec(diiezza o di malattia, india pestilenza e n(dla iinorra che de- vastaron Napoli in ([negli anni.

') Poci/Kita, i'. 25 V. Questo Lelio f«im[)ano jiotrèbb' esser (jnel Lelio Gentile di (lapua, uomo d'arme sotto i re Aragonesi, cui il Ghariteo indirizzò un sonetto [h'/iiic, II, 208). A Francesco Peto, di Fondi, filosofo disce[»olo del Xifo, cui dedicò una Si/lra (In metenra, Venezia, l.'')22) , e, benché giovinetto, molto stimato dal PoNTAXO (Af'(/i(fii(s; lì. F VI ?•, I I r; De Scru.oìw VI, ii, f. g i f), G. Axisio dirige ini" ode (Poeinafn, t'. 17 r) ed una delle Epìstolae il (travina (f. 181). Fu uno dei liin'ti die cantarono la disfida di liarletta (Historia del combatt. del trai. Itaì. con al(r. Frane, Napoli, 1721). A lui il Bandet,lo dedicò la xiv della P. IV delle Xn- rcl/e (Torino, 1853: v. IV, 321). Cfr. Minirro-Hicimo, Biotjr. \>\:. 10-18.

-) (Jroìifc (jigantc de l'cviinio poola Aìiloniiw Li'iu'o so lenii no . . . . Venezia , IT).!!. Fn esemplai'e nell" Alessaudriua di Roma: un i\\[vo mdla Vaticana, iiercliè cit. iii^l (jiUihnjo della libreria Cajìponi, Ruma, 17 17, dove anche un indice de' personaggi ricordati. Me n' occupai già nel Giorn. -stor. d. leti. ital. X, 221, XII, :-{."). line epi-

11

8:>

« (lonstiluciili inilii . Ilecloi* in-incc^its optiino. diceva il Minlui'- no ad Ettore IM^uiiatelli. in .sul priiiciiìio del Al libro del De porta. ') in hoc volunien reierre ([uai^ die tei'tio jiostnieridiana doctissinio- riim liominimi conL>Te.ssi()ne in Mer<4'illina dis])utata sunt, ^li'i-avis- sinumi animi vulnus memoria refricnit. Nani intra biennium jìost euni sermonem. ([ui bis libris continetui'. (|uii|ue Synceri cum illis ipjsis, qui (juidem cum co iam lune sunt collocuti. i)ene itostremus lìiil: illa immortalitate dij^iia in^'enia. illa ornamenta vii'hitum. illa clarissima lumina eruditionis moi'.s varia i'oiluna extinxit. A'ix unum ex tot superstitem incolumemquc^ habomus A'opiscum -, qui adhue summa cum laudo in studiis viget literaruni , diuquo ojito a Diis immortalilnis , ut deinceps vij^eat. Summontius enim , quem acri virum iudicio . praestantiquo doctrina , quasi optimum consorem earuni rerum, quae scri])eJ)antur, doctissimus quisque venera])atur; sexto mense al) ilio die. quo liaec discei)tata sunt. aqua Inter cutom consum])tus interiit [li agosto 1526]^). Gravina autem . cum ])e- stilens annus Xeapolim invasisset, ut aeris ({uaereret salubritatem. PaleniuniRogulum secutus, qui. qua erat in bomines eruditos li])e- ralitate, domi eum fbvebat, ad saltus Cam})anos divertii, in ([uibus Palenius amoena quaedam oppida tenebat. At res docuit. nec loco fati necessitatem mutari, nec Ibrtunae cursum impediri, quin.-ubi velit , fugientem assequatur. Niliil enim (Iravinae profuit illius amoenitas regionis , nihil diversorium salubre, nibil commoratio l)eriucunda . ({uo minus in vim eam (atalem inciderit. Erat ille comis, et bilaris , vegetusque senex , non tristis , non as])ei' . non imbecillis, et vero tam corpore. quam animo ita belle atf 'ctus. ut nibil haberet , quod senoctutem accusaret ; omnes autem vivendi numeros ex})leturus. et quousque vita bominis progredì ])otest. od

grainnii di (tiano {Pocouila, i". ~?, r) e (losiMo Amsio [l'oi-nui/ff. i'. Il ;■) •" Ad Le- ììiiim. Neil' AiTKXDicE l\ ri[)iil)l)lic(:) illiisti'ato le ottavo su gli scrittori iiapoletMiii.

') Ediz. cit., pp. 434 sgg.

-) V. la n. 2 a p, 7().

^) Y. la n. 2 a p. 7 1.

8.-3

« ])crvcnturu.s osse vidoretur , qui iani cssot annonmi septuapiula « s])atiiuii praeterg-ressus [1020] \). Cmu autein pcstilontia saevirct . « ortuiu est saevissimum illiid Jx-lluin. «{no exoisioncni. inllaniinatio- « 11(3111, ovorsiononi. dopopulatioiiciii. vastitatcìn oiiinibiis l'ci'c i)[»pi(lis « Uogiii liuiiis . af([ii(; ag-ris illataiii ; iiiaxiina iiiullitmline a Ciallis « Xoapoliiii ()l)sossaiii, ac velionioiitor ()pi)U,i>'nataiiì, Rc.i^ulos tot pi-o- « scriptos, tot (^xilio iiiiikdato.s. tot capito dainnatos conspeximus. Hoc, « Indio prodii^ato. ac soluta ol)sidii)iio. Garbo [152>^ ] -). pauloquo post « Syiicei'us vita oxòossoruiit [2i ajìrilo l-j^-iO | ^}. Lutto Jmius belli. « Gaìii'icifs (ih Jiostc ca2)fus. instnnildtus (luteuì^ qnod ilefedsset ah im- « pcfìu itoiiiliìcqìte Ilìspa/fO, et ad Gallos traiisfitgiiiset, atque in exiliam « profectiis, cani patria, donioque eiectum se esse iniqi'o animo ferrei. « prae niniio nìoerorc aiàniiun dicitiir auii.sisse ».

DuiKjuo. secondo il Minturno. sul ]U'incipio dell'assedio ])osto a Xa- l)oli da Odetto di Foix , signon^ di Lautroc, vale a diro nel niaii'fi'io del 1Ò2S. quando, jbrse, « le scarain uzze erano spesse delle genti del- l'uno 0 dtdl'altivj esei'cito ». il (làui'ico cadde in potere dei Francesi •*•;

') S'era l'ccato a (lonoa, ieiido della laiiii^lia di (lapiia, per stìiggii'e la peste. A (llinca « carnaliueiite c^i piin.se col cardo di un castagno, e benché fosse nna pun- tura di pochissimo conto, pure ep;li tVe^-andoci di continuo, vi pi'o lasse una pia^ra che lili attaccò lo stomaco e lo condusse alla tomba nel lo;.^(J, contando 1' anno 7 1 di sua età » (Mimeri Riccio, Biofjr., pp. li*.>-:20).

-) Si rileva dal Giornale del Seripando , sotto il 1528 , dopo il settembre : « llieronymus Carbo decesserat ». E cosi anche il Mazztchkm.i nella biografìa ine- dita del (lafl)one {i\n\. \'at. 02()5, W. 118 '-. sgtc.): « Mori di peste in Napoli, il che segui o sulla line del 1527 o neiraniuj 1528 ». l'-rró il .Mimkri Riccio {lìioc/r. App. n. 3(3) scrivendo : « Si mori nel 1520 a Somma dove erasi portato per fuggire il contaggio (v/'), che faceva strage nella città di Napoli ». La sua morte e quella del Gravina lìi ricordata anche dal Vai.eiuano, Di' litri-, in/ci., \). i\K

^) Anche dal (riomtdi' seripandiano.

■*) Suirim[)resa d(d L:iatrec , vedi (Ikk'ìohio Rosso, Ilistoria <f('llc rose di Xdj). sotto l'ii/ij). (li (jirlo r (Napoli, ló;i5), pp. U\ ^\;'J!:.x Santoro, Sw\u\ìsì del sacco di Roitia, ediz. Vol[iic(dla (Napoli, 1858), pp. (j5 sgg.; (ìiovio, Ilixtor. sui temjìor. {Ha-

__ 8i -

ma. aeciisato (Tavcr tradito la causa degli Spa.i>ii noli o d'osser i)as.satu ai nomici '»: se n'andò volontariamente in esilio; dove, sopportando molto di mal animo d'avi'i* dovuto. imioecMite, alìbandomir la patria e la l'aunglia. [laiv cli<' moiissi' di dolore.

Vili. Se non clic, dodici amii [)i'iiiia che apparisse il De [ìncfd, un'al- tra tradizione sulla morte del (liiurico (pii'i romantica, ]iiii misterio- sa) era corsa per l'Italia, e coii'o tuttavia, unica e sola, pei' le storie letterarie e i dizionai'ii ])iogi'a(iei: ehè. salvo il Minieri Rieeio -). tutti coloro che s'occujiaron d(d nostro, ignorarono la versione mintur- niana. Secondo (juesf altra tradizione, che risale al Giovio. il Oàu- rico , l'orse per aver troppo iin|u'udentemente e ai'dentemente can-

f;ilea, 15G0), XXA'-VI; (tticciakdini, Storia (V Italia, X\'III, ^ i, XIX, i-ii (ToiMno, 1853, t. Y, 07 sgy'.); Dk Br.vsns, F. Marranialdo (Ardi. sfar. nap. II, 310 sg-gj.)

') Infatti non luftin pochi i signori die allora abl)andonanilo gli Spagniioli , si dettero ai Francesi. (1. Rosso {Ilistoria , p. 2'2) ricorda: «Molti liaroni cambiando mantello, se li erano ai-costati , fra li (inali furono il Marchese di Montesarchio, o il Duca di Striano, tulli di casa Carrata , il Duca di Boiano , di casa Dandone , il Marchese di Qnarala, di casa de Aquino, il Conte di Nola, di casa (;)rsino, il Conte di Castro e Ugento, di casa delo Balzo, il Conte di Converzano, figlio del Mai-che- se di Bitonto e nepote del vecchio Duca d'Atri, con (rio. Francesco Acqnaviva suo figlio primogenito, il (]onte di Montorio , e il Barone di Solofra,' di casa Zurlo, il conte di Morcone, di casa Gaetano, Pietro Stendardo , ricco barone delo Regno...., Berardino Filingiero , barone di Monteaperto , et altri , fra li quali il Principe di Melfi di casa Caracciolo >^. Il Gàurico sarebbe stato vittima della stessa accusa con cui il Lautrec tentò d'inlamare Fabrizio Maramaldo: di voler « cambiare baiulera » (G, Rosso, Historia, pp. 'J3 sgg.; De Blasiis, Op. cit., pp, 3(32 sgg.). È noto [loi che con ofierte cercò di corrompere Giov. Batt. Caracciolo, «povero Cavaliere» ed nn « Cavalier francese » al servizio degli Spagnuoli (G. Rosso, Iliiforia, [)p. 31, 43-4 1).

2) Biorjr. Ajjp., n. 43: «Alla fine sul cominciare della guei-ra, che i francesi co- mandati da Lotrecco nelT anno 1528 portarono contro la città di Xa[)oli , cessò di vivere , come ne notizia il Minturno , suo amicissimo (?) e compagno (?) , che scrive: Ini t io etc. ».

I

85

tato il suo aiiioro por una nobil donna, sarebbe stato assassinato, inontre da Sorrento si recava a Gastollaunnan^ l'er non lasciar tr;i('ci;i lei delitto, i suoi assassini 1' avrel)l)er ucttnto nd sottostante iiimi-.- insieme co' suoi servi e i suoi cavaUi.

« Nani illustreju l'oeniinani arsisse constat. (•f)sl il vcscdvo di Xo- « cera nel suo eleiiante Ialino') eiiud;isse((ii(' animi acLii-ilndiuciii « i)rocaci Musarum lenocinio , adeo incaute et lla,i;ranf<'r . ut (jiiiim « Surrentina via Stahias jjeteret. in eo([iie itiuere ah ohviis salutatus « (\iisset, nusquam demum apparuerit. l-'rusd-.i eum Luca li*atre. ])er « sexdecim annos. expectante, ([uiim jìrDcid dnhin ab ea suspicione « trucidatus, et cum servis et iumenlis, ne iillum caeilis xestiuiiim « extaret, in su])iectum mare i)raecipitatiis existimetur ».

Gli FAoijid l'uron ])ubblicati la prima \olta nel loiC). E poiché il (dovio dice che quando egli scriveva. Lucairàurico attendea ancoia da sodici anni notizie del fratello, vuol dire che V uccisione di IN.m- ponio era dovuta avvenire tra il !o2^ e(l il oO. secondo che ({nell'e- logio iu scritto uno o due anni prinui o Tanno isfesso in cui fu pub- blicato. Le due versioni, allora, su jier giù (!(Miformi in quanto a! tempo, ditferirebber solo md modo e nella caus;i d(dla morte, mes- si avanti, in tutt'e <lue, con un diclti'i- e con un c.cistinu'li'j-.Sc. non (die la causa che nella seconda si dell' uccisione . a me sem- bra forse da scartare. Perchè se il Oiovio con la sua « illustre don- na» volle, come jiare . alluder(^ alla nobile spagnuola il cui jiei-- duto amore Pomponio aveva caldamente [liauto r narrato n(d L/hi-r cìegiaruììi ; egli ctirre troppo con la fantasia. Oiiell' amore , durato sette anni, come vedremo, era già linito . |>rima del lò^o. ([uando l'uron pubblicate quelle elegie. Ora codesto geloso marito avrebbe aspettato cinque e [liii anni \wv troncare cos'i ferocemente (^ nnsie-

') Elogia, i. Miii /•. Nella prima odiz. sog-imno i solili endofasillal)! ili I\ Mirloo,

nella seconda (Basilea, ].")()) quaUro versi di \\ J, atomo sulla morte del (Tàiii-ieo:

ma, ricavati g-li uni e lili altri dall' istesso eIoi;io , non hanno nlcinia imi>ortan7a storica.

8(i

riosaiìiontc le iiinot'ciifi as|)ii'azioiii di un ))0(^fa . elio. \)ov pianta, non era ncnìniono piiì un .liiovanotto i

Tolta (li mozzo ({uosta traiiica scena, elio dove la sua (lorida vita jilla lusiuiiati'iee ]ienna del i-onianziorc^ di (iOnio, a me pare di potei* aeeordaro in ((ualdio modo le due tradizioni, le (|uali e perchè con- tcmjKtraniM' e percdn"' ])i'oveiii('uti o da un intimo amico di Luca (iàurico o da un ami<-o douli amici di Pomponio, nella sostanza non debbono allontanarsi moltissimo dal vero.

Probabilmente quan.lo V esercito del Lautrec, sulla fine dell'aprile 1528. s' accostò alle mura di Napoli, n molti corsero a rinchiudersi nella città, ed altri, credenflosi ]»lii sicuri, a ripararsi ad Ischia .ed a Sorrento: luoghi in certo modo lontani dal centro della guerra, e. per così dire, fuor di tiro^K il Gaurico dovette fuggirsene anch' e- gli nella seconda di queste due città -). Ma caduta gran parte della penisola sorrentina in ])otere dei Francesi % e cercando egli rifugio

') A proposito (lolla fiiiza a cui si dettero i nobili, airavvicinarsi dei Francesi, 'i. Rosso, Ilisforia, p. 18: « Tutti li Baroni de lo Regno, che liebbero cervello, in quella occasione, si retirarono con le loro case dentro di ?sapoli, come fece, fra gli altri , Andrea Matteo Acquaviva duca d'Atri ; alcuni se andarono a Sorrento, altri ad Isca , dove se retirò la casa del Marchese delo Vasto... »; Santoro , Successi , p. 05; « Per il clie molti onorati gentiluomini e signori partirono dalla cittcà con Je mogli loro circa ottomila persone.... ritirandosi in Sorrento, in Ischia, e Procida e nelle altre isole vicine»; Giovio, Jlist., p. \)4: «Interim Neapolitani inexpectata ab Tlispanis atque Germanis domesticarum rerum detrimenta perpessi et duriora in dies expectantes , sese privatis obsidionis aernmnis pcriculoque [inljlico eripere coe- peruiit, atque inde navigantes in proximas Capreas , Aenariam , Prochitani et Snr- rentiiii littoris tuta ab hoste atque salubria loca se conferebant »: Guicciardini , Storia, 1. cit., p. l'T: « Restarono in Napoli pochissimi abitatori; perchè tutti quegli che avevano facultà o qualità, si erano l'itirali a Ischia, a Capri e altre isole vicine ».

-) Potette anciresser messo fuori della cittcà come « bocca inutile ». Il Guicciar- dini, Storia, 1. cit., p. 104: « Pero il seguente alla rotta [di Capo d'Orso: 29 apri- le, 1528] cacciarono della città numero grande di bocche inutili...».

3) Santoro, Si'ccs-vi, \). 75: « l)t)po la battaglia [di Capo d" Orso] Sorrento sta-

87 -

liei inolili (li (^astollainniare . sorpreso dai sohlnti vincitori e trioii- l'antl , (lovott* essere derubato od ucciso.

Questo forse .giunsero a sapere deuli iillinii ^jioriii di reinpouio . ,l;ìì amici napoletani ed il l'ralello lonhmo. a \'enezia. Poi per l'inacei-- Itirsi della ^i^iiei'ra . delle dovasiazioni .dell'assedio, jicr il crescei't- didla pestilenza, cìuì uccise alcuni d(\L'li amici stessi d(d (ìauriei). non si seppe evidenlemeide piii nulla del povero umanista. Toiaiafa la calma, le iantasie de^li amici superstiti trovarono un lerreno ])en adatto e jirojiizio su cui lavorare. E delle prcjbabili moi'ti a cui si era l'atto soccombere il (làurico. il (liovio. uomo ^Lialante e di mon- do, sem])i'e in cerca (Udretietlo. scelse (|U(dla fine l'omantica e mi- steriosa, in cui entrava una donna: il Minturno. venuto dopo, di- vette creder quella riferita dal (iiovio poco convenicude jier Puomo lauto elo<.;iato da lui. e scelse, invece, come più de_nna (hdrunrinista. la classica morte nell'esilio volontario dalla patria.

IX. E i)ensare che una ])rutta line l'omjionio istesso se l'iu-a venu- ta spesso aufJi'urando nelle sue elegie '). In una di esse era giunto ad incaricar il fi'at(dlo di erigergli un sepolcro accanto a ({Uid mar tir- l'cno, nel (uii seno profonrlo. ])roba])ilmenle. ebl»e a chiuder gli ocelli nell' eterno sonno !

rsuiic (filoniani lu-ope iaiii lalalcs i-upiiiius aiiiios,

Fi-atoi'. io, tumuli sit tihi cuia mei. IIuiic tu sic toUas, ut culmino sidei'a tangat

Kt superot melos (;oi'i)Oi'0 Momphilicas. Aul illic ui'ltis l'uoi-aut ulii torta vetustao.

Au( u])i stai colsa (lastoi- in ai'co dous.

ti) saldo nel servizio o divozione di (lesai'e, si diede al \ iacitore , dando le chiavi della città l'^iliiipo (loi-i-eale, fi'ovca'iiatoi'C di essa, in nome di (lesare e l-'eliee de Gennaro ».

') V., \ìOv esempio, aUauii distici (Kdl" eley. X\"I1I a ['. io e /■. il.

8S

Tiìdo pi'ociil iKUitis tyrrhena per aequova possint

Spectari o niodio iiosti'a sepulcra maii. Seti passim nosti'os i-elei'entia marmora \ultiis

Kxoi'iioiit lotum ([uotl geminatili" o]>iis, I-ittoraipie imnuMisos liabeat notissima tractus

rt pi'Ocul o Cjqii'ois locta sit illa tiiis : * (laiu'icus ille piiis vates hac mole sepultus,

Cui (ledit immeritam diva puella necem ! Ileu l'iige lamosos scopulos, iuge littus iniqiuim,

\lo\\ l'uge ci-iidelos jiavita lent<^ sinus! » ')

Dal ritratto che il (Uovio conservava nel suo cele))re Museo di Como o che. (la una delle edizioni de^;li J5'/o^f« "-), abbiani rii)rodotto innan- zi a (fuesto lavoro; il Gàurico ha una figura niaestosa ed appare d'un aspetto piuttosto elegante. Come quasi tutti i grecisti, portava all'uso greco lunga la l)arba, bene avviata, fluente sul petto. Dall'epigrani- ina più sopra lifcrito di Cosimo Anisio ^). da alcuni brani delle A//- iiotaUones del Trotta "^), sappiamo ch'egli ibsse di carattere placidissi- mo. (T indole molle, quasi IV'inminile: « Serpentes enim dice l'ami- co — noster Pomponius quam maxime exhorrescit •'^) ». E più appres- so : « Fuit enim noster Pomi)onius lectulorum studiosissimus ; adeo ut propter miram varietatem atque elegantiam aJ) Elysio Fogo Lec- torum deus sit ai)|)ellatus ». Sul suo letto ci fa sapere lo stesso a- veva posta questa iscrizione: *T7i;vw xal Mouaai? xal Xapc'xeaac 0£ot;. Dal-

1) Elogiar. Uh., XXIII. (111! ora il fratello cui si dirigeva? K iieicJié dice < Caprcis tuisì Era forse quel suo fratello a Capri?

2) Elogia Virar. Ut. illtafr.... e.'' eiauìem Mi(?aeo... ad cira,u crprcssi.s inuigiid- hus c:c(ìrnaia, Basilea, 1577, [>. UO.

3) V. a p. 5.

^) A ff. C i r, C ii r-c. •^) Elogiar. Uh., II:

lUam eiio deberem veliit atrani liori'erc eolubram

S!)

l;i .■sua cauiora si scorgevano i moliti Saiinifi <' le Caujìlnw' ra- jjr's eh' (.'i ricfjrda in un' elo'^ia : « Poniponii (•iiiticiilniii cosi il « Ti'(jlta al) ori(!iite acstivo lafaiii rciK-sti-aiii liiihct , ex ([iia « l'ccto prosjioclii Sainiiitiuiii iiioiitcs et Caiidiiiac rui-c;io j)r()S|ii- « (àiintui' » ').

') K/('(ji(ir l'ili., XIX, (liri},^eiui()si al Sonno:

iXani iiai-ilor Musis, paritor til)i teni[)la dicavi l']t (lliarit(\-; voniiinf ad tua sacra l)(>a«\

ìì,'i<ì.. XV UT:

daiidiiKK' rni»(\<, (inis t-onsitl aniai'ior lUKjiiani Indiiiiiiiin visn.s sic snhiisso itiu-iun l

!•.>

00

VI.

I. È alla vita napoletana del Gàurico (1512-1528) lo al)bianio già detto che siam debitori delle sue opere poeticlie : il Llber elegia- ruia\ ventinove elegie d'amore; e 1' inno greco augurale per Fa- brizio Branda.

Io credo che le elegie iuron pubblicate per la prima volta a Na- poli nel 1523: di modo che la veneta del 1526, creduta prima sinora, non sarebbe che una ristampa.

Di cotesta edizione napoletana nessuno ha mai parlato, e probabil- mente non ne esisterà più nessun esemplare ; ma a me pare di poterne dedurre l'esistenza dalle citate Annotationes del Trotta, stampate a Napoli il 31 maggio del 1523 M. Infatti, nel proemio , di- rigendosi a Giovanni Caracciolo, principe di Melfi -), cólto mecenate

^) CaTOSSI TrOGTAE StOI- 1 CI ANXOTATIONES IN } PoMPONII GaURI- | CI LLKGIAS.

In fine: « Neapoli pridie Calendas lunias MDXXIII ». In 8" picc, senza nmn. di carte, con reg. A ii Cii. Lo stampatore ci è ignoto del tutto. A cotesto Trot- ta, lucano, e appartenuto per qualche tempo allo Studio di Salerno, pare che diri- gano G. Anisio (Poemata, f. 3i v) l'epigramma: De. Perna et Catosso e P. Gra- vina (Poemata , f. 58 v) l'elegia: Paranetice ad Proculeia'ui Catoìsi C. Anisio {Pcemata, f. 10) lo ricorda negli endecasillabi Ad amicos: do[)0 il Cotta:

Catossus, Mari US, Scopas, Perillus:

cioè, cred'io, il celebre Mario Equieola (al quale anche altre poesie degli Anisio), Lucio Scopiìo (il cui ricordo é sfuggito a N. Barone , L. G. Scoppa, granuu. na- 'poi. in Ardi. stor. nap. XYIII, 02 sgg.), ed il Perillo, che non so chi sia.

-) Annotationes , f. A ili r-v. Catossus Trocta Stoicus Seriano Caraciolo Mel- phitanorum Principi S. S.: «Ex quo ego e nostris Lucanis Neapolim adveni, nun- quam equidem destiti, aliquid libellulorum, qui ab Venetiis ex Aldina officina aliati nuperrime essent, quotidie ad vos mittere. Sciebam enini nullam aliam suppellectilem

I

1)1 -

(lei letterati napoletani ^), il Trotta dico che, avendo sempre avuto r abitudine, (in da quando dalla sua Lucania venne a Na])oU, di man- dare in dono al principe « aliquid libellulorum (fui ab \'('netiis ex Aldina olTìcina aliati nuperrime essent » ; questa volta aveva inviato « Pomponii Gaurici nostri elegiarum li une libellum », con alcuno sue Annotationes, Lo stesso ripeteva Decio Apranio in una prima do dicatoria di questo libretto a Traiano Gavaniglia, conte di Troia e di Montella, il dotto amico di Giovanni Gotta e del Sannazaro-): « En libi, magne Troianorum dux, Traiano, Pomponii Gaurici nostri Ele- .liiarum quas nu})er scripsit libellum ». Ora che s' inviassero le ele- ,i:ie manoscritt(i con le annotazioni stampate a m(? non par cre- di])ile. Probabilmente, riuscita scorretta, fu distrutta, e le Annota- fìones furono cucite insieme alla citata stampa veneta delle ele^^ie, alla quale, in tutti gli esemplari finora conosciuti, si trovano sempre accompagnate.

libi iireciosiorem liaberi , qnam eam qiiae ex o])timis libris constare videretur ; ut scilicet unns hac nostra tempestate esses qui optimi ae sanctissimi prineipis nomen consequereris; et ab istis aliis quam maxime differres quibus imum ttudium unaque magna nobilitas est , quemadmodum semel in unam fortunae aleam , suos omnes census, immo miserorum populorum sanguinem, atquo animas, mai,^no animo , con- stantique vultu profudisse videantiir. Misi igitur libellos eomplures tum graeeos tum latinos, quos intra pugnum terre sine ullo impedimento posses. Xiinc Pompo- lìil Gauì'ici nostì'i elegiarum hunc libellum mitto , queìn ut saepe ac saepius le- (jas volo »,

^) E ricordato al secondo posto neW JE ler/ ia cit. del Cart.one:

Tiique etiam, Melplii Princeps, decus addite Musis, Accedis gemino einctus lionore caput.

A lui diresse il (ìravìna (Pocmata , f. 15 v) un eiiigramma : Joanni Caraccioin priiiripi Mclpliiemiinn, ed una delle Epistolne (f. 8i). Come nelle An,wtatìoncs del Trotta, egli è unito al Cavaniglia in alcuni distici di O. Amsio (Pocmntd, f. 70 r-'-) : Ad Traianum Cabanilium et Seriam'.m Caraciolum.

-) Anììotationcs, t'. nii : r: Decius Apraìtiu? Traidiìo ('uilmiiiìia. Del Cavaniglia.

\H

li. rn'altia lU'ova dcH" esistenza dcir edizione napokdana del '2'-k mi }»ai'e di jioli^'la rieavare dalla dedicatoria di Luca al i)i'inoii)e di Salerno elu^ jtreeede la slanipa veneta jùi'i volte rieoi-data e (die. esc- .i^iiifa eoi ti])! Aldini, usci alla Inee dopo il settembre del lo2(). (jiiando Pomponio, a Napoli, era ancora ])recettore del Sanscverino ^). 11 ])i'in- ei[»o, certo ])ei' onorare il .suo maestro, aveva mostrato il desiderio (die ({nelle elei^ie cosi almeno i)are si deJ)ba intendere «da poco j)nl)blicate a Xai)oli ». lessero ì'ista/j/jxife da Luca ntdla tipografia Aldo. Ma ecco le i»arole di Luca :

« Quuni Catossns noster Stoicus, Au^i>'nstissime l'rinccps. ex tlorcn- « tissima tnae urbis Salernitanae Acliademia, superi(UMl)us bisce die- « ])us ad nos destinaverit suas (juasdam Annotatiuncula.s in Pomponii « fratris unde de tri^ijinta Elef^ias, NeapoU nvper iutpì'/'ssfis; iusserit- « (pie tuo nutu (iubere enini et potes et debes) ({uatenus in urbe \c- « neta, Aldinis typis, reeudendas elaborareni ; ext(miplf) buiuscemodi « ])rovintiam satis profecto libcn'er assumpsiiììiis ».

conto di Troja e di Montella, giiei'i-ievo e mecenate, g-rande amico del Sannazaro r Giovanni Gotta (v. Ammirato, Famigìie nob. napol. , P. I, 41) avrò ad occupar- mi pili largamente altrove. Ricordo solo che è continuamente nominato fra gli il- lustri iirotettori delle lettere dai letterali napoletani contemporanei (Garhone, Eie- Illa cit. , Gra\ixa, Poeni. f. 32 i\ Q. Anisio Poem., f. 25, Srtf/r., f. -IO r, G. Ani- sio, Poem. ff. 14 v, 25 v, 39 r, Britonio, Opera volgare, Napoli 151*.>, f. evi v ; oltre il Sannazaro che gli dedicò i Sallces' e lo ricordò \\e\Y Eliujlar. Uh. I, xi, II, ii.

') POMPO I Nii Gaurici kea | politami. | Eleglae XXIX. | EclogaellU. j Sylcac III. I Eiii/gramniata. \ il \ :\il)Xxvi. In 8" picc, ce. 43, n. n., col reg. A-F quaderni, eccetto l'ultimo duerno. Al f. ai r: illustrissimo salermtaxorum rRiNCipi Ferdi- nando: L. GAURicrs FELiGiTATEM (riferita quasi tutta qui e nella n. 1 a p. 24), con la data « Venetiis. 5. Galen. Septemb. [28 agosto] 152G » : Al f. seg. : pomponii (;auri(;i elegiarum lider che va sino al f. G vii r. Al f. seg. : spioT'.xy; &'.aXA>;)aoc. pomponii gaurici neapolitam eclokae. orpheus. thamyras, e così le altre fino al f. Dviii V. Al f. seg. : pomponii gaurici neapolitani sylvae zooTcs-Ty/.òv ad fra- Iran, sino al f. E v r. Al seg. f. : pomponii gaurici neapolitani epygrammata, sino al f. Fili r.

!).-} -

Alle clogk' Luca aveva anelli' aii;;^iuiilo. per aecrescer mole e \n\'- liio al volumetto, quelle j)oesie giovanili che noi già conoscianio.

III. L' elegie trattano d' un amore najxdt'fano : IVii'ouo . (Iimkiuc . .scritte dopo il 1512. ({uando il (ràui-ieo era (-('l'iamente a Xaiioli; anzi, da quanto ei dice in una sua elegia. Ira i trenta e i trentaein([ui' anni : dal 1512 al 1T'\

La storia di questo amore è semplicissim;!. r la solita storia di tuf- fi giorni. Egli ha amata, adorata. i»er sette anni una donna, sposa d'un altro: l'ha g-lorificata nei suoi versi . cantandone la bellezza e le virtù; ma costei, probabilmente annoiatosi di lui. non ostante i so- liti giuramenti, l'abbandona per un allro. Ler un altr-o grida in- <lignato il poeta che « il mio servo non vorrebbe avere per servo »!

At qiiem praeposuit nohis ? Quein diligit illa ? Quem fomidum fòmulus nollet hnlìere meus ! -)

Su questo tono comincia e continua >ino alla line Ivicordi del tempo l'elice, tormenti d(d presente ])er la gelosia. ])er la rabbia d'esser stato COSI ])erfidamentc ingannato, imprecazioni contro quella donna e le donne , desideri di vendetta e di ]ierdono. aspirazione alla morte come fine di tutt'i dolori: ecco, su jicr giù. il contenuto dei ven- tinove componimenti. A'ecchi motivi dell'elegiaca latina, che la lin- gua, il frasario e lo stile, anche latino, rendono ancora i>iù vecchi. Ma ({ua e in (pialche sfumatura . nei particolari specialmente, ([uando non si olirono modelli da imitare, s' intravede V uomo mo- derno in tutte le sue sentimentalità e le sue temjx'ste.

Quando s'amavano. essa era bella, lui. bellissimo ^) (luand'clla

J) V. la n. 1 a p. •>. 2) iT/^y/. IV, ■2\K\0. -•) Jfjùf., Vili, 11-11:

Una orai illa inilii cunctis praelata [nuMli.- lutei- coelestes irloria i>ri.na deas.

- !)'..

soleva pur dire che di non poter vivere un sol ijiorno senza di lui '); il poeta le diceva che pur si sarebbe dimenticata di lui. Ed essa:

Suspii-aiis altum, sic l'ispomlore solebat: O taiiluin posscs tu mcinoi* esse mei ! )

Ed ora non l'aveva diuKniticato?

Ilio Olio suin, si vera luit tunc tabula, priino

Cuius in aspectu, lo stupuisse ferimt. lUe ego sum, de quo, si forte optandus amatoi',

E cunctis unus sii precor iste mihi. Ilio ego, qui tecum ludendo saepe solebam

Pronus ad auratos oscula ferro pedes; oui tecum faciles clioreas ductare solebam

Et tenerum digitos sollicitare tuos, Qui teneras ausus furtim strinxisse papillas

Molliter et ni\eas corripuisse genas. Qui medio humidulum rapieJjam ex oi'o liquoreui

Et mihi divini nectaris* instar erat. Qui demum plenis populo spoetante theatris

Non tenui pigras ad sua furta manus ^).

Non temU pigras ad sua furia manusl Altro che « platonico amo

Unus eram, iuvenes lutei' pulcheri-imus omnes, Inter et Heroos gloria summa viros. ') Elrg. Vili, 23-24 :

vQuid ? Qnod saepe mila veruni affirmare solebat, Unum non «ine me vivere posse dieni.

^) Eleg. IX, 7-8. ='-) I/ji(/., 13-20.

05 -

re », come Luca assicurava al giovinetto principe clie fosse quello de! IratoUo ^); questo è del più bell'Ovidio.

Altra volta ha tutta la pietà e 1' energia catulliana , impetrando <lag'li Dei che gli si estirpi dal cuore liane pestem pernicieniiii'e -). Quanto lungamente covato il desiderio della vendetta! S' ei ]»otesse conquistarla per l'orza quella donna e incatenata trascinarla ai suoi j)iedi! :

Quam scissam, dirasque maiius post terga reviiictam Anto meos videam prociihuisse pcdes.

^) Nella cit. dedicatoria : « Te siquidem, Pi'inceps doctissime, ii.s iudicom electuni, non alium deputavi niiis. Age igitur Platoniciim, hoc est dicinum, eius ciu-orem con- templere nobisciim, Princeps Serenissime ».

2) Eleg. XII. È diretta al padre già morto (l:>-22).

Si, tua progenios, nil degenerasse videljor

Et minimam nunquam labe notatus eo, Si semper tua sum vestigia sancta secutus,

Nec poterit nati te puduisse tui ; Da pater auxilium misero, mala tanta ferenti,

Auxilium nato da pater alme tuo. Et milii vel talea depelle a pectore curas,

Ut mea sint taiitis liljera corda malis : Vel mox lume tetri dimittam carceris usuui,

Et visam vestros purior uml)ra choros.

L' imitazione di quel capolavoro di C.vTur.LO è eviilente. leccone, per altro, il putito principale (LXX VI, 17-20) :

O di, si vestrumst misereri, aut si (juibus unquam

Extremam iam ipsa morte tidistis opem, Me miserum aspicite, et, si vitam puriter egi,

Excipite hanc pestem perniciemque milii.

Vw eco dei primi vv. di (latullo anclie negli ll-lT) del nostro.

no

Hoc malolVacta lìilos, lu)c dira siij)Oi]»ia tandem

\loc laiidoiii lVaud(^s (Mn(n'U(M'(' luae. Sic difam: Talem coiicedajit fata 'ri-iiiinpluuii !

Suiu'a otiam snpoi'os ille 'l'i-iuiiiphus ei*it! ')

Quanto irrisori! alla sua iniicnuità di shidioso cIk; \)ur dai li- lìi'i ha coiiosciiila la donna . e non so no ^uai'da ; questi altri nionstrum l'aoadna nionstriMciini.... ([iiam ina.i^nuni raomina magna mal uni ! »):

Debueras meminisse isto sireiias in alto

Nunc quoque piscosos ludere per scopulos; Debueras rabidam Scyllam, vastamque Garybdin

Istius immensi monstra putare maris. Sed quis sperasset tali de virgine tales

Fraiidcs, et tantos i)0sse venire dolos? -)

l^ir noi sogni ([uolT immagino 1' insc^guo. Como il Mazeppa byro- niano, gli })ar d'(3.ssor trascinato, sul dorso d'un selvaggio cavallo in- furiato, per valli e per monti : le pietre, l'erbe rosseggiano del suo sangue! Allo strazio si desta; (^ pensandoci sopra, trova che quel ca- vallo non è ch(3 lei!« Secundum enim Apollodoruni Onirocritem qui De Somnionr/tn ratione conscri]>sit annota qui il Trotta^) equus, sonino visus, Multerem represcuitat ».

IV. Codesto amore l'u reale : c(> lo dicono molti luoghi delle ele- gie ; ce lo dice chiaramente l'amiv-o Trotta, che agli ultimi quattro 'lei seguenti versi ^:

3) Ele<j. XVI, 51-5 .

2) Eleg. XYIir, i;M8.

^) Annotationcs, i\ C li r.

<) El('(j. II, :59-10.

117

O quantum sceleris lune illa cacde poi'actum est,

Pygmalion, mundi certa ruiua luit ! Ut sileam tot iam iiopulos et perdita reyiia,

Me quoque nunc demum, me tua dextra lerit. Xon luerat germana pi'ocul, Cartliai^inis arces

Non steterant, lil)yca Phi-yx aliiisset liumo, Certus Amoi* populis, et (bedei-a certa l'uisseid,

Nec foret exitio nata puella meo I ;

jiostilla: clic il Gàurico in essi « iiiniiit v(}i'o dontuuiia Ipsani. Iberica « origliw, Carthagìnensem. et propterea eraa s(\ Roniaiia stirpe geni- « tiim, pcrfidaiii » '). Era {liiii([iio napoletana di nascita o doveva ap- partenere a qnaleuna delle tante illustri laniiglie spa.i^'nuole stabili- tesi a Napoli con Alfonso il Magnanimo e .lili altri Ara^^onesi. E ]toielic il Gàurieo non ha nenimen lontananKnite accennato non solo al nome o cognome di lei ma neanche a qualche {)articolare riguar- dante la sua famiglia, ci è, impossibile ormai d'identificarla con qual- (dieduna delle belle e nobili dame spagnuole-napoletane, di cui 1 cro- nisti e i poeti ci lian lasciato memoria. Ma il Meola ■^), mettendo in campo l'inno greco del nostro pel fanciullo lìrancia. quindi una certa iamiliaritk del poeta con ({U(dla famiglia, di cui il Sannaza- ro ricordò bellissime la madre, Eleonora del Tufo, e le tigliuole. Iner- zia e Isabella') e la morte del Gàurico avvenuta sulla via di Sor- rento , nel cui territorio i IJrancia avevano dimora e possessioni *); congetturò che la donna amata e cantata dal nostro fosse Isal)ella Hrancia, maritata ad un Grizio, ch'ei non dice, ma lascia credere spa- gnuolo. Con lei il Gàurico, trovandosi forse in quella lamiglia come

') AnnotatioìU')', f. C i r.

2) Nella Vita del n., ritorito nella n. 1 della pag. .seg. •^) Epìfjramm. HI, vi.

*) I)i questa t'amiydia parlo più appresso, a proposito dell'inno ;,a'eeo a Fabrizio Hrancia.

13

98

precettore del fratello Fabrizio , potè lacilmente entrare in intime relazioni ').

Se non che il Meola non s'accors:; che la Branda non poteva esser la donna delle elegie e perchè questa, avendo abbandonato il poeta jirinia d(d 1522. non poteva essere più sua amante nel 1528, e perchè i Branda non eran d'ori-^ine spaf^nuola, come per testimonianza del Trotta fu certamente l'amata del nostro, ma francese.

A'. Il Lìber elegiarum era stato accolto con un vero entusiasmo , anche prima che fosse stampato. Eppure allora viveva e scriveva a Napoli, nella sua verde vecchiezza, il Sannazaro; colui cioè che « m.i- glio d' ogni altro inteso il vero spirito dell' elegia romana e seppe imitarla più perfettamente » ^).

Egli è che 1' elegia adoperata dal Sannazaro come componimento a parte e specialmente nei soggetti storici , jìoteva esser gustata solo da un })iccoIo cerchio di dotti umanisti; mentre le elegie del Gàurico, formando tutt' un insieme, e trattando, come quelle di Ti- bullo, Properzio e Ovidio , d' un soggetto più intimo, d' una storia

^) Kcco le parole del Meola, Vita, cap. xi (un vero romanzo!): « Nune ad il- iins tri^tissimos amores perseqnendos tandem veniam; non eorum gratia extremum casum subire adactus est. Et primuni, quod nobilem exarserit feminam, natione Hi- .spanam, perillustri otiam viro in urbe nuptam, multis argumentis se prodit; quam, ut digito velut ostenderet, Chartaginensi qnoque civitate fiiisse, indicai. At quod illa in Branciorum gentem venerit, tunc opibus affluentem, qnae Surrenti sedem figerat, non minimum aequa milii conjectura est. Eamque puto Lsabellan: esse Griptiam, do- mo lìrancia, camdemque, quam summis in eaelum laudibus ob insignis formae ve- nustatem, Sannazarius tunc temporis extollit. Nam effusae nimis Fabricii Brancii nascentis pueri celebrationes, quas peramanter graeco Hvmno idem perstringit ; di- vitiarumque Branciae domus et locorum , quae illi in ditione essent, mii'ifica pror- :?us encomia id ipsum milii arguunt. Adde bis quae intrositicere suis in Elegis pos- .sis, quaeque de extremo ejus casu ad Surrentinas nimirum cautes per alios enarran- tur. Ut buie Faln'icio, sive alio germano puero edocendo traditus dominimi segui, ad- loqui, revisere, secum conferre, quae vellet , multum familiariter (juiret ».

i) Burckhardt, Clciltà,\, 357.

00

amorosa, interessavano un ]iiù i^ran ninnerò di ])ersone , e special- mente i giovani '). Oltre a ciò, il (ìàurico era il primo, in Napoli, ad esporre in nna serie di elegie un continuato romanzo d'amore ^ .

Fin dal suo apparire , il mantovano Ercole Girlanflo , in un ejii- gramma, lacca dire ad Ovidio, nel Tartaro, eli' ei cedeva volentif^ri la cetra <' lo scettro elegiaco a Pomponio :

J'omponius citharani liane, sceiiti-um hoc, moiis altoi- hahofo: T'mis hic osto haeros artis apollineae '•').

') Ancora: se il Satiiiazaro l'inia.so sempre cristiano e cattolico, sotto la veste pai^'ana, il 'Jàiii'ico scinl)!'a un antico, tanto seppe immedesimarsi la torma e il con- tenuto classico. Si veda, per esempio, menti-e il primo celebrava viri^j^lianamente e cattolicamente il mistero della verginità, in che modo il nostro accennava alla cro- citis.sionc di Cri -ito , ciie per lui era nicnt' altro che un « innocuum virum », un santo, un profeta, la cui sorte egli paragona a quella di Socrate {Elcfj. XX):

Ilis etiam t'ama est, pharisaeam nomine gentem

Innocuum crucijjus imposuisse virum. Xescia plebs, semper doctis infensa prophetis,

I-]t semper sanctis insidiosa viris. Ouid jjotuit fecisse mali, qui pectore saìicto

Krrores vestros tollere promptus erat ? Sic etiam doctae quondam peccastis Athenae,

Quum vestro sai)iens proditus indicio. Sed quae causa fuit? Hans o vilissima, sacrum

Ac sanctum tur[ti perdere morte virum ?

■^) Solo <i. An(;kiu.\no , oritmdo della Lucania, ma vissuto anche a Xapoli, aveva cantato lungamente una (lolia nelle sue elegie el ei)igrammi, che col titolo Enjto- piecjaioa furon pubblicate la prima volta a Firenze nel 1512, e ristampate a Xa- poli nel 1520. V. Mazzlchrlli , Scrittori, I, P. Il, 772: D'Afflitto, Mcaioric su (jli scritt. nap. I, 300 sgg.; Minieri Riccio, Biogr., p. 50. Il <tiovio nel Dtaf. de viris Uff. ili. ('riH.vnoscHi, Storia, VII, 2157): « Ilieronymum etiam Aiigerianum genere Lucanum amatoria /pidiciis hominum fannie commentlata celebrem fecerunt ».

"^) Annotdtioiìi'x, f. A i r.

100

Quelle elegie. « (Inni a me pronunciahantur, ricordava l'Apranio « a Troiano Cavaniglia ') veliementissime lanciabas: eas ipsas dnni « teeuni lectitabis, luagis ac niagis etiam adniirai'i valoas. Do illins « qnidem viri landibns aliquid hoc tempore dicerem, nisi minime ne- « cessarium esse i)ntarem : qnis eniin Ilercnlem non landat ?; et nisi « ego, ])ropt'M' intimam a teneris annis cnni ilio raniiliaritatom, ali- « qnantnlnni snspcctns vidcrer. Nani tnnni de ilio indicinm. cni soli « placnisse snmma dcmnni ac })erlectissima lans (>st , [)nlcherrima « teneo. Qni])pe ({ni niinm Pomponinm Gauricnm non didiìtes in omni « sermone doctissimum atqne elegantissimnm appellare. Qnod autem « ad Elegias attinet, sic liab(Ho: omnes quidem ipsiiis ìibellos admi- « rabiles videri; linnc ipsniii vero divinam qnandam ernditionem in « se continere. nt potè qni nnns, vide quid dicam, omninm graeco- « rnm i)oetarnm virtutes, Aeschili èy.nXrf/.xixov, Sophoclis èXsytaxòv, Euri- « pidis Yva)[ii7.òv, qnin et id qnod de carminibns snis Cicero gloriatns « fuit, omne Isocraiis ppoGr^xcov et Aristotelis pigmenta, consnmi)SÌss(^ « videatnr ».

« Spero eniin così il Trotta, continuando, al principe di Melfi ^) « ita tibi placitnrnin esse, ni dicas verissimnm esse id qnod ego semper « palain praedicare solitus snm: solnm Pumponinm Ganricuin esse, qni « rectam illam scribendi rationem qnam graeci xapaxx^pa, nostri stilnni « nominavernnt, perfectissiine teneat. Qnem enim ex ipsorum etiam « antiqnornm ])octarnin liliellis leges , in quo plnra ornamentorum « genera contineri reperiantnr, tot contraposita. tot siiniliter caden- « tia, tot translata, tot graviter ac sa])ienter dieta ; tììaterìaììi vero « videbis, neqne hnmilem, neqne vulgarem, de Nemesi, Delia, Gyn- « tliia et Corinna , qnas ipsi iam amatores vel meretrices vel impn- « dicas maritas fuisse scribnnt. 8ed de illa qnam ii)se merito (nt om- « nes scimus) Celestem Venerem appellai, lionestam atqne snblimem, « ubi omnes lieroici amoris TràSy] atqne attectioncs cxplicantnr, vt--

*) IhicL, ff.aii r-v. 2) Ibid., ff.aiii Ì--V.

- 1(11

« hementes aninioruiii portiirbationo.s . irae, ciirae , co<:>itatione.s, et « quos graoco voeabiilo ^yjXoTu-ot'a; diciiiius, suspitioncs . vota, dirao. « iiiiprecationcs , insania, aégritudo , plironosis , niors ipsa , ck-ni- « que post morteni etiani errantis aniniae dolor, itaqiic; quasi quan- « dam integram et absolutani de seipso iactani tragoediani adniira- « bere ».

le ammirazioni se ne restarono a Napoli. Da Ilonia. nel })riiiii anni del i)ontificato di Leon X (i.")i;j-21). (piando le elegi(; di I'oni[)()- nio andavano in giro ancora manosciitte. Lilio (li-egorio (iiraldi nel suo primo dialogo De poetis nostrunirii leiiiporum scriveva ' : « i^oui- « ponius Gauricus Neapolitanus cimi varia eruditione libellos odidit. « tum carmina multa perscripsit, eclogas scilicet, elegias et epigram- « mata, quae etsi lasciviuscula ac molliuscula videntur, non sine ge- « nio tamón aliquo, et ^'enere censentui* ». 1^] giudicava cosi del Gàu- rico poeta, il Giovio: « Poin])oniuMi non ineclebrcni ])Oi'taiii. valida([iic « in varias artes , ardentis ingeiiii loecunditate mirabilem . nisi in- « stabili genio abductus , dtiiii fervide transcui*rit . et sectahir ope- « rum novitatem , in cunctis nusipiam aecuratus et diligens firmae

« prudentiae dignitatem amisisset Exierunt etiam in [)ul)licum

« E])igrammata aliquot et Elegiae non diibia amatoriae vanitatis in- « ditia -) ».

VL Nel Liber eìeglaruni i contemporanei l'iconobbéro un altro me- rito, anzi il suo merito principale. Sino allora gli umanisti avevan riprodotto l' elegia romana, contentandosi d(>i soli modelli latini, senza risalire alle fonti cui ({uestis* erano largamente abbeverati. 11 (iàurico, secondo me, fu il primo, se non ad aprire un nuovo orizzonte, ad allargare il canijio dell' imifazione alla poesia latina del rinasci-

*) Opera, ediz. cit., col. 515.

*) Elogia, ediz. cit., f. 47 e. Quasi un sei-olo dopo, Fhancksco de' Ph-miu {Ilistn- ria Napoìctana, Napoli, iG34, p. GO) ricordava cclobio « nell'Ele^jiaca Pomponio <J aurico ».

10-i

mento: elio le suo ek\iiic, so por la Ibrma o T iiitoiiazlouo sou lali- 110, por il ooiitonuto sono tutt' afiatto <ìroclu\

Gonimontatoro (U^U'arto i)ootioa d'Orazio, oi^li no s'.'iiuil lodolni 'iitc il prorotto iondamoiitalo, elio Orazio i.sto.sso, ì;1ì amici suoi [o Catullo prima di loro) avovaii messo in jiratiea: Timilazione dell' arte L;-reoa. Profondo oonoscitoro di quella liu^Liua e di ({uolla h^ttoratura. quale lo sappiamo e fra breve vie meglio conoscerouio , Tomponio potette a suo beir agio arrieeliirsi in quel paradisiaco giardino. Ei rivolse la sua attenzione specialmente sui poeti gnomici e lirici , di cui al- lora naturalmente si conosceva assai i)oco , e sui cori e monologhi dei ti^agici.

Da ciò nacquero le Aiinotatlones del Trotta , il cui scopo })rinei- pale fu a]t})unto di additare ai dilettanti, agli amatori della poesia latina, ed anche a quei dotti che